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| ottobre 2010 | |||||||||||||||||||||||
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I polimeri sono per sempre, l’uomo no Il mondo senza di noi A. Weisman, Il mondo senza di noi , trad. it. di N. Gobetti, Einaudi, Torino 2008, pp. 376 A cura di Raffaele Avallone Partiamo da un dato innegabile: il libro è bellissimo. Affascinante, accurato, scritto in maniera sobria e coinvolgente. Nonostante una discutibile impostazione grafica -orribile l’immagine di copertina con la Statua della Libertà sommersa dalla neve- che richiama alla mente insulsi polpettoni apocalittici. Un saggio scientifico che ipnotizza, tenendo il lettore incollato ad ogni pagina, e che na sce da un’idea semplice ed originale: una Terra senza la razza umana. È Il mondo senza di noi bestseller dello statunitense Alan Weisman, giornalista e docente presso la University of Arizona. Viaggiando attraverso parti del mondo già de-umanizzate e avvalendosi della consulenza di esperti nonché di una mastodontica mole di dati scientifici, l’autore disegna il pianeta dopo la scomparsa dell’uomo.Il perché dell’ipotetica estinzione di massa non ha importanza: guerra nucleare, disastro batteriologico, impatto di un asteroide. Di fronte ai nostri occhi si materializzano come per magia città inghiottite dalla vegetazione, mirabili opere dell’ingegno umano come l’Eurotunnel o il Canale di Panama miseramente svanite nel giro di pochissimi mesi. Il ritorno ad un eden primordiale, la rivincita degli animali, il trionfo della Natura che in poco tempo riprende prepotentemente il sopravvento, riconquista il proprio spazio. Nel panorama di questo mondo in continua trasformazione sopravviverebbero alla nostra scomparsa, muta testimonianza di una folle civiltà per migliaia se non milioni di anni, soltanto i rifiuti: scorie nucleari e chimiche, miliardi di tonnellate di indistruttibili polimeri. Ed è proprio questo il senso più profondo dell’esercizio d’immaginazione di Weisman. Non soltanto semplice gioco di fantasia, ma soprattutto analisi delle molteplici devastazioni e del profondo impatto sull’ambiente del più grande predatore di ogni epoca, l’homo sapiens, una furia irresponsabile che ha divorato senza pietà e coscienza l’habitat in cui è nato, cresciuto, e si è evoluto. In sostanza, un curioso saggio che invita ad una profonda riflessione, e che si tiene tutto sommato lontano dalle solite prediche moraleggianti per illustrare semplicemente il quadro di quello che abbiamo fatto e quello che lasceremo. Un potente affresco dell’infinita varietà delle forme di vita, e della bellezza vitale di un pianeta capace di annullare nel volgere di un attimo il grido della nostra vanità. |
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