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Un ponte tra Napoli e Tifariti, villaggio dei campi profughi saharawi insediati nella parte sud-occidentale del Sahara algerino.
“Bambini senza confini”-onlus ha iniziato la sua attività nell’anno 2004 come Comitato spontaneo, per poi costituirsi come associazione nell’aprile del 2005 ed aderisce al coordinamento nazionale delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Saharawi, popolo che vive in esilio, da più di 35 anni circa, nel deserto dell’Algeria. “Bambini senza Confini”–onlus, in particolare, aderisce al programma di accoglienza nazionale denominato Bambini Saharawi ambasciatori di pace: in tale ambito, ospita a Napoli ogni anno per un periodo di due mesi (luglio - agosto) i bambini di questo popolo profugo che è stato cacciato con le armi dal Marocco dalla sua terra di origine, il Sahara Occidentale, e che fino ad oggi sopravvive nel deserto grazie agli aiuti internazionali. L’associazione ha accolto 15 bambini nel 2004, 18 nel 2005, 20 nel 2006, 22 nel 2007, 10 nel 2008, unitamente ai 2 adulti che solitamente accompagnano i bambini nel lungo viaggio dal deserto algerino a Napoli .
Quest’anno i bambini ospitati sono stati 12 e anche per loro, come per il passato, è stata realizzato un programma di attività in grado di conciliare il messaggio di cui essi sono ambasciatori e, cioè, un messaggio di pace per il popolo del Sahara Occidentale, con lo svago, la conoscenza di realtà diverse e, soprattutto, con gli aspetti medico-sanitari. Infatti, i bambini saharawi vengono in Italia per diversi motivi, per premio, per svago, per riposo, per conoscere nuove realtà; ma ciò che fondamentalmente spinge l'associazione ad ospitarli sono le esigenze medico-sanitarie: infatti, durante il soggiorno, i bambini vengono sottoposti ad ogni tipo di esame e di cure mediche e nutrizionali-precauzionali, in quanto, a causa della loro dieta limitata, vista la scarsa presenza di acqua e di cibo nel Sahara occidentale, tendono facilmente ad ammalarsi di patologie legate all'alimentazione. Sono previsti quattro cicli di visite mediche (di base, odontoiatriche, oculistiche, cardiologiche), tutte realizzate grazie ai soci ed agli amici. In caso di emergenze particolari (ad esempio quella registrata nel 2007 per un bambino che presentava una malformazione congenita ad un bulbo oculare, operato e curato a Napoli fino alla completa guarigione) l’associazione provvede a tutte le cure necessarie. I bambini alloggiano in gruppo, così da formare una piccola comunità, con i loro accompagnatori ed insieme ai volontari. L’associazione Bambini senza confini, insieme alle Associazioni aderenti al coordinamento nazionale delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Saharawi, opera per far conoscere e sostenere la causa del popolo Saharawi. Grazie all'interessamento della Commissione Consiliare Scuola, Legalità e Relazioni internazionali del Comune di Napoli e grazie agli aiuti di tanti amici, benefattori e volontari, l'associazione, durante i vari soggiorni a Napoli, ha offerto ai bambini Saharawi vari servizi ed attività: piscina e attrezzature dello stadio “Collana”; balneazione a Bacoli presso gli stabilimenti militari; piscina del “Cala Moresca” a Capo Miseno; escursioni al Vesuvio; visite agli scavi di Pompei, alla “Città della Scienza”, al Museo di San Martino, al Museo di Capodimonte, all'Orto Botanico, all’Acquario di Napoli, al parco giochi “Edenlandia”, ai parchi urbani, al parco acquatico “Magic World”; uscita in mare con la Lega Navale di Pozzuoli; partite di calcetto; partecipazione alle attività della ludoteca della 5a municipalità a cura della cooperativa sociale “Assistance-point”, ai laboratori di fotografia, di musica e danza, del colore, della manipolazione, dell’argilla, e al Teatro delle Guarattelle di Brunello Leone. Quest’anno, grazie all'interessamento del Comune di Napoli, nel mese di luglio i bambini sono stati ospiti presso il Convitto “Bellaria” nel Bosco di Capodimonte ed in tale periodo, oltre alle attività interne e ai laboratori, alle visite ai musei e alle bellezze paesaggistiche e culturali locali, hanno partecipato a numerose gite realizzate per far conoscere loro Napoli e dintorni e, nel contempo, per diffondere la conoscenza della causa del popolo Saharawi. Nel mese di agosto, i bambini sono stati ospitati nell’Istituto “Gramsci” di Bacoli ed hanno potuto agevolmente usufruire della consueta ospitalità offerta dall’Esercito e dall’Aeronautica Militare presso i loro stabilimenti balneari. Il lavoro fin qui svolto dall'associazione “Bambini senza confini”-onlus è stato oggetto di apprezzamento da parte del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, con nota del 25 luglio 2006. Brevi note sulla storia del popolo Saharawi
