home

 
 
 
  aprile 2011                                          
                                               
 

Dylan Dog: Dead of Night

di Kevin Munroe

a cura di Linda Liguori

A pochi mesi dal compimento del 25° anno di vita del fumetto Dylan Dog, di Tiziano Sclavi, l’investigatore dell’incubo è arrivato nei cinema italiani: in questo film Dylan è accompagnato da uno strampalato e fidato assistente, Marcus, che nonostante la simpatia dell’attore che lo interpreta, Sam Huntington, fa rimpiangere molte volte, nel corso della visione, il leale e ironico assistente dei fumetti Groucho. Nel film, infatti, c’è solo un piccolo omaggio a Groucho, con una locandina dei fratelli Marx.

In questa avventura cinematografica Dylan Dog si trova, contro la sua volontà, al centro di una lotta tra licantropi e vampiri. La scena si svolge non più a Londra, come nel fumetto, ma in una cupa New Orleans, città oscura in cui gli abitanti sono affiancati da mostri di varia specie che si sono quasi perfettamente inseriti nella normale vita cittadina. È facile pensare alla New Orleans di Intervista col vampiro, splendido romanzo di Ann Rice, diventato poi un bellissimo film con Brad Pitt e Tom Cruise. Tra le città americane, New Orleans è sicuramente quella che maggiormente riporta alla mente il mistero e la magia. Del Dylan del fumetto restano poche cose, per esempio il maggiolone, che però è nero e non bianco. Mancano le sue caratteristiche principali, come il fatto di essere astemio (con un passato da alcolista) e vegetariano. Nello studio di Dylan non c’è la caratteristica poltrona in pelle o il “galeone”; non c’è il clarinetto né la tazza con il logo di Scotland Yard.

Il film comincia con un Dylan spento, senza slanci, che si occupa di indagini su coppie e tradimenti. Lo spettatore comprende che nel suo passato è successo qualcosa di orrendo all’amore della sua vita, Cassandra, e in seguito a questo evento Dylan ha deciso di non indagare più l’incubo. Il suo pane quotidiano non sono più mostri, creature orrende vive e morte, ma gli umani e le loro debolezze. Un giorno, però, Dylan è contattato da una bellissima donna, Elizabeth, interpretata da Anita Briem, il cui padre è stato appena ucciso in circostanze misteriose da un lupo mannaro. Le è stato consigliato di rivolgersi a Dylan per le indagini ma lui è reticente, non vuole accettare. Si trova costretto a farlo, però, perché la stessa orrenda creatura che ha ucciso il padre di Elizabeth entra nel suo ufficio e uccide il suo collaboratore, Marcus. A quel punto Dylan recupera la sua “divisa” dall’armadio, giacca nera e camicia rossa, e decide di indagare. Aiutato da Elizabeth e da Marcus, trasformatosi in zombie, Dylan affronta una lotta cruenta tra i vampiri guidati dal feroce Vargas, interpretato da Taye Diggs, e i lupi mannari, guidati da un vecchio amico di Dylan, Gabriel, interpretato da Peter Stornmare. La lotta è feroce e la posta in gioco alta: bisogna recuperare il cuore di Belial, capace di riportare in vita il più orrido tra i demoni, capace di distruggere tutti i mostri. Il cuore di Belial viene strappato dalle mani di un vampiro, di nome Sclavi, piccolo omaggio all’autore del fumetto italiano. Ciascuna delle due fazioni ha un motivo diverso per desiderare questo cuore e lo si comprende nel corso del film, fino al finale che spiega un po’ tutto.

Il film è molto diverso dal fumetto e per non rischiare di uscire dal cinema prima della fine, si consiglia di entrare in sala dimenticando l’esistenza del fumetto stesso; solo così si può accettare di vedere questo film, di genere misto, un po’ pulp, un po’ horror, un po’ commedia, un po’ fantasy, senza irritarsi. Ai fan appassionati del Dylan Dog di Tiziano Sclavi, appassionati al punto di essere integralisti, si sconsiglia quindi la visione del film o almeno si consiglia di andarlo a vedere come se fosse un’altra cosa, non il film tratto dal proprio fumetto preferito.

L’attore che interpreta Dylan, Brandon Routh, è il classico macho americano palestrato e vitaminizzato che non ha nulla dell’eleganza del protagonista del fumetto. In particolare, Brandon Routh è davvero monocorde, conserva la stessa espressione in ogni scena, in ogni circostanza, per qualsiasi sentimento provi. L’unico momento in cui guardandolo lo spettatore ricorda che sta guardando Dylan Dog, è quando l’attore esclama “Giuda ballerino” o cita il suo “quinto senso e mezzo”.

In Dylan Dog: Dead of Night ci sono molteplici richiami al film Underworld, soprattutto per il tema centrale, cioè la lotta fra licantropi e vampiri; ma ci sono elementi tratti anche da serie televisive, per es. True Blood, in cui è presente la vendita del sangue come droga. La parte migliore del film è rappresentata dagli intermezzi comici tra Dylan e Marcus: questi scambi di battute alleggeriscono l’atmosfera generale e riducono l’irritazione dello spettatore.

Per scrivere la sceneggiatura di questo film ci sono voluti oltre dieci anni eppure il risultato è deludente, non solo per le infedeltà al fumetto ma proprio per la qualità del prodotto finale: un film prevedibile, scontato, con attori francamente fuori ruolo, a parte forse l’eccezione di Marcus, e una storia che sa di già visto. Le scene d’azione sono lente e ripetitive e non sono accompagnate da effetti speciali adeguati. Dylan Dog: Dead of Night sembra essere adatto ad un pubblico adolescente, che non conosce bene il fumetto, un pubblico poco schizzinoso che può trovar divertenti le scene splatter, gli orridi zombie o l’idea di un outlet di pezzi di ricambio umani. Si tratta di un film che può soddisfare un pubblico di poche pretese che desideri trascorrere un paio d’ore guardando una storia facile da seguire e senza grosse difficoltà di comprensione, un pubblico a cui del fumetto Dylan Dog non importa granché, ma a cui piace questo genere di action movie americano.