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| settembre 2010 | |||||||||||||||||||||||
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«Il
calcio è come la poesia, un gioco che vale la vita» Immagini dell'Italia sportiva negli articoli del poeta salernitano
di Giuseppe Marini Diversi sono gli eventi che in questo periodo portano la memoria a convergere su Alfonso Gatto (Salerno 1909 – Capalbio 1976): il centenario della sua nascita, da poco terminato; il Premio Internazionale di Poesia a lui intitolato, giunto alla XXVI edizione, che si è conclusa il 5 giugno; il Giro d'Italia, quest'anno vinto da Ivan Basso; il 97° Tour de France, partito il 3 luglio; i Mondiali di calcio, da poco iniziati, con le prodezze, gli slanci, gli entusiasmi, le delusioni di calciatori e spettatori. Tutti questi elementi trovano un punto in comune in Gatto. Sì, perché Gatto, noto per i suoi versi, nutriva una forte passione per lo sport, soprattutto per il ciclismo e per il calcio. Questa sua passione è stata ricordata anche nel corso dell'ultima edizione del Premio di Poesia, nell'opera Mari colorati, che, nata da un'idea di Vincenzo Cerami e messa in scena con la regia di Nuccio Siano, è un percorso attraverso la produzione poetica, giornalistica, narrativa di Gatto. Nelle conversazioni del poeta con gli amici erano immancabili le dispute sulle partite e puntuale giungeva, da parte sua, la difesa del Milan. Luigi Giordano riferisce che Gatto aveva un'ottima conoscenza degli eventi sportivi, che seguiva con fervore nella vita privata e nell'attività giornalistica. Attività alla quale il poeta non si accostò mai con snobismo intellettuale, come emerge dagli articoli che scrisse per diversi quotidiani, sul calcio, sul ciclismo, sulle Olimpiadi. Giordano ha raccolto quelli scritti per L'Unità (maggio – giugno 1947; maggio – giugno 1948) e per Il Giornale del Mattino (giugno – agosto 1958; maggio – giugno 1959), a proposito del Giro d'Italia degli anni 1947, 1948 e 1959 e del Tour de France del 1958 (L. Giordano, Sognando di volare. Alfonso Gatto al Giro e al Tour, Il Catalogo, Salerno, 1983). Gli articoli sul calcio, firmati per Il Giornale, dall'estate 1974 al 25 febbraio 1976, sono stati raccolti dal nipote di Gatto, Filippo Trotta, nel volume intitolato La palla al balzo. Un poeta allo stadio (Limina, Arezzo, 2006). Dagli articoli traspare tutto il fervore del poeta, che amava Gianni Rivera e Fausto Coppi. Coppi, il “Campionissimo”, tenta di insegnare come si guida una bicicletta a Gatto, che, però, cade provando «la dolcezza del volo». Sublimi le parole che la caduta ispira al poeta: «Cadrò, cadrò sempre fino all'ultimo giorno della mia vita, ma sognando di volare» (L'Unità, 08/06/1947). Negli articoli si scorge la profonda umanità di Gatto. Esempio se ne trova in uno (L'Unità, 30/05/1948), in cui, nella folla di spettatori di una tappa del Giro d'Italia, spunta la figura di un vecchio campione, Brizzi. Egli assiste al Giro su una sedia a rotelle, illuminandosi al passaggio delle biciclette, per poi abbattersi nel pianto a causa dell'impossibilità di alzarsi. Gatto non è l'unico degli scrittori italiani del '900 ad essersi cimentato nel giornalismo sportivo: altri sono, per citare solo alcuni esempi, Vasco Pratolini (sulla stessa macchina del poeta salernitano inviato de L'Unità, seguì il Giro d'Italia del 1947 per Il Nuovo Corriere di Firenze), Dino Buzzati, Giovanni Arpino, Anna Maria Ortese. Alcuni autori affascinati dallo sport ne hanno tratto ispirazione per comporre poesie, romanzi, racconti: tra quelli italiani Gabriele D'Annunzio, Guido Gozzano, Umberto Saba, Vittorio Sereni. D'altro canto, molte penne del giornalismo sportivo, come ad esempio Gianni Brera, si sono elevate al livello di scrittori. Nelle cronache del Giro d'Italia redatte da Gatto a fare da protagonista è spesso l'Italia del dopoguerra, l'Italia delle divisioni politiche, l'Italia delle famiglie che vanno in scampagnata ad aspettare il