1912 Sahara occidentale, territorio di più di 250.000 Km, che si affaccia sull’Atlantico ed è a confine con Mauritania, Algeria e Marocco, in gran parte desertico ma ricco di risorse minerarie e con coste pescosissime, diviene colonia spagnola con il nome di Sahara spagnolo. Anni ’50 Primi fermenti indipendentisti dopo la seconda guerra mondiale. La resistenza Saharawi guardò con speranza in direzione del Marocco, che a sua volta rivendicava l’indipendenza dalla Francia. 1956 il Marocco ottiene l’indipendenza dalla Francia. 1958 Rivendicazione da parte del Marocco dei territori del Sahara Occidentale. 1960 Rivendicazione degli stessi territori da parte della Mauritania. 1973 Nasce il Fronte di Liberazione Polisario e ha inizio la lotta armata. 1974 Il governo di Madrid dà notizia al segretario dell’ONU della sua volontà di indire un referendum entro i primi mesi dell’anno successivo, destando in questo modo la reazione violenta del re del Marocco Hassan II, che vede minato il suo sogno espansionista sul Sahara. Indice pertanto una marcia popolare “pacifica”, che in realtà celava quella che è stata una vera e propria invasione del territorio Saharawi, con forze militari e di polizia. 1975 Viene stipulato l’Accordo di Madrid con cui la Spagna, in cambio di una buonuscita consistente, si ritirò cedendo i territori a Marocco e Mauritania. Preoccupazione del F.P. fu la protezione dei civili dagli attacchi dell’esercito marocchino. Ci fu un vero e proprio esodo sotto bombardamenti marocchini e attraverso il deserto verso il confine algerino, nei pressi di Tinduf (nell’area desertica a sud-ovest del territorio algerino), dove viene allestita la prima tendopoli e dove la popolazione Saharawi è costretta a vivere in esilio.
1976
Il 27 febbraio viene proclamata la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD
– riconosciuta successivamente da 74 paesi). Il Marocco invade il paese e ne
prende il controllo. ll 27 febbraio 1976 venne issata per la prima volta la
bandiera della Repubblica Democratica Araba Saharawi. Da allora essa è
presente in tutti gli avvenimenti pubblici e in tutte le celebrazioni. Da 30
anni, ogni 27 febbraio, i Saharawi festeggiano il loro giorno dell’indipendenza.La
bandiera è la stessa che venne utilizzata dal Fronte Polisario nel 1973, nel
periodo della lotta contro la colonizzazione spagnola, e riprende bandiera
della Rivolta araba contro i Turchi durante la Prima Guerra Mondiale. Ogni
colore ha un significato: il colore nero è il simbolo dell'occupazione, il
verde è il simbolo della speranza, il rosso è il simbolo del sangue dei
martiri e il bianco è il simbolo della pace. Infine, ci sono la mezzaluna e
le stelle, che sono il simbolo della religione del popolo Saharawi, l'Islam.
La bandiera oggi sventola con grande dispiacere, con la parte nera in alto;
la speranza del popolo Saharawi è che un giorno possa sventolare alla
rovescia, con la parte verde in alto. 1980 Il Marocco, allo scopo di controllare i territori occupati e dare il via alla colonizzazione, erige muri difensivi, che, costruiti in tempi successivi a partire dal 1880 fino al 1986, si snodano per 2.500 Km dal sud del Marocco alla costa atlantica a confine con la Mauritania. I muri sono preceduti da campi di mine e controllati da punti di guardia armati. 1982 La RASD viene ammessa come Stato nell’OUA (Organizzazione per l’Unità Africana). 1988 - 1990 Vengono firmati i primi accordi di pace con la mediazione delle Nazioni Unite. Con Risoluzione ONU 621/88 vengono istituiti la MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum del Sahara Occidentale) e un Piano di Pace. Quest’ultimo prevede: - il cessate il fuoco - il dispiegamento di forze ONU - il Referendum di autodeterminazione (indipendenza o integrazione al Marocco) 1991 Il Marocco accetta la tregua e si fissa una data per il referendum nel gennaio del 1992. Da allora il Marocco continua a rinviare. 2001 Primo piano di autonomia respinto dal Fronte Polisario. 2003 Secondo piano che prevede cinque anni di autonomia e successivo referendum respinto dal Marocco. 2004 Nell’aprile il Marocco definitivamente rifiuta il piano Baker (dal nome dell’inviato speciale di Kofi Annan) e sostiene l’impossibilità di ogni soluzione che sia contraria alla marocchinità del Sahara Occidentale. 2005 Dal maggio 2005 a oggi nei Territori Occupati è in atto una resistenza popolare non violenta. La richiesta del popolo Saharawi è la fine dell’occupazione della propria patria e la possibilità di scegliere attraverso un referendum di autodeterminazione, in base a quanto stabilito dall’ONU. Le autorità marocchine rispondono con una violentissima repressione: numerosi i feriti, i maltrattamenti, gli arresti arbitrari a cui si aggiungono anche casi di tortura. Associazioni internazionali sono intervenute chiedendo al Marocco il rispetto dei diritti umani.
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