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| settembre 2010 | |||||||||||||||||||||||
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La teatroterapia
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Maurizio D’Uva La teatro terapia (o teatroterapia) è una forma di arte terapia di gruppo. Da parte di alcuni psicologi e teatranti è stato sviluppato un approccio originale, che mette insieme le teorie psicologiche e la prassi dell’allestimento scenico. Si definisce teatro terapia “la messa in scena dei propri vissuti, all’interno di un gruppo, con il supporto essenziale di alcuni principi di presenza scenica derivati dall’arte dell’attore”. La seduta di teatroterapia mira a rendere armonica la relazione tra corpo, voce e mente nel rapporto con l’altro e la propria creatività interpretativa. Gli effetti delle sedute di gruppo producono risultati sul singolo anche dopo la seduta stessa, poichè gli stimoli ricevuti entrano a far parte di un’esperienza profonda che la persona, se vuole, può integrare nella vita di tutti giorni. La teatro terapia affianca le cure psicoterapeutiche senza, però, sostituirle. Vediamo di fare una piccola sinossi dell’evoluzione dell’arte recitativa. Per secoli ha dominato l’idea di “sentire” le emozioni che il testo suggerisce. Poi Diderot sostenne che il “distacco emotivo” e l’artificio fossero gli ingredienti fondamentali dell'arte recitativa. La modernità, invece, inizia con il metodo Stanislavskij, la cui idea centrale è che si giunge a plasmare la mente, agendo sulla psiche dell’attore, in modo da risvegliare in lui una dimensione emotiva, immagine della fantasia, che darà nuovo spessore anche ai gesti e agli atteggiamenti del corpo. Un ulteriore contributo viene da Artaud, il quale nel teatro della crudeltà fa rivivere la parola attraverso la fisicità carnale dell’attore. La metodologia utilizzata dall’Odin Teatret di Eugenio Barba è, invece, di tipo cinematografico: c’è “il montaggio”, poi le immagini e, infine, il suono come sequenza di fotogrammi. La creatività dell’attore ha, comunque, sempre libero campo (improvvisazione libera). Egli mostra il suo grado di scissione tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere, come stravolgimento di qualcosa di statico, ed è alla base di ogni copione o elaborazione drammaturgica. Nel Trattato italiano di psichiatria, nel capitolo intitolato Modificazione dello stato di coscienza, si legge: «Caratteristica delle condizioni di coscienza normali è la capacità di scissione fra un Io osservante ed un Io osservato, soprattutto per quanto riguarda le ricostruzioni delle sequenze temporali di eventi, sulle quali si è costruita l’identità personale». Oggi la ricerca di Grotowski ruota intorno a Stanislavskij cercando di capire quale effetto fisico abbia “l’emotività” e come il moto interiore si trascriva nel gesto e nell’atteggiamento, tentando di ridefinire il movimento fisico generato dall’interno, per dedicare la massima importanza al “confronto interno” senza un supplementare elemento di “finzione”. Così il procedimento torna al mito e si incide nella coscienza dell’attore. Grotowski non ha lasciato un sistema come Stanislavskij, ma un “percorso di ricerca”, un procedimento.
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