passaggio dei ciclisti, l'Italia con le sue sofferenze e le sue simpatie, l'Italia degli adulti e dei bambini. I bambini ed i ragazzi con la loro innocenza sono a volte le figure principali delle strade italiane percorse dalla carovana del Giro, quadri che Gatto sa disegnare con maestria. Bellissimo è il racconto (L'Unità, 05/06/1947) dell'arrivo a Napoli in cui il poeta si immerge con uno stuolo di ragazzi: in una città lacerata dai bombardamenti della guerra la gioia del corteo festoso si prolunga ben oltre il passaggio dei ciclisti. Gli articoli sul calcio furono scritti negli anni '70, epoca diversa sia dall'immediato dopoguerra, sia dagli anni '50, quando scrittori come Buzzati, Pratolini, Ortese venivano inviati dai direttori dei quotidiani come “spalle di colore” insieme a giornalisti specializzati, per offrire ai lettori immagini, aneddoti, curiosità, personaggi che né la radio né la televisione, non ancora in funzione o non ancora diffusa, potevano dare. Diverso, di conseguenza, anche il Gatto degli articoli calcistici, «un Gatto più anziano, forse più smaliziato o disamorato o saggio. Non avaro di sé […], ma meno propenso a volare», come ha scritto Gianni Mura nella prefazione del volume in cui sono raccolti gli articoli pubblicati su Il Giornale. Tra questi stupendo è quello indirizzato in forma di lettera aperta a Gianni Rivera (7 maggio 1975). Si apre con una riflessione sulla scarsa considerazione di cui godono i poeti nella società e sulla «alata poesia dei campi verdi», sulla poesia del calcio animata dalla purezza innocente dei ragazzi e dei giocatori come Rivera, che, con le loro prodezze, riescono a liberarsi «dal peso che voleva legarli alla terra, alla meschina prudenza ed al calcolo degli interessi che non ci fanno onore». Il valore dei poeti si scopre alla fine dell'articolo, quando Gatto afferma «Il calcio è come la poesia, un gioco che vale la vita» e paragona il poeta al calciatore: «Fa anche lui il «gol» o lo lascia fare, dando spazio alle ali, al lettore che gli cammina al fianco e che entra in porta con lui, nella felicità di avere colpito il segno». Il poeta lancia al lettore un assist permettendogli di arrivare a rete, al traguardo di felicità. In molte cronache sportive Gatto si sofferma sugli spettatori e sui loro gesti. Se ne può cogliere un esempio nell'articolo del 17 dicembre 1975 (Il Giornale), in cui è stigmatizzata la brutta azione di un quindicenne che dagli spalti ha urlato ingiurie attraverso un megafono. È proprio per questo interesse verso la vita che cronaca giornalistica e poesia si incontrano: il poeta guarda i sentimenti, scruta i pensieri, legge i comportamenti. D'altronde, i poeti non si limitano all'arido resoconto di un evento sportivo. Una partita, un gesto atletico, il contesto di uno stadio creano molteplici suggestioni, che la sensibile penna di un poeta riesce a cogliere. L'occasione sportiva a volte è solo lo spunto iniziale, come, ad esempio, in un componimento di Saba, Fanciulli allo stadio, in cui la partita di calcio con i suoi attori passa in secondo piano rispetto alle urla ed alle azioni di alcuni bambini sugli spalti. Nelle cronache sportive di Gatto si avverte l'interesse per le cose e per gli uomini, interesse forte che anima anche i suoi versi. Dalle cronache si comprende che Gatto, poeta che visse da poeta, come ha scritto Filippo Trotta nella nota conclusiva del volume da lui curato, non si risparmiò nulla della vita, cullandosi sull'onda di gioie e dolori, emozioni e palpiti, illusioni e delusioni, tenerezze di occhi e smorfie di facce, parole dolci e gesti amari. Gli articoli sportivi, insomma, confermano le parole dell'epigrafe dedicatagli da Eugenio Montale e posta sulla tomba nel cimitero di Salerno: «Ad Alfonso Gatto/ per cui vita e poesie/ furono un'unica testimonianza/ d'amore».
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Alfonso Gatto
fotografia desunta
dal sito
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