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  marzo 2011                                          
                                               
 

Riflessioni sulla ceramica

di Rossella Di Lascio

 

Il territorio campano vanta un'antica ed ancora fiorente tradizione ceramica di cui è necessario approfondire la conoscenza, affinché si possa salvaguardare adeguatamente e tramandare alle future generazioni, essendo parte integrante del nostro patrimonio ed identità culturale. Tradizionalmente ed ingiustamente considerata "un'arte minore" o puramente decorativa a causa della sua originaria destinazione pratica, la ceramica è una materia assai più complessa, misteriosa, affascinante, di quanto si possa immaginare e ancora tutta da scoprire.

 

E' la più antica delle forme artigianali di cui si abbiano testimonianze, che accompagna il cammino dell'uomo sin dai tempi più remoti e di cui egli si è sempre servito per soddisfare le sue necessità, i suoi bisogni primari, presentando forme diverse di utilizzazione. Tuttavia, possiede anche un carattere storico-artistico, poiché è l'espressione materiale dell'identità, della cultura, delle tradizioni di un popolo,"fonte storica" attraverso cui è possibile ricostruire il gusto dominante, le esigenze ed i caratteri distintivi di ogni epoca che ha attraversato e di ogni società a cui è appartenuta. La ceramica presenta anche una sorta di carattere mistico, spirituale, di intimo legame con la natura umana, poiché, secondo la tradizione biblica, l'uomo è stato plasmato con quella stessa terra di cui si sostanzia anche la ceramica. L'atto del plasmare si configura, perciò, come un atto di creazione: manipolare la creta, immergere le proprie mani in essa, consente all'uomo di penetrare intimamente nell'opera e, nel contempo, di esplorare, di recuperare la propria essenza, le proprie radici esistenziali.

 

La ceramica è "coraggiosa", "temeraria", perché comporta il recupero di antichi mestieri, delle tradizioni artigianali, riscattando l'uomo da una società ormai dominata dai ritmi frenetici ed alienanti della produzione industriale, del progresso tecnologico, della pseudo cultura del virtuale e dei mass media. Nell'epoca del moderno consumismo, "del tutto e subito", la ceramica si impone come una voce fuori dal coro. Non è un prodotto da consumarsi velocemente, al contrario, invita a fermarsi, a rispettare i tempi lunghi della sua creazione, ad assaporare l'attesa di veder nascere qualcosa di nuovo davanti ai propri occhi e tra le proprie mani. In essa si intrecciano costantemente attività mentale e prassi, arte ed artigianato: il ceramista coniuga il suo talento naturale, il suo estro creativo, la sua fervida fantasia, al rigore ed alla sapienza tecnica, intesa come manualità, abilità manipolativa, e come conoscenze riguardanti le tipologie di terre da trattare e le loro proprietà chimiche e fisiche, necessarie per raggiungere i risultati desiderati.

 

In definitiva, la ceramica ha attraversato i secoli, resiste ancora oggi e continuerà ad essere impiegata anche in futuro, sia perché è indissolubilmente legata all'uomo, alle sue necessità elementari e alle sue naturali attività, sia perché le sue qualità plastiche (versatilità, duttilità) ed espressive la rendono particolarmente adatta ad un impiego in campo artistico. A tal proposito, molti maestri del nostro tempo (Lucio Fontana, Agenore Fabbri, Aligi Sassu, Arturo Martini, Leoncillo, Luigi Ontani, etc.) hanno rinnovato la creatività e le forme del contemporaneo attraverso la ceramica, che ha assunto una sua precisa identità di "materia dell'arte", configurandosi come un vero e proprio "spazio di sperimentazione" per l'arte del Novecento.

 

Dopo aver messo in luce le molteplici sfaccettature della ceramica, mi auguro che si possa finalmente guardare ad essa con occhi nuovi, diversi, abbandonare pregiudizi ed opinioni scontate di cui spesso è stata "vittima", adottando un atteggiamento critico, più consapevole nei suoi confronti.