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| gennaio 2012 | |||||||||||||||||||||||||||
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Recondita
armonia di bellezze diverse.
“Vi è un sottile fil rouge che raccorda la ceramica al melodramma italiano: è quella “recondita armonia di bellezze diverse” raccolte nell’animo di un ceramista e racchiuse nelle musiche dei grandi compositori. Un arcano vissuto dall’artigiano nel plasmare l’argilla e stendere i suoi colori su terre cotte, sublimando la musica dall’osmosi tra direzione ed esecuzione d’orchestra si che ambedue, è opera immortale”. Cosi presenta il suo tradizionale appuntamento: “Laboratorio di idee & emozioni” il giornalista e scrittore Vito Pinto che grazie al sostegno del Comune di Salerno, nella splendida cornice delle scuderie del Palazzo Genovesi a Salerno, dal 2 all’8 gennaio 2012, ha allestito la mostra “Recondita armonia” in cui dieci donne, dieci artiste salernitane hanno espresso la loro creatività ispirandosi a dieci opere liriche. “Sembra quasi che le note abbiano preso corpo“ scrive il Sindaco De Luca nella presentazione del catalogo e chi ha potuto visitare la mostra non può dargli torto. L’altezzosità, l’enigma del volto, la regalità di Turandot sono le caratteristiche più evidenti dell’opera in ceramica dell’artista IDA MAINENTI e la sua posizione all’indietro sembra voler schivare quel bacio che Calaf le depositerà sulla bocca “quando la luce splenderà”… DONATELLA BLUNDO usa invece il percorso settecentesco del presepe napoletano per raccogliere nella sua opera l’amore tra Mimì e Rodolfo, in un lungo inverno parigino. Un’immaginaria finestra apre la soffitta dei tetti parigini: una stanza povera, un camino spento …”Che gelida manina” sembra cantare l‘innamorato stringendole le mani. Il faccione di Dulcamara, medico ambulante, rappresenta l’opera “Elisir d’amor” che l’artista SOFIA DE MAS ha voluto rappresentare con scherzosità, in cui compaiono scritte circolari che richiamano al recitato di Dulcamara a vanto del suo filtro d’amor. Il dramma del popolo ebreo del “Nabucco” viene espresso in maniera eccellente sulla piastra in cotto creata da NADIA FARINA che lo rappresenta sotto pesanti mantelli colorati che nascondono i volti e… in alto, ferma, è la luna, mezzo del percorso notturno. L’opera verdiana “Aida” viene rappresentata dall’artista FRANCESCA IRPINO che si sofferma sulle catene d’amore, volti dolenti e maschere, emblema dei contrasti d’amore. Un mondo mitologico rappresenta nella sua opera l’artista LUCIA BISOTTI per tradurre in oggetto la “Norma” belliniana. La sacerdotessa si erge con tutta la sua maestosità sulla luna affiancata, quasi a protezione, da due cavalli stilizzati, geometriche presenze sulla terra richiamanti i figli che Norma ha avuto da Pollione. Un turbinio di gorghi cromatici nei quali si mescolano figure umane, esprime tutta la complicata autenticità della vicenda che il Verdi narrò nel “Trovatore”: una storia che narra di amore e di morte che l’artista SANTA ROSSI attualizza con cromie e figurazioni. Non semplice da tradurre in opera ceramica la ”Tosca” ma l’artista ROBERTA FATIGATI fa la sintesi di un’epoca, di un’opera lirica, di musica e poesia con l’antico girare della Terra tra albe e tramonti, giorni e notti. Così sul blu di fondo di una notte serena “lucean le stelle”. Gira la terra col blu intenso “l’ora è fuggita”. ELIA TAMIGI, infine, rappresenta l’opera lirica “Pagliacci” con la figura di Nedda e il suo sposo Canio distesi per terra. Bello il volto ”in maschera” segnato da una lacrima d’amore che va nascosta per motivi di scena: “ridi Pagliaccio… e ognuno applaudirà”. Una vera armonia di bellezze diverse espresse splendidamente dalle artiste salernitane in cui è stato bello ammirare al tempo stesso l’intenso cromatismo e la profonda musicalità. Un appuntamento interessante che si è contraddistinto tra le diverse iniziative messe in atto nella “luminosa” città di Salerno durante le festività natalizie.
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L'artista
salernitana Ida Mainenti |
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