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| maggio 2011 | |||||||||||||||||||||||
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Jeanette Winterson, Scritto sul corpo a cura di Ivana Marino
Le recensioni che ho letto, tutte, sottolineano la singolarità di questo libro nell’identità non svelata del protagonista. Al contrario di quanto accade generalmente nella narrazione, in cui il narratore-protagonista si presenta da sé o attraverso i suoi discorsi e le sue azioni, nel caso di Scritto sul corpo non si conosce il nome, l’età e soprattutto il sesso del protagonista. I pochissimi indizi presenti nel testo, sempre troppo latenti, sono contrastanti e lasciano intendere a volte che l’io narrante sia un uomo a volte che sia una donna. È completamente assente l’uso di pronomi personali. La scrittrice è una donna lesbica e ciò ha indotto i più a pensare che la storia fosse autobiografica e potesse raccontare l’amore di una donna verso un’altra donna. La scrittrice ha smentito e ha sottolineato, invece, che il sesso del narratore non è importante. Come si legge nel testo, più di una volta, «sono i clichés il problema» Lasciare il sesso del protagonista indeterminato consente al lettore di non rimanere intrappolato nei clichés di una tradizionale storia d’amore, omosessuale o eterosessuale che sia, e di concentrarsi, invece, esclusivamente sull’esplorazione e sulla ricerca dell’essenza dell’amore. Un amore che viene descritto attraverso il linguaggio del corpo. Il corpo di Louise che è passione e tentazione, ma che è anche luogo di rifugio, emblema dell’innocenza e della purezza. Il desiderio si mischia alla quiete, alla serenità ed al senso di protezione che il protagonista trova tra le braccia di Louise, al punto da non riuscire più a capire se è figlio o amante. Il corpo che rappresenta una mappa da esplorare ed è più volte “esplorato” in ogni minima parte nei suoi enormi spazi. Il corpo che diventa espressione del linguaggio d’amore, il “supporto” su cui è incisa la loro storia. Il loro amore che si esprime attraverso i movimenti del corpo, coinvolgendo tutti i sensi, è un amore silenzioso, non ostentato, il cui senso più profondo, scritto segretamente sul corpo, può essere letto solo dall’amante ovvero dall’artista. «Scrivere sul corpo il desiderio del corpo. Chi ti ha insegnato a scrivere col sangue sulla mia schiena? [...]. Scritto sul corpo c’è un codice segreto, visibile solo in certe condizioni di luce; quello che si è accumulato nel corso della vita si ritrova lì. In certe parti il palinsesto è inciso con tale forza che le lettere si possono sentire al tatto, come se fosse stato scritto in braille. Preferisco tenere il mio corpo ripiegato, al riparo da occhi indiscreti. Mai aprirsi troppo, svelare tutta la storia. Non sapevo che Louise avesse mani capaci di leggere. Mi aveva tradotto nel suo libro personale» Il corpo, espressione della malattia, descritto nella sua dolorosa ed inevitabile caducità. Le parole della scrittrice sono intense, profonde, trascinanti. L’ultima pagina del libro lascia al lettore l’assoluta convinzione che l’identità sessuale dell’io narrante sia, dopotutto, un dettaglio insignificante. L’innamoramento, la scoperta dell’amore, la sofferenza per la separazione, il senso di frustrazione, il senso di vuoto sono assoluti, avulsi dal proprio sesso. La bellezza di questo libro sta nel linguaggio usato per descrivere le vibrazioni dell’anima del protagonista, la lettura “dentro” il suo animo ed il suo dolore, “dentro” il suo percorso verso l’amore che porta continuamente alla ricerca e alla negazione dello stesso. Un linguaggio che rende questo libro una poesia. Poesia che trasuda da ogni pagina. «Perchè è la perdita la misura dell’amore?», comincia così. Da non perdere.
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