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  settembre 2010                                          
                                               
 

Satira al vetriolo di vizi e virtù del Belpaese
Che la festa cominci

N.  Ammaniti, Che la festa cominci, Einaudi, Torino 2009, pp. 328

A cura di Raffaele Avallone

Dissacrante, folle, apocalittico, ironico. Un impietoso e sfrenato ritratto dell’Italia di oggi nelle sue pressoché infinite piccolezze, agitato da una circo di strani personaggi che sembrano catapultati direttamente dal cuore di una bolgia infernale dantesca. Elementi senz’anima e speranza di un’umanità isterica e ridicola, uomini e donne che si affannano a rincorrere il nulla, ciechi nell’ignorare il precipizio che si spalanca inevitabilmente di fronte. Sono gli indiscutibili protagonisti di Che la festa cominci, il nuovo, allucinante romanzo di Niccolò Ammaniti. Motore dell’intera vicenda è un parvenu della peggior specie, tale Sasà Chiatti, immobiliarista/palazzinaro, ricchissimo, cafone quanto non basta e megalomane all’ennesima potenza, intenzionato ad organizzare - novello Trimalcione - una grandiosa festa di fine anno a Roma. E così Villa Ada, la sua lussuosa e pacchiana dimora, si prepara ad accogliere tutti i nomi che contano nello scintillante e vacuo mondo dello star system: famosi d’ogni razza, politici, attori e tronisti, artisti falliti, satanisti, calciatori, veline e improbabili starlette, escort, giornalisti, scrittori - la figura tronfia del romanziere Fabrizio Ciba è grandiosamente comica, sicuramente una delle migliori invenzioni di Ammaniti - e poi elefanti, tigri, scimmie ammaestrate ed altre faunesche assurdità necessarie alla buona riuscita del party più pazzo di tutti i tempi. Sulle orme di Stefano Benni e Michele Serra - ma con un pizzico di sana cattiveria agonistica in più - Ammaniti si cala con assoluto agio nei panni del fustigatore per regalarci una sarabanda impazzita dove tutto è esagerato e paradossale e che a tratti assume le forme deliranti del surrealismo, una satira al vetriolo di vizi (tanti) e virtù (queste sconosciute) della nostra società odierna. Dagli ambienti letterari a quello dello spettacolo, da piccoli e grandi imprenditori alla gente comune che si accalca animalescamente e senza pudore per vedere i cosiddetti vip, su tutti si abbatte senza pietà la penna acuta dello scrittore romano. Per ridere e riflettere nello stesso tempo sulle grandi e piccole tragedie del nostro disgraziato Belpaese.