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 febbraio 2012

Lorenzo Jovanotti live in 4D

di Gabriele Naddeo

 

 

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“Lorenzo Jovanotti live in 4D”. Probabilmente non si potrebbe riassumere meglio di così l’idea che è alla base del tour di Ora, doppio album pubblicato dall’artista di Cortona ormai da più di un anno, ma ancora molto apprezzato ed ascoltato, come ci rivela la classifica degli album più venduti in Italia, dove si è arroccato da tempo in quarta posizione.

Tecnologia, elettronica ed energia sono i principali ingredienti di questo mix vincente. Appena le note di Megamix , infatti, segnano l’inizio del concerto, il Palamaggiò di Caserta sembra trasformarsi in un’enorme astronave, una grande pancia meccanica di una futuristica balena di Pinocchio. Fin dai primi momenti dell’esibizione l’obiettivo di Lorenzo Cherubini e del suo “J-Team” è molto chiaro: suscitare meraviglia nello spettatore grazie ad un ritmo irrefrenabile ed effetti all’avanguardia, con un risultato finale molto convincente. Ecco, così, che sul megaschermo presente in sala, grazie a particolari telecamere posizionate in punti strategici, la giacca dell’artista cambia colore in continuazione, fili immaginari seguono i movimenti del corpo o ancora un doppio Jovanotti sfida se stesso a duello a suon di pugni e calci digitali.

Questa particolare sinergia tra “elemento umano” e macchina è cercata principalmente nelle sonorità elettroniche: Jovanotti sembra fondere in un unico calderone le sue origini da dj e l’esperienza musicale acquisita negli anni; mixa e arrangia insieme un gran numero di brani, dalle canzoni meno recenti a quelle più attuali, cercando di trasmettere in questo modo l’idea che passato, presente e futuro vanno ad incontrarsi in un unico punto dello spazio, in una piccola particella temporale chiamata “Ora”. L’attimo, perciò, acquista un’importanza fondamentale e ,come dice a gran voce lo stesso artista, «non bisogna lasciarselo scappare prima che fugga».

A controbilanciare la marcata dinamicità dello spettacolo ci sono alcuni pezzi lenti e profondi, tra i quali spicca sicuramente l’esecuzione di Fango che, insieme all’assolo di chitarra di Riccardo Onori in Una storia d’amore, consente all’astronave di viaggiare sopra ritmi più sognanti, ed anche la vitalità emblematica di Jovanotti cede momentaneamente il posto a una sottile malinconia.

Un concerto, insomma, che rispecchia a pieno la personalità dell’artista: picchi di vitalità, tanta, tantissima energia e piccole parentesi di riflessione, come quando si rivolge al pubblico parlando di Francesco Pinna, il ragazzo ventenne di Trieste che ha perso la vita lo scorso dicembre durante le fasi di montaggio del palco: «Noi qui siamo come una grande famiglia e il dolore per la morte di Francesco lo portiamo tutti addosso. Tanti sono i progressi avvenuti nel mondo del lavoro, ma abbiamo ancora tanto da migliorare, possiamo fare sempre di più». E possiamo farlo “Ora”.

 

 

le fotografie sono di Gabriele Naddeo