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| settembre 2010 | |||||||||||||||||||||||
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Parla il frontman Gianluca
Durante Valentina De Santis Gianluca Durante (voce), Gaetano La Padula (basso), Emilio D’Arco (batteria), Vincenzo Vicinanza (chitarra), Nunzio Bisogno(synth e tastiera), Giovanni Montesanto (chitarra) in arte i The Neet. Hanno ancora un po’ di emozione e stanchezza sul viso, forse la tensione provata per aver calcato il blue carpet del Giffoni Film Festival. Sono soddisfatti, sorridenti. Accoglienza calorosa, entusiasmo, un abbraccio di emozioni e musica che ha totalmente travolto la numerosissima platea. Grazie allo spazio dedicato alle band emergenti i sei ragazzi salernitani hanno potuto dimostrare un enorme talento, mettersi in discussione e calcare ufficialmente la scena musicale. Gianluca che cosa vuol dire The Neet? «È l’acronimo di Not in education, employment or training, usato per classificare quel gruppo di giovani che non lavora, non si aggiorna, non si forma e vive in casa con in genitori, in pratica i celebri bamboccioni» Come vi siete formati? «Il gruppo si è formato nel 2008, a partire da Emilio e Gaetano. Si erano incontrati per parlare delle loro esperienze musicali e volevano dar vita ad un genere nuovo. Vincenzo, Giovanni e Nunzio si sono aggiunti l’anno successivo. Da qui è iniziata la nostra avventura musicale. Abbiamo partecipato alla manifestazione Salerno in vita organizzata dal Comune di Salerno, siamo stati classificati al primo posto nelle selezioni all'evento Sud’ di Caserta, abbiamo suonato al festival Salerno Live Band, siamo stati scelti come band di supporto per aprire il concerto dei Damien, degli Schonwal, dei Lost». Per poi approdare qui, sul palco del Giffoni Film Festival... «Credo sia un’esperienza positiva. Stare lì su quel palco e vedere tantissimi ragazzi rispondere in modo positivo ai nostri brani City Burns, Four Chords, Shadow, è stato davvero emozionante. I ragazzi sono spontanei, sinceri, vederli muoversi, partecipare alla nostra musica ha rappresentato qualcosa di indescrivibile». Come nascono le vostre canzoni? «Prima ci concentriamo per creare una buona base strumentale. Ognuno di noi lavora sul proprio strumento e poi lavoriamo sulla voce, sulle linee vocali e sulle liriche». Come si può definire la vostra musica? «Difficile inquadrarci in un genere musicale. Ci ispiriamo a Joy Division, The Cure, il tutto rivisitato in chiave moderna, cercando di essere innovativi, originali, dando un nuovo tocco al sound che richiama le precedenti influenze musicali». A cosa pensi quando devi scrivere una canzone? «Penso all’amore in tutti suoi aspetti. Shadow parla di amore/ombra, di quando si ama fino ad annullare la propria personalità, quando uno dei due diventa ombra dell’altro. Un errore. Ci vogliono un sano equilibrio e rispetto per far sì che possa funzionare qualcosa». C’è una canzone che senti tua? «Four Chords. È un inno a vivere ogni momento, soprattutto l’amore che può finire e quando non c’è nulla da fare l’importante è non rimpiangere mai e non ricercare quel ricordo. In fondo non c’è ragione di rivivere quelle stesse emozioni ormai passate». La grintosa City Burns trasmette voglia di ricominciare, giusto? «In City Burns c’è un continuo rimando all’amore per la vita. Un invito ad innamorarsi della vita, a non perdere tempo dietro falsi piaceri temporanei come l’alcol, la droga, perché non è lì la vera felicità. Bisogna porsi domande, riflettere su se stessi, scoprire i lati positivi e da lì cercare la felicità, senza fretta, affidarsi ad un dio sublimazione dei nostri valori, di noi stessi». Progetti futuri? «Abbiamo registrato il nostro primo demo. Credo sia un buon inizio, un primo passo che ci permetterà di far conoscere la nostra musica. Siamo soddisfatti del nostro lavoro musicale. Questo demo è anche una spinta per continuare a fare sempre meglio
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The Neet al Giffoni Film Festival
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