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  dicembre 2010                                          
                                               
 

Sacco Vecchio
Un angolo incantevole della provincia di Salerno

di Giuseppe Marini

Nell'alta Valle del Calore, sulle propaggini occidentali del monte Motola (alto 1.700 metri), al confine tra il Cilento ed il Vallo di Diano si trovano i resti di un sito denominato Sacco Vecchio. Sacco Vecchio, nel territorio dell'attuale comune di Sacco, è non solo un'importante testimonianza per la storia della provincia di Salerno, ma anche un luogo suggestivo per il contesto paesaggistico in cui è inserito: vi si accede percorrendo un sentiero non agevole in tutti i punti, immerso nella vegetazione, allettante per chiunque voglia godere di una passeggiata in montagna con panorama bellissimo.

A Sacco Vecchio sono presenti resti di una chiesa ad aula unica, di una fortezza, della cinta muraria e di unità abitative. Per quanto riguarda la chiesa, secondo la tradizione intitolata a san Nicola, sul lato sud-ovest si riconoscono i resti di tre finestre monofore, sulla parete nord i contorni di una porta successivamente murata, sulla facciata, ad ovest, l'ingresso con i resti di un campanile a vela costituiti da due torrioni sporgenti sull'intera facciata. Intorno alla rocca si vedono i residui della cinta muraria. Secondo Maria Felicia Troccoli (Saccho Vecchio. Antichissimo insediamento precristiano, Salerno 2004), il sito fu già frequentato in epoca preistorica, come si ricava da alcuni reperti, e in età ellenistica fu probabilmente occupato da indigeni, che, in seguito al passaggio di genti greche provenienti dalle coste ionica e tirrenica, si spostarono lì, alla ricerca di un luogo più sicuro e riparato, abbandonando una località posta più a valle, denominata Zadelampe.

A partire dal VI sec. d.C. il sito fu toccato dall'arrivo di genti longobarde: secondo quanto riferisce l'abate Francesco Sacco nel Dizionario geografico istorico fisico del Regno di Napoli (Napoli 1795-1796), in un castello costruito nella zona dai duchi longobardi di Benevento fu confinata Saccia, moglie del duca Zottone. Il toponimo Sacco sarebbe, secondo l'erudito, da collegare proprio a Saccia. Il termine deriverebbe, invece, secondo altri, dal greco sàccos, che significa “sacco”, “borsa”, “luogo chiuso” e ben difeso.

Nella zona successivamente giunsero monaci basiliani italo-greci, la cui presenza è attestata a Roscigno, a Corleto e in un eremo, detto Laurito, situato a sud di Sacco Vecchio. L'arrivo di monaci basiliani anche a Sacco Vecchio sembra potersi affermare con buona probabilità, soprattutto sulla base dell'intitolazione della chiesa a san Nicola, santo il cui culto era molto diffuso tra  i monaci basiliani.

Il sito di Sacco Vecchio fu via via abbandonato a partire dalla metà del secolo XI, forse a causa di una pestilenza: negli anni dello scisma tra la Chiesa d'Occidente e quella d'Oriente (1054) gli abitanti si trasferirono ai piedi del monte Motola, dove costruirono una nuova chiesa dedicandola a san Silvestro. Come ha messo in risalto Carmine Troccoli [La Baronia di Saccho. Chiesa e società (1510 –1881), Salerno 2000], il periodo a cui risale l'abbandono di Sacco Vecchio si ricava da una lapide presente sulla facciata della chiesa di San Silvestro, datata 1756 e collocata per celebrare il restauro dell'edificio a 700 anni dalla costruzione dello stesso, avvenuta, dunque, intorno al 1056.

Durante la dominazione sveva (XIII secolo), a Sacco Vecchio furono probabilmente presenti soldati, come si può ipotizzare per il ritrovamento di alcune monete risalenti a quel periodo. Un tentativo di recuperare la chiesa di San Nicola è attestato da un documento risalente agli inizi del XVIII secolo, poi l'abbandono.

L'escursione a Sacco Vecchio può essere integrata con la visita delle sorgenti del fiume Sammaro, affluente del Calore, situate ai piedi del monte Motola, in un luogo intatto nella sua bellezza selvaggia. Nei dintorni delle sorgenti si trova anche una grotta, detta di Jacovo, in cui sono stati rinvenuti resti di manufatti risalenti probabilmente all'Età del Bronzo.

 

Sacco vecchio, resti della
Chiesa di San Nicola

 

Le sorgenti del fiume Sammaro