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| ottobre 2010 | |||||||||||||||||||||||
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Etsi omnes, ego non. Herta Müller, vincitrice del premio Nobel per la Letteratura nel 2009, nell'intervista trasmessa da Rai Uno il 03 ottobre 2010 in Billy, rubrica del TG1, alla domanda: «La dittatura comincia dentro di noi quando non siamo più in grado di dire no?», ha risposto: «In parte sì, non so la dittatura, ma la mancanza di libertà comincia quando non si è più in grado di dire no e, quando la mancanza di libertà colpisce molte persone, lì c'è la dittatura». La Müller è nata il 17 agosto 1953 in Romania, a Nitzkydorf, nella regione del Banato, parte, dapprima, dell'Impero austro-ungarico, divisa, poi, dopo la prima guerra mondiale, tra Romania, Jugoslavia, Ungheria. La scrittrice, appartenente alla minoranza tedesca, conosce bene le conseguenze del dissenso all'interno di un regime dittatoriale, per averle sperimentate sulla propria pelle. Già durante gli anni universitari, trascorsi a Timişoara, militò in un gruppo di scrittori (Aktionsgruppe Banat), che si opponevano al regime socialista di Ceauşescu in difesa della libertà di espressione. Ma il calvario vero e proprio per lei iniziò nel 1979, quando rifiutò la proposta, avanzata da parte della Securitate, la polizia segreta rumena, di agire come spia. Il suo no le costò caro: fu prima ostacolata, poi privata dell'impiego, finendo per potersi dedicare solo a lavori occasionali. Nel 1987 emigrò insieme al marito in Germania, dove vive tuttora. La scrittrice ha raccontato la vita quotidiana sotto dittatura in romanzi come Hertzier (1994, tradotto in Italia con il titolo Il paese delle prugne verdi, Keller, Rovereto, 2008). Quella di Herta Müller è una delle tante storie, tragiche ed esemplari, di persone che hanno subito angherie e maltrattamenti per aver osato opporsi, dire di no, assumere posizioni di dissenso all'interno di regimi dittatoriali. Il dissenso è la manifestazione di un disaccordo, di una divergenza d'opinione, in particolare in ambito politico, nei confronti di un regime, di una posizione maggioritaria. Il dissenso politico si manifesta in forme e modi differenti sia nell'ambito di stati democratici, sia nell'ambito di regimi dittatoriali. In ogni caso, presupposto del dissenso è l'insoddisfazione. Gli studi di scienza politica hanno messo in risalto che il dissenso ha in genere una ricaduta positiva su un sistema politico, se mantenuto nella legalità; invece, se viene represso, si radicalizza, rendendo necessario ricorrere in misura sempre più ampia alla repressione e portando alla crisi o al crollo del sistema stesso. Il dissenso, ovviamente basato su opinioni ben argomentate, aiuta a prendere decisioni più meditate, più consapevoli, più attente, ottenute attraverso la considerazione di tante alternative; in un regime democratico può contribuire al miglioramento della qualità di governo; dà espressione ad insoddisfazioni che altrimenti potrebbero manifestarsi in forme più violente. Dunque, il dissenso, se si manifesta in termini moderati, giova alla democrazia. Lo aveva intuito anche John Stuart Mill, pensatore liberale, che comprese che la democrazia ha bisogno di cittadini attivi e dissenzienti che basino opinioni, idee, azioni su informazione ed attenta valutazione. In particolare, nel saggio On Liberty Mill sottolinea il pericolo dell'omologazione, mettendo in risalto che, quando la vita degli uomini si appiattisce su un livello uniforme, diventa sempre più arduo opporsi, perché gli uomini perdono la concezione della diversità, se per un po' di tempo non ne fanno esperienza. Anche Gustavo Zagrebelsky, già Presidente della Corte Costituzionale e professore di diritto costituzionale, pone tra i dieci requisiti che, a suo giudizio, costituiscono «i contenuti minimi necessari dell'ethos democratico» (G. Zagrebelsky, Imparare democrazia, Einaudi, Torino, 20072 p. 15): la «cura delle personalità individuali» (p. 18) contro «la passiva adesione alle mode» (p. 19); «lo spirito del dialogo» (p. 21), ossia l'apertura al confronto, che va necessariamente di pari passo con il piacere di essere scoperti in errore e con la disponibilità al miglioramento di se stessi; il rispetto delle posizioni minoritarie. Il dissenso si è manifestato anche nell'ambito dei regimi totalitari, in cui la repressione non ha conosciuto sconti né tregue. In particolare, degni di memoria, in quanto martiri della libertà di espressione, sono i dissenzienti contro il regime hitleriano. Alcuni sono stati ricordati nel film documentario La croce e la svastica andato in onda su Rai Tre, il 09 luglio 2010, nel programma La Grande Storia. La croce e la svastica racconta le vicende di alcuni uomini, eroi che hanno avuto il coraggio di opporsi ad assurdi ed atroci provvedimenti del Terzo Reich, affermando i valori della fede in Dio e del rispetto della dignità umana. Tra i gruppi di dissenzienti nei confronti del regime di Hitler spiccano alcuni esponenti del clero cattolico e protestante: il vescovo di Münster, Clemens August von Galen (proclamato beato il 9 ottobre 2005 da papa Benedetto XVI), che si oppose fermamente al programma di eutanasia, che prevedeva l'eliminazione delle vite, considerate «indegne di essere vissute», di malati mentali, di disabili, di persone affette da sindrome di Down; il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer, impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg il 9 aprile 1945; i preti cattolici ed i pastori protestanti deportati a Dachau, come Karl Leisner, giovane diacono in cattive condizioni di salute, che fu ordinato sacerdote nel campo di concentramento (proclamato beato il 23 giugno 1996 da papa Giovanni Paolo II); il padre gesuita Alfred Delp che entrò in contatto col circolo di Kreisau, gruppo di dissenzienti che ordirono un complotto contro Hitler (20 luglio 1944); Claus von Stauffenberg, colonnello della Wehrmacht che organizzò il complotto e pose l'ordigno esplosivo a poca distanza da Hitler. Il documentario è arricchito da testimonianze di persone sopravvissute a quegli eventi, come Philipp von Böselager, all'epoca tenente, che procurò l'esplosivo per preparare la bomba. Il motto di questi dissenzienti coraggiosi era Etsi omnes, ego non, «seppur tutti, io no». Etsi omnes, ego non è una formula forte, efficace, da ricordare e ripetere, anche oggi, contro l'omologazione, l'appiattimento, lo stordimento delle coscienze e dello spirito critico. |
Herta Müller
Clemens August von Galen
Dietrich Bonhoeffer
Karl Leisner
Alfred Delp
Claus von Stauffenberg
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