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  novembre 2010                                          
                                               
 

Silenzio…parla Amato

di Raffaele Avallone

 

Dici pasta e pensi immediatamente ad "Antonio Amato". Per un salernitano verace il processo di accostamento mentale scatta pressoché immediato. E non potrebbe essere altrimenti. Amato è infatti una delle aziende storiche della città di Salerno. Anzi, forse l’azienda per eccellenza. Brand di caratura mondiale, è una consolidata realtà capace di reggere il confronto con veri colossi internazionali del settore alimentare puntando sulla genuinità e sulla qualità delle materie prime, su innovative strategie di marketing e su un ciclo produttivo costantemente monitorato. Giusto equilibrio tra modernità e tradizione. Alta tecnologia industriale per un’impresa a rigorosa conduzione familiare che affonda le proprie radici nel XIX secolo. I primi impianti per la produzione della pasta vengono acquistati nel lontano 1868, quando la famiglia Amato rileva la "Società Rinaldo". I primi prodotti nascono con il marchio "Rinaldo&Amato", poi assorbito dalla "Antonio Amato & C. Molini e Pastifici S.p.a.", costituita a Salerno nel 1958. Risale a quegli stessi anni la costruzione del grande impianto molitorio - davvero all’avanguardia per quei tempi - nella zona orientale di Salerno, a ridosso del quartiere di Mercatello. L’avvio di un processo di crescita commerciale e produttiva costante ed inarrestabile. Oggi l’azienda vanta un modernissimo impianto di produzione nella zona industriale del capoluogo: 75.000 mila metri quadri, 130 addetti, un fatturato che si aggira intorno ai 107 milioni di euro, con un’incidenza delle quote export pari a circa 11 milioni di euro, a conferma di una crescente attenzione verso vecchi e nuovi mercati internazionali. Ed è ancora la famiglia Amato - esattamente come un secolo fa - a gestire con passione ed entusiasmo un’attività che brilla per la qualità pregiata e la completezza delle linee produttive. E che vende - repetita iuvant - nei mercati di tutto il mondo.

All’insegna della più pura continuità familiare.

Ne abbiamo parlato con il direttore generale Giuseppe Amato jr. Giovanissimo (classe 1974), ha il compito di traghettare la storica azienda salernitana nel futuro. Si abbandona a piacevoli ricordi del passato: «Sono cresciuto in questo ambiente - racconta - Qui giocavo a pallone con cuginetti e amici. Ora invece ci lavoro. E mi capita ancora di rivedere personaggi legati in qualche modo della mia infanzia. Una sensazione davvero unica. Sono sempre stato attratto dall’attività di mio padre, a volte, certo, ho anche pensato di intraprendere altre strade professionali, ma alla fine il richiamo dell’attività familiare è stato troppo forte. Irresistibile. Non è stato facile, e mi sono dovuto rimboccare le maniche. Anni di studio, specializzazioni, stages all’estero. Ma ora posso dirmi davvero realizzato».

La carta vincente del Pastificio Antonio Amato?

«Il giusto mix tra innovazione e tradizione. La nostra produzione è oggi in linea con i palati più esigenti senza mai rinunciare alla genuinità degli ingredienti. E poi le tecniche produttive, basate su attrezzature all’avanguardia che garantiscono standard qualitativi moderni ed il monitoraggio costante di tutte le fasi del processo di produzione. L’approvvigionamento delle materie prime, rigorosamente OGM free, è improntato alla qualità ma anche alla resa proteica. La semola destinata a produrre la pasta viene ottenuta selezionando e miscelando i migliori grani, e non sosta in silos e cisterne come avviene solitamente, ma transita in tempo reale dal molino al pastificio, garantendo al prodotto finale una fragranza ed un sapore inconfondibili. Sul gusto e sulle proprietà organolettiche incidono anche l’essiccazione lenta ed il controllo da impianti computerizzati che vigilano dalla selezione della semola fino al confezionamento».

Insomma, un controllo totale del processo produttivo. Una filiera quasi azzerata con conseguente abbattimento di costi e consumi.

«Esattamente. Ma c’è di più: i nostri imballaggi sono rigorosamente in carta riciclata. Siamo estremamente sensibili ad ogni discorso di salvaguardia ambientale. La nostra azienda è ad impatto zero. Un plus per il consumatore».

Il futuro della Antonio Amato?

«Siamo un’azienda giovane, l’età media dei dipendenti è di appena 34 anni. Puntiamo sulla comunicazione in rete e su nuove e più elaborate strategie di marketing. Il futuro passa necessariamente attraverso la diversificazione, scelta pressoché obbligata in un mercato globale sempre più competitivo. Di qui la creazione della Amato Real Estate, che attraverso la riqualificazione dell’area del vecchio mulino di Mercatello/Mariconda consegnerà alla città di Salerno entro la fine del 2012 un’oasi verde di 15mila metri quadrati, con piscine e parco giochi, una scuola, un centro commerciale e appartamenti ultra moderni. Un prestigioso progetto che porta la firma della celebre archistar francese Jean Nouvel».

Un progetto urbanistico di indubbia rilevanza, segno di un profondo legame con il territorio

«La nostra famiglia ha un rapporto speciale con Salerno. Forse non tutti lo ricordano, ma questo progetto ha uno storico precedente. Negli anni ‘50 del Novecento, infatti, alcuni palazzi di Corso Garibaldi furono edificati sull’area dei vecchi pastifici. Oggi, come allora, abbiamo progettato un’opera in grado di rappresentare non soltanto un ritorno economico, ma una ricchezza per l’intera città. Il nuovo complesso avrà minore impatto ambientale della vecchia struttura e verrà realizzato secondo i principi del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili».

 

   

Giuseppe Amato jr.

(foto tratta da madeinkitchen.tv)