|
|
|
||||||||||||||||||||||
| settembre 2010 | |||||||||||||||||||||||
|
Caravaggio in mostra ad Eboli di Giuseppe Marini Pochi sono i pittori amati e conosciuti da parte del pubblico internazionale, come Michelangelo Merisi da Caravaggio, comunemente noto come Caravaggio. La mostra a lui dedicata, esposta a Roma presso le Scuderie del Quirinale dal 20 febbraio al 13 giugno, ha registrato un numero elevatissimo di visitatori, più di 580.000. L'esposizione, ideata da Claudio Strinati e curata da Rossella Vodret e Francesco Buranelli, è stata organizzata in occasione del quarto centenario della morte del pittore, avvenuta il 18 luglio del 1610 a Porto Ercole (oggi frazione del comune di Monte Argentario, in provincia di Grosseto). Presso le Scuderie del Quirinale, palazzo settecentesco che dalla fine del 1999 è diventato spazio espositivo, per celebrare i primi dieci anni di attività, sono state organizzate, a partire dal settembre 2009 fino al gennaio 2011, tre mostre, Roma. La pittura di un impero sulla pittura dell'Impero romano (24 settembre 2009 – 17 gennaio 2010), Caravaggio (20 febbraio – 13 giugno 2010) e 1861 sulla pittura del Risorgimento italiano (ottobre 2010 – gennaio 2011). Per l'esposizione dedicata al Caravaggio sono stati riuniti 24 capolavori provenienti da musei non solo di Roma, ma anche di altre città del mondo, come la Canestra di frutta dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, I musici dal Metropolitan Museum of Art di New York, I bari dal Kimbell Art Museum di Fort Worth (Texas), l'Amore vincitore (Amor vincit omnia) dallo Staatliche Museen di Berlino, l'Annunciazione dal Musée des Beaux-Arts di Nancy. La circolazione di uno dei dipinti di Caravaggio, artista che visse una vita avventurosa tra Milano, Caravaggio (in provincia di Bergamo), Roma, Napoli, Malta, la Sicilia, ha coinvolto anche un comune della provincia di Salerno, Eboli. Ad Eboli nel 1954 Ferdinando Bologna, storico dell'arte e professore in diverse università italiane, vide quella che è considerata l'ultima opera del pittore lombardo, Il martirio di sant'Orsola confitta dal tiranno. Il dipinto fu eseguito a Napoli nella primavera del 1610 per il principe Marcantonio Doria, figlio del doge di Genova Agostino: questa ed altre notizie, in particolare quelle relative alla spedizione della tela a Genova, sono state dedotte da alcuni documenti ritrovati nell'archivio della famiglia Doria d'Angri da Vincenzo Pacelli, negli anni '80 del secolo scorso. Ecco in sintesi le avvincenti peripezie del quadro: intorno alla metà del '600 fu lasciato in eredità da Marcantonio Doria al figlio Nicolò, principe di Angri e duca di Eboli; nel 1832 arrivò nelle mani di Giovanni Carlo Doria principe di Angri e duca di Eboli e rimase nel palazzo napoletano dei Doria d'Angri fino al trasferimento nella loro villa di campagna situata nei pressi di Eboli, in località “Buccoli”; la tela restò nella villa, poi venduta ai baroni Romano-Avezzana, dove fu vista dal prof. Bologna, che per primo ne ipotizzò l'attribuzione a Caravaggio; nel 1972 i baroni Romano-Avezzana vendettero il quadro alla Banca Commerciale Italiana, poi Banca Intesa San Paolo, e nello stesso periodo la paternità caravaggesca dell'opera, intuita da Bologna, fu affermata dalla storica dell'arte Mina Gregori, per poi essere confermata dalle scoperte di Vincenzo Pacelli; la tela, restaurata tra il 2003 e il 2004 presso l'Istituto Centrale per il Restauro di Roma, è conservata a Napoli, in via Toledo, nella sede della Banca Intesa San Paolo, Palazzo Zevallos Stigliano, dove era stata collocata dopo la vendita da parte dei baroni Romano-Avezzana. Ad Eboli si è voluto ricordare la vicenda del Martirio di sant'Orsola e celebrare il quarto centenario della morte di Caravaggio con l'organizzazione di una mostra promossa dal presidente del Centro “Nuovo Elaion”, Cosimo De Vita, intitolata Caravaggio ritorno a Eboli. L'esposizione, curata da Mariano Pastore, propone copie di dipinti caravaggeschi in un percorso che, snodandosi attraverso raffigurazioni che fanno parte dell'immaginario comune, come il Bacco della Galleria degli Uffizi di Firenze, culmina nella riproduzione del Martirio di sant'Orsola confitta dal tiranno. La storia del quadro ritenuto l'ultimo dipinto da Caravaggio è ricostruita con passione da Mariano Pastore nella nota storica introduttiva dell'opuscolo della mostra da lui curato: Pastore racconta le vicissitudini della tela, immergendole in ricordi della propria infanzia, quando, seguendo il padre, frequentava la villa dei Romano-Avezzana, ammirandone i quadri, le cui immagini sono rimaste indelebili nella sua memoria. Nel dipinto è raffigurata l'uccisione della santa con una freccia da parte di Attila capo degli Unni. Secondo la tradizione, Orsola, figlia di un re bretone, già consacrata alla fede cristiana, fu costretta a cedere alla proposta di matrimonio di un principe pagano, ma prese del tempo, nella speranza che il principe si convertisse; terminato il periodo di tempo stabilito, su indicazione di un angelo apparso in sogno, si recò in pellegrinaggio a Roma con delle compagne (undicimila secondo una versione della leggenda); nel viaggio di ritorno le pellegrine, a cui si era unito anche il papa Ciriaco, nei pressi di Colonia furono uccise dagli Unni, che stavano assediando la città; Orsola, prima risparmiata per la sua bellezza, fu uccisa da Attila, per non aver voluto cedere alla proposta di matrimonio da questi fatta. Nella tela di Caravaggio non è presente alcun riferimento alle compagne di Orsola, ma è raffigurato il momento finale della vicenda: la santa è ritratta con lo sguardo rivolto alla freccia penetrata nel seno ed al sangue che sgorga; di fronte ad Orsola, nella parte sinistra del quadro, è raffigurato il capo unno con l'arco ancora teso nella mano sinistra; intorno ad Orsola sono collocati tre soldati, il volto di uno dei quali è, con ogni probabilità, un autoritratto dell'autore. Il restauro ultimato nel 2004 ha riportato alla luce un particolare molto significativo che era venuto meno, la mano destra del personaggio che si trova tra la santa e il suo assassino. L'esposizione delle copie di questo e di altri dipinti caravaggeschi è visitabile dal 20 giugno al 18 luglio 2010, tutti i giorni, dalle ore 18.30 alle 21.00, presso la sede del Centro “Nuovo Elaion” (Località Tavoliello, Viale degli Ulivi, Eboli). Ad integrare ed arricchire il percorso espositivo quattro conferenze, tenute da Carmine Benincasa (20 giugno), Gerardo Pecci (26 giugno), Carmine Zarra (10 luglio), Carmelo Currò (18 luglio), che fanno luce sulla vita, sul contesto storico-artistico, sulla produzione e sulla tecnica di Caravaggio.
|
Caravaggio,
|
||||||||||||||||||||||