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  ottobre 2010                                          
                                               
 

Nel  segno di Francesco

 

di Vincenzo Maria Pinto

 

 

L’incipiente autunno 2010 ha portato a tutti noi Padulesi una triste, ma, ahimè, attesa notizia: il Convento di San Francesco d’Assisi non avrà più Frati! Gli ultimi due, infatti, lasciano per altra destinazione quelle sacre mura, ove per anni hanno dimorato, dispensando a tutti accoglienza, giovialità e autentica cristianità. A fine agosto abbiamo dovuto salutare fra Pacifico, che ha raggiunto la fraternità di Montoro, in Irpinia; il 21 settembre è partito invece fra Renato, destinato, dopo una breve sosta a Baronissi, alla Terra Santa. A loro va - e andrà sempre - il nostro grazie più completo e incondizionato! Senza far torto a nessuno, vanno loro riconosciuti molti meriti, non sempre - bisogna riconoscerlo - adeguatamente compresi e valorizzati.

 

Forse, però, il nostro ringraziamento maggiore glielo dobbiamo per le tante, straordinarie e indescrivibili occasioni di preghiera – diurna e notturna – che hanno saputo offrire a quanti lo volessero. Oggi più che mai, va riscoperta la dimensione del silenzio e della preghiera e molti, seguendo quotidianamente il loro esempio, hanno imparato a pregare e, così forse, ad essere un po’ più cristiani. Per tanti si è accesa - o riaccesa - una fiamma che ora si teme possa spegnersi. 

 

Di qui, l’appello dei confratelli terziari e la mobilitazione - sindaco in testa - dell’intera cittadinanza di Padula affinché si evitasse l’irreparabile, ma inutilmente! Il Capitolo Provinciale dei Frati Minori non poteva più garantire per il convento di Padula, come per altri nella provincia di Salerno, la presenza di Frati nella ferialità, assicurandone invece quella domenicale e festiva, unitamente all’assistenza spirituale, da parte dell’O.F.M. di Sant’Antonio di Polla, unica presenza nel Vallo di Diano. Carenza di vocazioni a fronte di un numero troppo elevato di conventi da gestire e necessità di mantenere - in ottemperanza alla Regola - almeno tre frati in ogni casa che vivano “appunto” in fraternità: queste, in estrema sintesi, le ragioni che hanno indotto il Padre Provinciale Emanuele Bochicchio a prendere la sofferta decisione. Resta il Terz’Ordine, direttamente chiamato da oggi alla custodia, alla tutela e al sostegno - materiale e spirituale - del convento, nello spirito più autentico del Concilio Vaticano II: un impegno da cui nessuno ha voluto né potuto, perciò, sottrarsi.

 

Fondato nel 1380 dai Sanseverino, gli stessi che vollero pochi anni prima la Certosa di San Lorenzo, il Convento dei Frati Minori di Padula cominciò ad essere abitato dal 1422, quando furono completati il bel chiostro gotico (poi affrescato) e la casa conventuale. Da allora e fino ad oggi, a parte la parentesi napoleonica e una breve interruzione una trentina d’anni fa, la comunità francescana è rimasta un punto di riferimento costante e immancabile per le tante generazioni di Padulesi accorse all’altare del Santo Poverello, pur nell’avvicendarsi dei Frati imposto dalla Regola. Col passare dei secoli, l’arte ha impreziosito la Chiesa, facendone uno scrigno di tesori: le bellissime sculture lignee quattrocentesche dei ss. Vito, Donato e Lucia e, in seguito, dell’Immacolata e dei ss. Francesco d’Assisi, Antonio da Padova e Abate, Diego; il rivestimento delle ogive gotiche con stucchi dorati e con i mirabili cicli pittorici del Palmieri e del De Martino, attivi nell’attigua Certosa nel primo ‘700; il sobrio portico tardo rinascimentale, antistante al portale d’ingresso datato 1645 e frutto della perizia dei nostri scalpellini; le tele di stampo caravaggesco della navata laterale aggiunta all’aula primigenia; il campanile maiolicato completato a fine ‘800. Queste, in rapida disamina, le emergenze storico-artistiche più ragguardevoli di uno dei più antichi conventi francescani della nostra provincia, che ne rendono ancora più impegnativa e doverosa la tutela da parte di tutti.

 

Ai Padulesi che si apprestano ad onorare, con immutata devozione, s. Francesco e ai tanti del Vallo che negli anni hanno stabilito col Convento di Padula un legame spirituale privilegiato, oltre che l’amarezza, resta oggi la fede di non essere soli. Il Santo d’Assisi saprà vegliare su di noi anche in questo momento di difficoltà: siamo chiamati ad affrontare una prova, che noi laici, solo se uniti, potremo superare. E chissà che la preghiera, quella preghiera che non può né deve interrompersi, non faccia nascere qualche vocazione proprio nel nostro paese! Al di là dei bei ceri o delle suggestive processioni, caratterizzate sempre da grande partecipazione, sarebbe questo il regalo più gradito a s. Francesco e s. Chiara, un regalo che magari potrebbe riaprire ai Poverelli le porte del nostro amato convento.  

 

 

 

 

Convento San Francesco

San Francesco d'Assisi