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Associazione culturale "Il Centro Storico":

in prima linea nella tutela e nella promozione del patrimonio storico-culturale salernitano

Salerno è ricchissima di storia e monumenti. Antica colonia romana, opulenta capitale longobarda e normanna, faro di scienza medica e di civiltà nei secoli medievali, la città conserva ancora oggi numerose testimonianze di una bimillenaria e gloriosa esistenza. Resti architettonici disseminati ai quattro angoli del centro storico, piccole chiese nascoste nei vicoli, palazzi nobiliari, edicole votive, cappelle, monasteri, tracce di un passato fastoso troppo spesso ignorato dagli stessi salernitani. Un tesoro d’arte che va tutelato e valorizzato, in funzione di un efficace rilancio delle velleità turistiche. Uno sviluppo futuro dagli innegabili effetti positivi, in termini di crescita culturale e, soprattutto, di creazione di nuovi posti di lavoro. In questo senso l’azione, silenziosa quanto preziosa, delle associazioni culturali locali. Un piccolo esercito che lavora nell’ombra, volontari spinti unicamente da una fortissima passione per la cultura e la storia della propria città. Con un obiettivo comune: promuovere e divulgare la conoscenza delle tradizioni culturali salernitane. In prima fila in questa sorta di battaglia culturale c’è sicuramente "Il Centro Storico" (info www.ilcentrostorico.org - presente con una pagina sul social network Facebook), attiva sul territorio dal 2001. Un’associazione giovane in tutti i sensi, visto che tra le sue fila vanta tantissimi ragazzi -come precisa la dottoressa Luciana Vicidomini, vicepresidente del sodalizio culturale- «studenti e neolaureati che cercano, in attesa di un lavoro, di rendersi utili e di impegnarsi in fruttuose attività sociali e culturali». Amore per la cultura e il sapere, desiderio di trasmettere saperi, di diffondere conoscenza: «il nostro obiettivo principale è far conoscere ai nostri concittadini la storia di Salerno e stimolare l’amore per i suoi monumenti, per lo straordinario bagaglio culturale della nostra comunità -continua la Vicidomini- Un patrimonio comune troppo spesso sottovalutato. Le nostre attenzioni sono principalmente rivolte ai giovani. Organizziamo, infatti, progetti didattici nelle scuole, promuovendo percorsi di studio e conoscenza del centro storico, convegni e seminari con docenti ed esperti del Pianeta Beni Culturali, stimolando la produzione pubblicazioni tematiche, di saggi ed elaborati di storia locale». Tra le novità targate 2010, la gestione delle visite guidate all’interno della splendida chiesa di Sant’Andrea de Lavina, situata alle spalle di piazza Sedile del Campo, nel cuore pulsante del vecchio quartiere delle Fornelle. Un compito che rientra nell’ambito della manifestazione annuale "Monumenti sempre aperti": «garantiremo lapertura mattutina del sito, anche nel fine settimana - l’anticipazione - in stretto accordo con Don Cesare Pellegrino, parroco della vicina santAndrea della Nunziatella. Nella chiesa verrà allestito un info point, con i nostri soci a disposizione dei visitatori per programmare eventuali visite guidate tematiche alla scoperta delle bellezze architettoniche del nostro centro storico. Ma non solo. Abbiamo in mente di trasformare la chiesa in uno spazio aperto a disposizione dei giovani, dove ospitare eventi, iniziative culturali, convegni, mostre o rassegne artistiche. Sfruttando la vicinanza con i luoghi della Movida». In soldoni quello de "Il Centro Storico" è un impegno sul versante cultura che può davvero definirsi a trecentosessanta gradi. Alle spalle una passione infinita, motore di un’avventura capace di offrire enormi soddisfazioni: «l’interesse del pubblico e dei turisti ripaga ampiamente degli sforzi profusi - rivela orgogliosa la dottoressa Vicidomini - Sapere che tanti concittadini scoprono grazie a noi angoli suggestivi e ricchi di storia regala indubbiamente sensazioni gratificanti, senza prezzo. Come partecipare alla riscoperta delle radici culturali, una riscoperta che rappresenta il presupposto per la difesa e tutela del presente e quindi del futuro».

La chiesa di Sant'Andrea de Lavina

È uno degli edifici di culto più antichi della città di Salerno. Di sicuro il più misterioso e carico di fascino. Un pezzo importante del nostro inestimabile patrimonio storico-architettonico finalmente restituito alla piena fruizione dopo decenni di chiusura e abbandono. Parliamo della chiesa di Sant’Andrea de Lavina, situata alle spalle di piazza Sedile del Campo, nel cuore pulsante del centro storico salernitano.

Così chiamata per la presenza in loco di uno dei tanti lavinai (canali di scolo delle acque piovane) che nel medioevo solcavano l’intera area cittadina, fu edificata nella seconda metà del IX secolo, in concomitanza con le profonde trasformazioni urbanistiche che ampliarono e potenziarono la vecchia forma urbis arechiana.

Un fenomeno immortalato dalla toponomastica, utile a chiarire al meglio i termini di una singolare faccenda. Ecco il punto. L’attuale rione delle Fornelle, uno dei quattro quartieri della Salerno medievale, era anticamente conosciuto con il nome di vicus Amalphitanorum (vicus sancte Trophimenae, o ancora locus Veterensium), grazie all’insediamento di un consistente nucleo etnico di amalfitani. «Amalfitanus populus Salernum per vim transvectus est» scrisse al riguardo l’Anonimo cronista salernitano, la nostra fonte privilegiata per quell’epoca lontana. «Un popolo trasportato con la forza»: parole forti, che descrivono in maniera concisa la singolare origine della nuova aggregazione nel panorama cittadino altomedievale. Curioso. La zona delle Fornelle è nata in seguito ad una sorta di deportazione di massa, legata ai saccheggi perpetrati nel territorio del Ducato d’Amalfi dal principe salernitano Sicardo. Una mossa, quella del nobile longobardo, dettata dal desiderio di favorire il decollo economico e commerciale di Salerno, e di inserire la città, grazie a quella "immissione" di forze fresche, nel circuito dei traffici marittimi mediterranei. In pratica, una colonia marittima all’interno della città. Un borgo con propri usi, culti e chiese. In questo scenario la costruzione dell’edificio votato a sant’Andrea, oggi memoria stratigrafica di una storia vecchia oltre mille e duecento anni. Gli interventi di scavo e di restauro hanno evidenziato la straordinaria vitalità del sito, accertando l’esistenza di almeno tre fasi dell’edificio. Oltre al rinvenimento di strutture murarie forse riconducibili a costruzioni preesistenti all’urbanizzazione del quartiere. Addirittura di epoca romana, secondo la vulgata corrente. Ma le sorprese non finiscono qui. A quasi 6 metri al di sotto del piano di calpestio della chiesa attuale - la fase intermedia relativa alla cripta, adibita durante il periodo bassomedievale come sepolcreto, ci è testimoniata dal recente rinvenimento di scheletri, lasciati a vista per creare un’atmosfera suggestiva - è venuto alla luce un piccolo oratorio orientato in senso est-ovest e dotato di due nicchie semicircolari. Le pareti interne di questa sorta di cappella privata, databile con certezza al IX secolo, presentano superfici affrescate, in particolare modo l’abside, che restituisce le figure in parte riconoscibili di quattro angeli sullo sfondo di un campo di fiori. Una scoperta che senza dubbio contribuisce a conferire al complesso architettonico una grande valenza sotto il profilo artistico e religioso.