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| gennaio 2011 | |||||||||||||||||||||||
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Il segreto dei suoi occhi di Juan José Campanella A cura di Linda Liguori Alla fine di una lunga carriera come funzionario del Pubblico Ministero di Buenos Aires, Benjamin Esposito decide di dedicarsi alla sua vera passione, la scrittura, e di redigere finalmente il romanzo che ha in mente da tempo. Ha ben chiaro l'oggetto della trama: un vecchio caso affrontato negli anni Settanta, il caso Morales, archiviato dalla polizia, ma per lui ancora non risolto. Si tratta del caso di una ragazza di 23 anni, Liliana, stuprata e uccisa con violenta brutalità da un conoscente, Isidoro Gòmez. Esposito resta profondamente colpito dal dolore espresso dal giovane marito della donna, Ricardo Morales, che in apparenza sembra essere tranquillo, ma in realtà medita la vendetta. La storia della giovane donna e di suo marito si intreccia con il rapporto di Benjamin stesso con la giovane, affascinante ma severa, Irene, magistrato a capo dell’ufficio: un rapporto che non è mai sfociato nella relazione sentimentale nella quale, forse, entrambi avevano sperato. Irene appartiene ad una famiglia illustre, come il doppio cognome suggerisce (Menéndez Hastings); ha studiato inoltre all’estero, negli Stati Uniti, e sta per contrarre un ottimo matrimonio con una persona alla sua altezza. Benjamin, invece, è semplicemente un funzionario, figlio di immigrati italiani. La vedovanza è il tema che accomuna Ricardo e Benjamin: l’uno è rimasto prematuramente vedovo; l’altro è vedovo di un amore mai vissuto. Benjamin, nonostante il passare degli anni, non riesce a dimenticare quella storia: perché l’assassino non è rimasto in galera? Perché ha ucciso? Che fine ha fatto l’allora giovane Ricardo? Per questo torna indietro con la mente e con le azioni: ripercorre tutte le vicende, tutti i discorsi, tutte le strade di quel periodo, cercando di trovare ciò che all’epoca era sfuggito a lui e alle altre persone che indagavano su quel caso. Il segreto dei suoi occhi, tratto dal romanzo La pregunta de sus ojos di Eduardo Sacheri, ha meritatamente vinto l’Oscar come miglior film straniero nel 2010, superando due film più quotati, Il nastro bianco e Il profeta. È un film insolito, che non può essere ingabbiato in un genere definito. È un thriller, ma anche una storia d’amore, un dramma con implicazioni legali, ma capace di presentare anche brevi momenti di ilarità, molto eleganti, che alleggeriscono l’atmosfera a volte cupa. Significativi in questo senso i duetti di Benjamin con il collega d’ufficio Sandoval. Il loro rapporto di amicizia leale e onesta nonostante i disaccordi resta una delle cose migliori e più poetiche del film. Sandoval è una figura che ispira immediata simpatia nello spettatore: lavoratore svogliato ma con intuizioni geniali, alcolizzato in rotta con la moglie ma amico leale fino al punto di dare la vita per Benjamin. L’orrore si insinua subito nella narrazione con l’omicidio della giovane sposa innamorata e felice, un omicidio violento e aberrante, eppure da questo momento si dipanano vari filoni nella storia, in cui l’amore, nonostante l’assenza della giovane sposa, resta ancora protagonista. Un elemento importante di questo film è il contesto storico-politico in cui si sviluppa la vicenda: l’Argentina tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, ma la storia è solo uno sfondo necessario a spiegare il contesto, in quanto i reali protagonisti restano i singoli personaggi con i loro microcosmi. Il film si svolge per lo più al chiuso, tranne alcune scene come quella adrenalinica dello stadio, e questi luoghi chiusi sono scuri, cupi, quasi a voler rappresentare il tormento delle anime dei protagonisti: non vi sono case accoglienti e luminose ne Il segreto dei suoi occhi, ma solo case dove regna il dolore, come quella di Ricardo Morales; uffici polverosi, come quelli del Pubblico Ministero; prigioni, reali e create dal nulla per soddisfare il desiderio di vendetta di un marito distrutto. Una delle scene più inattese, ma più riuscite, che si svolge nel chiuso di una sala per gli interrogatori, è lo stupefacente interrogatorio di Irene al presunto assassino della giovane sposa: una scena dal ritmo serrato, in cui l'angoscia cresce fino ad un epilogo violento che spiazza. Campanella è molto bravo a creare attraverso i singoli ambienti la reale atmosfera di un Paese che si avviava verso l’orrore ma non voleva ammetterlo, un Paese in cui si addestravano delinquenti comuni alla violenza di Stato, un Paese in cui si scompariva senza lasciare traccia. Ma riesce sempre a fare in modo che lo sfondo storico e politico resti tale, senza diventare protagonista né togliere spazio alle storie personali. Il segreto dei suoi occhi è un film magistralmente calibrato, nel senso più tradizionale del termine, un film in cui tema principale, tono della storia e talento degli attori si mescolano dando un risultato pressoché perfetto. Il messaggio del film sembra essere questo: è inutile cercare di sfuggire al passato o di nasconderlo, viene il momento in cui il passato torna e pretende dei chiarimenti o delle risposte. A volte per chiudere un cerchio basta uno sguardo: lo sguardo di un marito distrutto dal dolore ancora dopo 25 anni, uno sguardo che rivela che cosa sia davvero successo, portando finalmente alla soluzione definitiva del caso, che aveva tormentato la vita di Benjamin Esposito. |
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