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| marzo 2011 | |||||||||||||||||||||||
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Hereafter di Clint Eastwood di Linda Liguori Con il suo ultimo film, Hereafter, che potremmo definire un thriller soprannaturale, Clint Eastwood regala al pubblico un altro commovente esempio di grande cinema. Il tema di questo nuovo film del grande attore e regista ottantenne è la morte: ma il film non è triste né cupo, potremmo piuttosto definirlo poetico. La storia comincia con le sconvolgenti immagini, ricostruite con dovizia di particolari e impressionanti effetti speciali, di uno tsunami che sconvolge la vita della famosa e bella giornalista francese Marie Lelay, meravigliosamente interpretata dall’attrice belga Cécile De France. Una volta tornata a Parigi, Marie vive in una sorta di dimensione sospesa, tra sogno e realtà, tra vita e morte, tra luce e oscurità. Una dimensione in cui le persone che la circondano, compreso il fidanzato, non riescono ad entrare; una dimensione che nessuno, nemmeno Marie, riesce a comprendere; una dimensione che però non può essere fatta passare inosservata. Nel frattempo a Londra ci sono due gemellini, Marcus e Jason. La loro vita è resa difficile dalla presenza di una madre drogata e alcolizzata che rischia quotidianamente di perdere i suoi figli per mano degli assistenti sociali. Come è facile immaginare, Marcus e Jason sono legati in modo viscerale: un giorno mentre è al telefono proprio con il gemello, Jason, uscito per una commissione che spettava in realtà a Marcus, viene seguito e infastidito da una gang di ragazzi fino a buttarsi, per sfuggire, in strada dove sarà investito da un’auto. George, mirabilmente interpretato da Matt Damon, che per una volta perde quella sua tipica costante aria di attonito stupore, è un operaio americano che vive, con immensa sofferenza, un dono, o una condanna: la capacità di parlare con le persone che sono morte e che ora sono (forse) nell’aldilà. Dopo aver vissuto per un certo periodo “sfruttando” questo dono e facendosi pagare per mettere persone disperate in contatto con i loro cari defunti, George ha deciso di rinunciare ad esso, nonostante le insistenze del fratello che pensa con grande sconforto ai notevoli guadagni che stanno perdendo. George cerca di vivere come se il suo dono non esistesse e non fosse mai esistito, ma vari incontri, come quello con Melanie, interpretata con grande intensità da Bryce Dallas Howard, lo riportano ad esso. Queste tre vite, quella di Marie, di Marcus e di George, si incontreranno a Londra. Marie, dopo notevoli problemi lavorativi e personali, compie delle ricerche per scrivere un libro su ciò che ha visto durante lo tsunami, nei momenti che ha trascorso sott’acqua, ad un passo dalla morte. Il suo editore non vuole pubblicarle questo libro, perché avrebbe preferito una biografia, magari scandalosa, di Mitterand, progetto da sempre ambito da Marie. Nonostante tutte le difficoltà e il prevedibile scetticismo, Marie scrive il suo libro e lo pubblica grazie ad un editore interessato: l’occasione per presentarlo al mondo è una fiera del libro a Londra. È la stessa fiera dove Marcus ha appuntamento, insieme ai genitori affidatari, perché nel frattempo la madre è stata ricoverata in un centro di recupero, con un ragazzo cresciuto, con ottimi risultati, nella casa di quegli stessi genitori. Ed è la stessa fiera in cui George decide di andare per seguire la grande passione che da sempre lo lega ai romanzi di Dickens. L’incontro tra i tre porterà ad una sorta di soluzione “idealistica” in cui tutto trova un senso e ogni cosa recupera il suo posto. Il finale, anche se forse un po’ troppo da commedia romantica, rappresenta una sorta di iniezione di positività e ottimismo, perché anche quando tutto sembra finito, si può sempre ricominciare a vivere, ad amare, si può sempre cercare di essere felici. Hereafter è un film sulla morte e sull’aldilà, ma è anche e soprattutto un film sulla vita: sulla vita dopo un grande dolore, dopo una lacerante perdita, dopo esperienze traumatiche. Una vita che forse non è solo “aldiquà”, ma che trova il suo senso nell’aldilà. Una vita che può continuare ad essere vissuta sempre e comunque, senza sfuggire al dolore e senza rinnegare ciò che non vediamo, ma semplicemente accettando che il dolore, la perdita, l’assenza ne fanno parte e vanno affrontati. Il film sembra voler anche sottolineare l’importanza e la forza del mutuo aiuto: non esistono più, nemmeno nei film di Clint Eastwood, eroe solitario per eccellenza, eroi solitari che lottano contro il mondo, contro la vita, contro tutto senza aver mai bisogno di nessuno. Non è così: la salvezza e il vivere forse trovano la loro strada proprio in uno scambio reciproco fra le persone, come accade alla fine di Hereafter. Sicuramente il tema portante di Hereafter è la morte: che cos’è la morte? La grande barriera dietro cui non c’è nulla? La grande svolta dopo la quale comincia la vera vita? Un semplice momento di passaggio da una dimensione all’altra? Marie ha visto la morte da vicino, si è affacciata in una dimensione “altra” e “oltre”, mentre era immersa, ma non riesce a comprendere; George, al contrario, conosce molto bene questa dimensione “aldilà” e per entrarvi, gli basta un semplice tocco delle mani; Marcus vuole disperatamente credere che questa dimensione esista e vuole entrarvi per rivedere, almeno un’ultima volta, il suo fratellino. Questi tre percorsi diversi, queste tre strade apparentemente parallele, si incontreranno e troveranno, ognuna, una risposta e un senso. E per questo Hereafter non è un film di morte o sulla morte; è piuttosto un film fondato su due temi fondamentali “della vita” quali l’amore e la speranza che raggiungono il culmine nella scena finale con il delicato, e allo stesso tempo appassionato, bacio tra Marie e George. Per concludere, si può senz’altro dire che Hereafter è una grande prova di Clint Eastwood che oramai ci ha abituati alla sua perfezione, alla sua regia magistrale e ai suoi film sempre, o quasi, impeccabili. Hereafter è un film moderno, toccante senza essere patetico né ridicolo, profondo senza essere noioso, insomma un film che merita di essere visto e che lascia, dopo la visione, uno strano sentimento di ottimismo e positività, magari non direttamente giustificabile dalle storie appena viste, ma che si insinua comunque nello spettatore e non lo molla per molto tempo.
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