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  dicembre 2010                                          
                                               
 

Stefano Bollani, l'insostenibile leggerezza di un genio

Straordinaria performance dell'artista milanese al Teatro Verdi di Salerno

di Serena Talento
 

Scrivere di Stefano Bollani non è cosa semplice. Ogni frase rischia di diventare banale. In effetti, già le parole risultano banali per descrivere un certo tipo di musica, il jazz, perché possono offrire solo una piccola, piccolissima, superficiale descrizione di un qualcosa che può essere afferrato solo con il nostro personalissimo sentire. Chiaramente, questo vale per la musica in maniera universale. Ma di per sé il jazz, genere multiforme di difficile lettura e di difficile interpretazione, non è facilmente catalogabile. Anzi, io credo non lo sia nella maniera più assoluta. Il cerchio si restringe se, poi, a suonare è Stefano Bollani. A questo punto saltano quei pochi schemi a nostra disposizione. Occorre solo ascoltare. Non c'è nulla da capire.

Pensando al jazz, genere musicale che implica un ascolto impegnato ed impegnativo, per orecchie sopraffine, immaginiamo un musicista, sicuramente virtuoso (il vero jazzista deve essere per forza di cose virtuoso, altrimenti è un semplice interprete o un esecutore), serioso, completamente immerso in fraseggi astratti, in un'atmosfera pseudo-intellettuale, compito e distaccato nel suo personalissimo momento ispirato. Siamo molto lontani dallo spettacolo di Stefano Bollani, che è un vero jazzista, un vero virtuoso, ma che suona giocando. Gioca con il piano, gioca con il pubblico, suona per noi e con noi. Durante la sua performance, il pianista milanese riesce ad instaurare un rapporto molto confidenziale con il pubblico, accorciando le distanze tra la platea ed il palcoscenico.

Bollani si è esibito lunedì 15 Novembre al Teatro Municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno. Artista pluripremiato, ha collaborato con musicisti di levatura internazionale, come Richard Galliano, Gato Barbieri, Pat Metheny, Chick Corea, Phil Woods e molti altri. Nel 2003 a Napoli ha ricevuto il “Premio Carosone” e l'anno successivo la rivista giapponese Swing Journal gli ha assegnato il premio “New Star Award”, come talento emergente straniero. Bollani siede nell'olimpo dei cinque musicisti più importanti del 2007 accanto a Ornette Coleman e Sonny Rollins, secondo una classifica stilata dai critici della rivista All About Jazz di New York. Durante lo stesso anno gli è stato consegnato a Vienna l'“European Jazz Prize”.

Grazie alla personalità istrionica di questo poliedrico artista, lo spettatore passa dai brividi che scaturiscono dall'ascolto dei grandi classici della musica jazz, eseguiti peraltro in maniera magistrale, come, ad esempio, il brano Misty, alle risate che inevitabilmente nascono da una battuta, da un'imitazione o dallo stravolgimento di una canzone. Ad esempio, il brano Hai mai letto Kundera? è praticamente uno stravolgimento parossistico di una canzone-tipo nello stile di Franco Battiato. Così, in questo brano, termini prettamente metafisici e altisonanti si mescolano in frasi quasi senza senso, in cui si scorge subito la terminologia tipica del maestro siciliano. La risata è automatica e scaturisce dalla freschezza e dalla schiettezza di Bollani.

Siamo molto lontani dal concerto jazz canonico, in cui il grande musicista suona il suo piano sul palco, a grande distanza dal pubblico che lo applaude in religioso silenzio, constatando la sua bravura. Fine del concerto e arrivederci. Bollani sa benissimo che il jazz non è cabaret, ma la sua soluzione ibrida avvicina e ammorbidisce anche gli spettatori meno malleabili, alleggerendo uno spettacolo che altrimenti avrebbe come protagonisti assoluti l'artista, il suo virtuosismo ed il suo piano.

Quando lo spettacolo al Teatro Verdi stava per volgere al termine, il pianista milanese ha coinvolto gli spettatori, chiedendo i titoli delle canzoni che avrebbero voluto ascoltare. Alcuni, anzi molti, hanno urlato titoli disparati di canzoni, mentre Bollani, interagendo completamente con il suo pubblico, ha fatto qualche commento ironico, appuntando fedelmente i titoli. L'artista ha arrangiato questa stramba carrellata di brani, trasformando il miscuglio di melodie tanto diverse tra loro, in un medley quanto mai strano e bizzarro, ma assolutamente piacevole. A questo punto l'improvvisazione è diventata la protagonista indiscussa del palcoscenico: persino un orecchio poco esperto saprebbe riconoscere la grandezza di questo artista che, tra progressioni armoniche bizzarre ma spettacolari, è stato capace di passare, come un esuberante genio della lampada, da Il ballo del qua qua, accontentando chi poco prima aveva urlato questo titolo, ad un bellissimo pezzo ragtime.

Stefano Bollani mescola nella sua grande esuberanza artistica ogni genere musicale, che, plasmato da lui attraverso il pianoforte, diventa sempre qualcosa di assolutamente originale. Un brano dopo l'altro, la sua versatilità, il suo virtuosismo e la sua ironia fanno in modo che lo spettatore esca dal teatro con la consapevolezza di aver assistito allo spettacolo di un genio.

 

Stefano Bollani 

Fotografia tratta dal sito 
www.teatroverdisalerno.it