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  dicembre 2011                                          
                                               
 

Se una donna ha il diritto di salire sul patibolo...
 

di Rosanna Giannino

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...deve avere egualmente il diritto di salire sul podio!
Mai affermazione così altisonante fu più adeguata a significare il senso della crisi politica attuale.Senza eccessiva baldanza né giocosa levità, intendo rafforzarla oggi, consapevole che colei che la pronunciava ieri, era il 1971 al culmine della Rivoluzione Francese, la scrittrice dimenticata Marie Gouze nota come Olympe de Gouges, ne pagava il conto con la sua stessa vita, "per aver dimenticato le virtù che convenivano al suo sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica".

Lo sappiamo tutti e tutte, che la posizione della donna sta radicalmente cambiando, in tutti i settori della vita e per fortuna anche in quello politico, nonostante gli ultimi avvenimenti che l'hanno resa protagonista, vittima e carnefice, di un processo mediatico minimizzante e poco rappresentativo del suo valore. Anzi, proprio in dissenso e in dissidio di questo "cattivo episodio", credo sia giunta l'ora di dare parola ed azione alle donne, a quelle più significative: il mio appello, forte, ai convenuti maschi, chiunque essi siano, ma, soprattutto, a quelli più significativi, affinché, in nome di quel tanto reiterato e agognato cambiamento figlio dell’allarme Italia, si mobilitino per dare più spazio pubblico, senza falsi pregiudizi e sete di potere, alla "altra metà della popolazione"! Ciò al di là degli argomenti più volte proposti della proporzionalità, delle pari opportunità, del conflitto di interessi (intendo donna-uomo) che, pure, hanno la loro valenza, essendo chiaro, a tutti ed a tutte, che le donne vengono da esperienze di vita differenti, dissonanti con quelle maschili per costituzione biologica e criteri sociali, e che quindi vanno rappresentate (vedi regime democratico).

Incasellato nella "forza lavoro debole", il ritratto attuale della donna moderna lavoratrice, non risulta poi così romantico. La sua partecipazione è alquanto presente ed attiva in molti settori dove prima vi erano solo uomini: imprese, commercio, gestione. Eh sì, gestire; ricorrendo alla definizione del termine nella lingua italiana e non solo, pare corrisponda a "amministrare, coordinare, governare, condurre, guidare, reggere..." , tutte azioni che rientrano nel compito generale quotidiano di quasi tutte le donne! Sfortunatamente, per i numerosi sostenitori dell'assillo che "alle donne piace o dominare o essere dominate", sembra più che mai comprovato che invece alle donne piace gestire, essendo codesto ruolo a loro naturale, congenito, sin da sempre. E paradossalmente mentre spesso gli uomini lavorano sulle transazioni lungo l'asse subordinante-subordinato utilizzando talora posizioni formali e anche gerarchiche, le donne pesano il loro ruolo di leadership trasformando gli "interessi di casa" in obiettivi globali della squadra di lavoro, risultando più sensibili alle esigenze del gruppo, più concrete e meno corruttibili, essendo madri e quindi inclini al benessere altrui: con la stessa ambizione che hanno di migliorare l'andamento familiare, potenzierebbero la natura della sfera pubblica. E poi, quale migliore strategia (se solo volessimo per orgoglio maschile metterla in questi termini), se non quella di inserire le donne fervidamente in politica per creare dei modelli per altre donne che potrebbero così a loro volta sentirsi incoraggiate ad accostarsi, a farsi presenti ed attivamente al "sistema"?

Se attuare un cambiamento implica variare lo scenario, ciò comprende anche mutare la tipologia degli attori: protagonisti, secondari e caratteristi. E soprattutto far crescere quella che è l'idea dello spettacolo che "se fissa, diviene paralizzante per il cervello quanto i crampi per i muscoli"  citava Grégoire Lacroix, sciaguratamente un altro francese!

 

 

 

 

 

Una donna che sul podio c'è salita...
il
 
presidente del Fondo Monetario
Internazionale, Christine Lagarde.

tratto da it.ibtimes.com