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  settembre 2010                                          
                                               
 

Giornalismo al cinema ed una recensione fuori dai soliti schemi

Alcuni appunti sparsi su Letter to Juliet (lo so, sono stato costretto)

 

A cura di Ilario d'Amato

 

Sophie è una giornalista, in cerca dello scoop per emergere e ottenere la fiducia del direttore. Quando decide di concedersi un viaggio in Italia con il futuro sposo, prossimo all'apertura del suo nuovo ristorante, si ritrova presto sola, a vagabondare per Verona mentre lui si cura solo di prosciutti e formaggi. Nel cortile della casa di Giulietta Capuleti, Sophie trova la lettera d'amore di una tale Claire per il suo Lorenzo, depositata 50 anni prima e rimasta nascosta tra le pietre del muro. Intenerita, l'americana risponde ed ecco presentarsi a Verona la vecchia Claire, in compagnia del bel nipote, Charlie. È l'occasione per il servizio che cercava, ma anche l'inizio di un'avventura romantica che non risparmierà niente e nessuno …
 

·     che cavolo di lavoro è la “verificatrice” di fatti? La verifica delle fonti è l’unica religione per chi fa questo mestiere: tolto questo, non si è più giornalisti ma scrittori.

·     il tuo ragazzo sarà pure un po’ ansiogeno, ma almeno lui ha un lavoro serio. E neanche dei più facili: è uno chef. Questo significa che deve essere un po’ artista, un po’ imprenditore, un po’ magazziniere, un po’ nazista - chiunque abbia visto almeno solo una puntata di Hell’s Kitchen può capirmi. Per renderedavvero antipatico il tizio e far sospirare alle ragazzine (che il lavoro l’hanno visto in vita loro solo al cinema, con il biglietto pagato da papà) un languido “lascialo, non fa per te”, hanno dovuto portare il povero Cristo ai limiti della paranoia. d’accordo, hai velleità da scrittrice (facciamo finta da “giornalista”) e non ti interessa particolarmente il mondo della enogastronomia, ma come diavolo fai ad annoiarti in un viaggio sulle strade del vino più belle d’Italia, con puntate a formaggi e salumi di altissima qualità?

·     la protagonista sfoggia due occhi a palla che, se fossero pieni di elio, la scaraventerebbero contro il soffitto in un secondo.

·     ma in Italia hanno bandito il telefono? Perché per cercare un Lorenzo Bartolini non telefoni e dici “ehi, ciao, ti ricordi di una certa inglesina, cinquant’anni fa?”. La cosa è ancor più grave se di mestiere fai la “verificatrice” di fatti e nomi. E meno male. Memorabile la scena in cui l’agognato Lorenzo potrebbe essere quello appena sepolto sotto un cumulo di terra con solo una croce di riconoscimento (ma perché, siamo in guerra e bisogna seppellire i cadaveri alla svelta?). Ora, vuoi fare la giornalista e nessun caposervizio ti ha mai urlato, uscendo dalla redazione, “non tornare senza la foto del morto?”. Possibile che nessuno sappia se ‘sto tizio avesse gli occhi blu, ad esempio, o potesse fornire un paio di indicazioni utili per il riconoscimento? Poi dici che ti lasciano a fare la “verificatrice”. Ci sono i pomelli del bagno da lucidare, va’.

·    il primo Lorenzo che trovano è un tizio molto cortese e tranquillo. Gli ricordano che cinquant’anni prima ha conosciuto la moglie, e diventa Hide: si scalda, li riempie di insulti, urla come un dannato e -scena da oscar- mostra anche il dito medio. Almeno la “take him” wife (sì, viene definita così nei titoli di coda - e sì, ho guardato anche i titoli di coda, sono un dannato nerd) è simpatica nel suo cliché quando urla loro dietro “portatevelo via”.

