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| settembre 2010 | |||||||||||||||||||||||
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L’etica e il
“nostro” lavoro Credo molto nel progetto Choice Giovane e quando mi hanno chiesto di dare un contributo al CGmagazine ne sono stata entusiasta. Superata l’euforia del momento, è sorto il problema di scegliere di cosa scrivere, quale messaggio comunicare, trasmettere, lasciare. Sono un ingegnere (nessuno è perfetto!) e quindi mi riesce più facile trattare e discutere di tematiche di carattere tecnico, ma non è questa la sede. E allora poiché sempre più spesso, guardandomi intorno nell’ambito del mio lavoro e non solo, guardando ai miei colleghi ma anche agli addetti ai lavori, mi ritrovo a chiedermi «dove è finita l’etica?», ho deciso di scrivere di etica, etica nel proprio lavoro, etica professionale. Mi rendo conto che è impresa ardua, soprattutto in poche righe, ma probabilmente in questo particolare momento storico comincia a diventare un’esigenza. Innanzitutto c’è da chiedersi: «cos’è l’etica?». E’ difficile darne una definizione univoca. Certamente il termine etica deriva dal greco ethos, ovvero carattere, comportamento. L'etica, dunque, è la disciplina che considera e valuta l’insieme degli “atti” che costituiscono la condotta e, quindi, l’agire dell’individuo. Ma l’etica rappresenta anche la ricerca di criteri che consentano all’individuo di gestire adeguatamente la propria “libertà” nel rispetto degli altri. Ed è proprio qui che intendevo arrivare. L’etica professionale non è da meno, non può prescindere dall’etica della responsabilità. Un professionista, che sia un ingegnere, un medico, un avvocato o un magistrato, solo per citarne alcuni, deve rispondere delle conseguenze “prevedibili” delle proprie azioni, azioni che hanno un peso sulla vita degli altri. «Non vi è alcuna etica al di fuori della responsabilità verso gli altri» (Emmanuel Levinàs). Per un ingegnere, ad esempio, esistono l’etica personale, quella professionale, quella sociale. L’etica personale riguarda la necessità di dare prova di un’alta coscienza professionale basata sull’onestà, sull’integrità e sul senso di responsabilità. L’etica professionale è inerente essenzialmente alle assunzioni di responsabilità. L’etica sociale rappresenta, invece, l’obbligo di svolgere le proprie funzioni tenendo conto della sicurezza e del benessere della comunità e nondimeno della ragionata tutela dell’ambiente. C’è da riflettere, infatti, sul fatto che alcune professioni, tra cui proprio quella dell’ingegnere, hanno un elevato impatto sociale che va anche ben oltre la vita del professionista interessando le generazioni successive. Purtroppo nonostante queste “belle definizioni”, nonostante i codici deontologici, che rappresentano l’insieme dei “doveri” da rispettare per assicurare un comportamento non lesivo della dignità e della salute di chi si trovi oggetto od anche fruitore di un operato, e nonostante tali codici esistano per qualsiasi tipo di professione o lavoro, continuiamo a leggere sui giornali di casi di cronaca in cui, in maniera chiara, netta, evidente, vengono completamente sovvertiti i principi base del rispetto verso gli altri e verso il lavoro degli altri. Purtroppo l’interesse personale, la voglia di arrivare ad ogni costo, l’assenza di scrupoli, il perseguimento del profitto, l’idea che la cosa più importante è “fare” e non “fare la cosa giusta”, la convinzione del “così si fa” e l’arrendevolezza davanti al “così fan tutti” contraddistinguono la nostra epoca. «Diventare imprenditore. Capace di commerciare tutto e fare affari anche col nulla. Usare tutto come mezzi e se stessi come fine. Chi dice che è amorale, che non può esserci vita senza etica, che l’economia possiede dei limiti e delle regole da seguire è soltanto colui che non è riuscito a comandare, che è stato sconfitto dal mercato. L’etica è il limite del perdente, la protezione dello sconfitto, la giustificazione morale per coloro che non sono riusciti a giocarsi tutto e vincere ogni cosa». (Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori, Milano, 2006). Questo è il nostro punto di partenza. Dobbiamo ripartire da qui. Tutti. I professionisti, i professori, le maestre, i magistrati, gli operai, senza alcuna distinzione. I giovani. Recuperare il senso del giusto. Recuperare l’onestà intellettuale. Perché l’etica rappresenti il valore aggiunto. Perché l’etica è il valore aggiunto. |
Il crollo di un palazzo non sempre è una fatalità
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