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| luglio 2010 | |||||||||||||||||||||||
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Vauro tra satira, politica e impegno
civile Il vignettista più irriverente d’Italia racconta le sue battaglie e la sua visione del Belpaese odierno di Lorenzo De Donato
Il più graffiante vignettista satirico italiano. Il più sfrontato, il più icastico, il più irriverente. Spesso al centro delle polemiche, criticato, contestato, querelato, sospeso dalla tv. Ma Vauro Senesi, conosciuto semplicemente come Vauro grazie al suo nome così particolare (sembra un nome d’arte ma è il nome di battesimo), non è solo questo; anzi, dichiara, le vignette sono solo l’ultima delle sue occupazioni. Eppure quella che lo ha portato a divenire celebre.
Giornalista e disegnatore, allievo di Pino Zac, cofondatore de Il Male (celeberrima rivista satirica attiva nel quinquennio ‘77-‘82), Vauro ha collaborato e collabora con importanti quotidiani, come Il manifesto e il Corriere della Sera, e con molte testate italiane e straniere di vario genere, tra cui Linus. E’ ospite fisso del programma di Rai 2 Annozero, condotto da Michele Santoro, fin dalla sua prima edizione. Comunista vecchio stampo e di vecchia data, membro del comitato centrale del Partito dei Comunisti Italiani, della sua fede politica non ha mai fatto mistero (suo figlio si chiama Rosso, sarà un caso?). E’ scrittore, romanziere e autore di numerosi libri, alcuni dei quali realizzati a quattro mani con il giornalista Marco Travaglio. Impegnato nel sociale, è abituale collaboratore di Emergency, l’associazione umanitaria fondata da Gino Strada. Personaggio, dunque, poliedrico e multiforme, al tempo stesso una persona semplice, diretta, un toscanaccio sorridente e gioviale, ma potenzialmente corrosivo.
Questo è stato infatti il Vauro che lo scorso 23 luglio ha incontrato il nutrito e caloroso pubblico del Ravello Festival nei giardini dell’Hotel Rufolo a Ravello, nell’ambito degli incontri denominati ‘Tè con l’autore’. L’edizione 2010 del celebre festival culturale della Costiera Amalfitana, ormai agli sgoccioli, proseguirà con gli ultimi appuntamenti fino a fine settembre (previsto per il 19 l’intervento di Dario Fo). Vauro è stato il protagonista di una serata all’insegna dell’ironia pungente ma anche della riflessione e del sorriso amaro. Tanti i temi toccati: la guerra e l’esperienza con Emergency, l’informazione e la legge bavaglio, le vignette e la censura, il caso Eluana Englaro e la religione, sino all’inevitabile domanda sul caso Annozero e la recente notizia dell’allontanamento con Travaglio dal programma di Santoro e dalla Rai, sul quale il vignettista pistoiese afferma senza scomporsi: «Mi spavento che i miei pupazzetti, che ero solito mostrare in pochissimi minuti a fine trasmissione, spaventino così tanto. Si tratta di un diktat del signor Masi che prende ordini dal signor Berlusconi. Io non farò passi indietro». Sempre a proposito di Annozero, Vauro continua: «In un paese normale, Annozero sarebbe un programma normale. In una democrazia sana non esisterebbe neppure un “caso Annozero”». Il disegnatore ha poi criticato duramente il ddl intercettazioni (in quel periodo al centro dell’agenda politica e delle polemiche) e lo stato dell’informazione in Italia, alludendo a certa politica che interferisce con i normali processi mediatici e giornalistici tentando di manipolarli e imbavagliarli: «la censura che temo veramente è l’autocensura, quando si finisce per tacere a causa di opportunismo o timore di esprimere la propria opinione. E’ da essa che principalmente tento di stare alla larga. Inoltre credo che la censura sia tale non quando viene imposta ma quando la si accetta; io non l’ho mai accettata». Durante la serata, svoltasi come un informale colloquio tra la platea e il disegnatore, si è passati da tematiche più serie a temi più leggeri, ma il pubblico ha potuto constatare che le parole di Vauro, anche quando incentrate su qualcosa di apparentemente lieve (come le sue vignette), in realtà celano sempre un retrogusto di amarezza e di gravità. Vauro ha parlato a lungo criticando il conformismo e l’ideologia del denaro, intendendo per conformismo il tentativo delle persone di non pensare, non riflettere, non agire: «Pasolini definì quello che stava arrivando il “fascismo spensierato”, e questo è esattamente ciò che viviamo noi oggi, un fascismo fatto di veline, Grande fratello, suoni, colori e paillettes. Tutto ciò distrugge la capacità di critica e di riflessione delle persone, azzerando quella sana curiosità e quel genuino interesse nei confronti del mondo che dovrebbero essere alla base della nostra vita. Purtroppo la nostra è una “società della paura”, la paura che ci impedisce di pensare e consente ad un omino marcio ricoperto di cerone di avere autorità e potere su di noi». Ci si aspettava di vedere a Ravello soltanto vignette e risate, invece si è avuto il piacere di scoprire, sotto la scorza di vignettista sarcastico, un Vauro sensibile e acuto, capace di scavare in profondità nel tessuto sociale, politico e umano dell’Italia di oggi e che ha fatto dell’impegno civile e umanitario uno dei perni della sua vita.
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