 

·     ma quanto ti pagano per fare ‘sta benedetta “verificatrice”? Col tuo ragazzo hai preso un buon tre stelle a Verona (lui lavora, conosce bene il valore dei soldi); con ‘sti due viaggi in lungo e largo in quattro stelle dotati di piscina, servizio in camera e quant’altro. E se sei a carico della vecchia, passati una mano sulla coscienza.

·    e lui? D’accordo, lavora nel ramo legale (e dove, sennò) ed ha il cuore così grande da occuparsi pro bono dei più deboli, ma pare che vivano tutti in un’eterna vacanza, come se non avessero mai impegni (incarnati tutti -e nel peggiore dei modi- da quel bruttone dello chef, pussa via).

·    a proposito di pro bono: qualcuno spieghi agli sceneggiatori che non basta uscirsene con un “gutta cavat lapidem” per dimostrare cultura. Magari in America funziona, ma qui qualunque studente del ginnasio se li mangia a colazione (e scrive meglio di lei. E degli sceneggiatori, per inciso).

·        non si fa che porre enfasi sul “destino”. No, quella è “cularìa” della miglior specie. Ti fermi UN GIORNO a Verona e fai subito conoscenza con le “segretarie di Giulietta” (oh-vostro-Dio!), anche grazie alla tua innata propensione allo stalking. Per UN GIORNO aiuti ‘ste disgraziate a raccogliere i bigliettini, e SOLO TU, dopo CINQUANT’ANNI, scopri una lettera nascosta dietro un sasso. Quando tutte le speranze sono perdute, ti fermi a “schiovere” (=per puro caso) nella tenuta del tuo vino preferito (mica uno a caso? Il preferito! E dov’è la tenuta? Sulla strada! A schiovere) e GUARDA CASO trovi lì il tuo “vero amore”. Sarà anche destino, ma dimmi tre numeri e me li vado a giocare immediatamente.

     tutta quest’enfasi sul “vero amore”. Ma andiamo. La vecchia torna dopo cinquant’anni, e lui non è neanche un po’ indispettito? “Ok, te ne sei andata di punto in bianco, ma visto che mia moglie è schiattata e tuo marito pure sposiamoci. Tanto c’è il viagra”. Se fosse stato “vero amore” non se ne sarebbe andata. Sarà pure tautologico, ma questa è una delle pochissime cose al mondo che se c’è, c’è; se non c’è, non c’è. Come dicono i Cappello a cilindro, «accade sempre quel che accade». Le scelte hanno sempre una conseguenza, e se in quel momento hai compiuto proprio quella (che per te, allora, era la migliore) significa che non era affatto “vero amore”. Anzi, probabilmente non era nemmeno “semplice amore”.

·     torni a New York, ti rendi conto (solo ora, ad una settimana dalle nozze) che il tuo fidanzato “ti piace”, ma non vuoi sposarlo. Gli piombi in cucina, lo lasci, e lui che fa? Ti abbraccia. Ma senza un coltello da piantare nella schiena. Ma stiamo scherzando? D’accordo che è un film, ma c’è un limite a tutto. Se ho investito in una relazione così tante emozioni, sentimenti, o almeno “solo” tempo, non lascio che tutto finisca così. A meno che non abbia scoperto di amare segretamente il sous-chef portoricano.

·     in Toscana non esistono le autostrade. Ci sono solo sterrati costeggiati da cipressi alti e schietti, villette immerse in vigneti mastodontici o piccoli paesini dove però nessuno è capace di dirti qualcosa su ‘sto benedetto Lorenzo.

·     la vecchia è chiaramente una guardona: ogni volta che qualcuno si bacia, lei c’è sempre a spiare da dietro le tende. E poi, capisco che il tuo ragazzo sta lavorando durante la luna di pre - miele (sì, lo so, lo so) ma alla prima occasione baci un altro? Eh, ma questo è il “vero amore”…

·     ma soprattutto: come colonna sonora gli 883 e Giusy Ferreri?