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  giugno 2011                                          
                                               
 

Pronti per il prossimo Referendum

di Ivana Marino

Scrivo questo articolo ancora con l’emozione e la commozione del grande, grandissimo risultato dei quattro Referendum abrogativi del 12 e 13 giugno scorso. Un risultato eccezionale innanzitutto perché il 57% degli elettori, ovvero più di 26 milioni e 850 mila Italiani, è andato alle urne. Dei 47.118.337 aventi diritto al voto, solo in Italia, il 57% è valso, da solo, a superare il “quorum” rendendo addirittura ininfluente la percentuale degli Italiani votanti all’estero. Un risultato importante che rappresenta una presa di posizione del popolo elettorale.

Il Referendum, a prescindere dal risultato, in questo caso schiacciante dei SI, intorno al 95% per tutti i quesiti, favorevoli all’abrogazione delle norme in tema di privatizzazione dell’acqua e di profitti sulla gestione dell'acqua, di energia nucleare e di legittimo impedimento, nonostante rappresenti di per sé, tecnicamente, uno strumento di democrazia diretta, in Italia, è condizionato dal raggiungimento del quorum.

In Europa esiste il quorum del 50%, oltre che in Italia, soltanto in Slovenia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed in quasi tutte le Repubbliche dell’ex blocco comunista, ed il quorum del 40% in Danimarca. Nei Paesi che, invece, hanno una lunga storia democratica quali Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Paesi Bassi, Islanda, Spagna, Malta, Lussemburgo, Finlandia, Austria, Svizzera e Lichtenstein, i Referendum non prevedono il quorum. Negli USA non esiste il Referendum a livello federale, ma i 27 stati USA che, invece, lo prevedono, non hanno il quorum, così come pure la Nuova Zelanda e l’Australia.

Il Referendum, dal latino “refero”, rappresenta lo strumento attraverso cui il corpo elettorale “riferisce” il proprio parere sul tema oggetto di discussione ed è istituito dall’art.75 della Costituzione. Ma il vincolo del quorum lo rende sbilanciato in favore del NO, che rappresenta il risultato sia per mancato raggiungimento del quorum sia che vinca il NO a quorum raggiunto. Un meccanismo squilibrato, appunto, che non soddisfa il requisito di uguaglianza tra le parti, principio alla base di una democrazia.

Il punto di discussione è: sarebbe giusto modificare o abrogare una legge se la minoranza degli aventi diritto esprime un voto favorevole? Le elezioni politiche e amministrative funzionano già così, gli astenuti non contano e vince chi ha ottenuto più preferenze. Nei ballottaggi appena conclusi per le amministrative nella città di Napoli, ad esempio, hanno votato il 50,58% degli aventi diritto e De Magistris è stato eletto con il voto del 33,06% degli aventi diritto a fronte di un 66,94% di oppositori e astenuti, e questo non delegittima di certo le procedure elettorali. Il 49,42% dei napoletani, quelli che hanno scelto di non votare, avrà, dunque, un sindaco che altri hanno deciso. E allora? Allora anche nel caso dei Referendum dovrebbe valere lo stesso. Non è giusto che su temi così importanti chi decida di non votare, non perché contrario, ma perché magari è lontano da casa o ammalato, o anche disinteressato, deluso dalla politica, indeciso, poco a conoscenza degli argomenti, debba decidere anche il futuro di chi si assume la responsabilità di votare. Non è giusto che l’astensione venga equiparata al diritto di votare NO. Chi non sente il dovere di esprimersi su un tema accetti il verdetto di chi invece lo fa, altrimenti vada a votare. Non è pensabile che, nel caso del Referendum appena terminato, se il 7% degli aventi diritto non avesse votato, per distrazione, per disinteresse, per non conoscenza, non sarebbe passata l’abrogazione delle suddette norme.

Come intonava Patti Smith, nel 1988, “...we can turn the world around/we can turn the earth's revolution/we have the power/People have the power...”, siamo noi che abbiamo il potere, il potere di “rivoltare” il mondo, di dare il via ad una rivoluzione, esprimendo la nostra opinione, che sia SI o NO, attraverso l’esercizio del diritto al voto. Perché sia davvero così, perché così anche chi voglia dire NO si assuma la responsabilità del proprio voto, perché la libertà sia partecipazione, citando Gaber, potremmo già raccogliere le firme per il prossimo Referendum: “abolire il quorum”. Io firmo.