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| novembre 2010 | |||||||||||||||||||||||
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Passione: un viaggio nel cuore della canzone napoletana A cura di Linda Liguori Grande sorpresa del Festival del Cinema di Venezia 2010 nella categoria Fuori Concorso, la pellicola Passione – Un’avventura musicale, diretta da John Turturro, attore e regista italoamericano che si definisce “Giuà” nei titoli di coda, è uscita nei cinema italiani nel mese di ottobre. Turturro ha portato, così, a Venezia e nel mondo la grande musica napoletana e il suo cammino lungo i secoli. È difficile definire questa pellicola: un documentario, un film, un musical. Proprio lo sfuggire a qualsiasi definizione rappresenta la sua forza. È una ventata di fresca vitalità, di gioia e di sentimento: bisogna solo lasciarsi trasportare dalla musica e dalle parole, senza andare in cerca di definizioni, che risulterebbero solo inutili e, soprattutto, superflue. Il regista, attraverso le canzoni e le voci degli interpreti, dimostra tutto il fascino che Napoli, città bellissima e difficile, esercita su di lui. Passione è il titolo del film e il registra dimostra la reale passione che lo lega a questa tormentata città; Un’avventura musicale il sottotitolo: Turturro si è lanciato davvero in una grande e rischiosa avventura, facendosi trascinare dal ritmo e dalla poesia. Egli ha più volte dichiarato, nelle varie interviste rese a Venezia e all’uscita del film in anteprima a New York, di credere che Napoli sia uno dei luoghi più musicali del mondo; un luogo in cui la musica è protagonista del passato, del presente e del futuro. La Napoli presentata nel film, nelle parole di Raiz, è una città multiforme e multiculturale, una città che ha subìto tante dominazioni e di conseguenza tante influenze. Per questo non è facile dire che cosa significhi essere napoletano: l'etichetta “napoletano” comprende tutte le influenze che hanno creato una cultura e una musica uniche al mondo. Grande protagonista del film è la musica che accompagna lo spettatore nei vicoli di Napoli, insieme ad artisti contemporanei, che con la loro voce offrono un’immagine moderna, e nello stesso tempo antica, della città. La Mostra di Venezia ha accolto molto bene questo film, che ha rappresentato una ventata di passione e di semplicità, nonostante la quasi totale assenza di dialoghi a favore delle parti musicali e cantate e delle immagini. Chiaramente Turturro ha dovuto operare una scelta: mancano omaggi a Mario Merola o a Roberto Murolo, ma sarebbe stato impossibile inserire tutti i grandi artisti partenopei in un film di un'ora e mezza. Voce fuori dal coro è quella di Fiorello, siciliano, ma con un grande amore per Napoli: la sua interpretazione di Caravan Petrol di Renato Carosone, con la simpatica partecipazione del regista stesso alla coreografia che accompagna l’esibizione, è uno dei momenti migliori e più travolgenti del film, trascina il pubblico portandolo perfino ad applaudire e a cantare, come ad un concerto dal vivo. Nel film compaiono grandi interpreti della canzone napoletana, del passato e del presente, come Pietra Montecorvino, come sempre intensa e drammatica, Raiz degli Almamegretta con la sua bellissima Nun te scurdà, Peppe Barra, gli Avion Travel, Enzo Avitabile, Massimo Ranieri in una grande interpretazione di Malafemmena, James Senese, il nero napoletano, e tanti altri. Molto intense e piene di vita le interpretazioni della gente comune, che ha dimostrato, rispondendo con entusiasmo al regista, come a Napoli siano sempre tutti pronti a cantare e a gioire, nonostante i problemi e le difficoltà. Il film è un susseguirsi di momenti: canzoni, balli e testimonianze sul rapporto degli artisti e della musica con la città di Napoli; i registri ci sono tutti, si va dal comico al tragico al melodrammatico. Una delle parti più esilaranti è sicuramente quella in cui i tre fratelli Esposito ricostruiscono la storia della canzone napoletana, offrendo ciascuno la propria idea e il proprio punto di vista diversi, fino a mostrare un completo disaccordo sul valore di questo o quell’artista. In tale film c’è la vita con tutte le sue componenti: amore, speranza, gioia, rabbia e problemi sociali. L’effetto sullo spettatore è dirompente: all’inizio si resta un po’ perplessi davanti al susseguirsi di scene, di musiche, di immagini, poi non resta che farsi trasportare e smettere di cercare un filo logico o una trama. Il film è reso ancora più interessante dalla presenza di alcuni filmati d’epoca, preziosi documenti Rai, in cui è possibile vedere, ad esempio, Renato Carosone in esibizioni d’epoca. Il film si chiude con le note della meravigliosa Napule è di Pino Daniele, che fa da sottofondo a scene della vita quotidiana a Napoli: i bambini che giocano per le strade, strade ingombre di rifiuti e, una delle immagini più pittoresche e tipiche di Napoli, la foto di Diego Armando Maradona su una sorta di altarino. Passione – Un’avventura musicale mostra la curiosità di un regista italo-americano, Turturro, che è ansioso e desideroso di conoscere ed approfondire le sue origini, di entrare nel profondo di una terra che sente come sua ma che ancora non gli appartiene e usa la musica per rafforzare questo rapporto. La pellicola è un lavoro riuscito proprio grazie alla sincerità di Turturro, il cui amore per l'Italia e per Napoli traspare in tutto il film e lo spettatore lo sente e lo apprezza. Anche se non è riuscito, e sarebbe stato impossibile, a offrire un quadro completo della musica napoletana dalle origini a oggi, Turturro regala allo spettatore lo spirito di Napoli, uno spirito etnico e multiculturale, uno spirito meticcio e sempre in evoluzione.
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Alcune immagini del film Passione
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