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  ottobre 2010                                          
                                               
 

Travaglio, energico cavaliere della legalità
Abbiamo intervistato quello che da molti è considerato il più grande giornalista indipendente italiano

di Lorenzo De Donato

Allievo di Indro Montanelli (da molti considerato il più grande giornalista italiano), venuto sotto le luci della ribalta per la celebre intervista rilasciata durante la trasmissione Satyricondi Daniele Luttazzi (dopo la quale il comico fu silurato e il suo programma cancellato) in cui parlava delle incerte origini del patrimonio economico di Berlusconi, Marco Travaglio può essere considerato un’icona del giornalismo indipendente italiano. Giornalista e scrittore, è promotore e co-fondatore de Il Fatto Quotidiano, giornale economicamente e ideologicamente indipendente, nato da poco più di un anno ma subito affermatosi a livello nazionale, sul quale scrive. Attualmente scrive inoltre sui periodici L’Espresso,MicroMega, Linus, A, Giudizio universale e La voce del ribelle. In passato ha collaborato con importanti quotidiani quali La Repubblica,L’Unità, Il Messaggero, Il Giorno, L’Indipendente. E’ ospite fisso - fin dalla prima edizione - del programma di Rai 2 Annozero, condotto da Michele Santoro; è stato inoltre tra gli ospiti principali del programma-evento Raiperunanotte. Partecipante assiduo dei vari V-Day e No Cav Day, è molto presente anche sul web, dove cura due blog - il suo blog personale sul sito internet del Fatto Quotidiano e il blog collettivoVoglio Scendere - e tiene la videorubrica settimanale in diretta streaming Passaparola. Travaglio è anche autore di numerosi libri, circa trenta, alcuni dei quali scritti a quattro mani con i giornalisti Peter Gomez e Gianni Barbacetto. Lo scorso anno ha ricevuto dalla DJV, l’Associazione dei Giornalisti Tedeschi, il «premio per la libertà di stampa»; nel corso di quest’anno, invece, si è recato a Londra e a New York, dove ha tenuto conferenze sul tema della libertà di stampa in Italia e sullo stato dell’informazione nel nostro paese.

 

Apprezzato e premiato all’estero, dunque, e denigrato in patria, dove da alcuni è addirittura considerato un «terrorista mediatico». A livello politico, il giornalista torinese si autodefinisce un liberale - precisamente un «liberal-montanelliano» - e, in diverse occasioni, ha spiegato di aver trovato «asilo» nell’area politica di sinistra, pur essendo in realtà sostenitore di una destra ideale (proprio come Montanelli): «la mia destra - ha dichiarato - non esiste. E’ immaginaria. E’ la destra liberale». Ciononostante, negli ultimi anni Travaglio ha votato più volte l’Italia dei Valori, dichiarando apertamente di averlo fatto poiché soddisfatto delle modalità dei dipietristi di fare opposizione a Berlusconi. Ed è certamente l’opposizione - in tutti i sensi - a Berlusconi e al berlusconismo ad aver garantito una enorme partecipazione di pubblico all’incontro con il giornalista svoltosi il 2 settembre scorso presso il Castello medievale di Agropoli, in provincia di Salerno. L’evento è stato organizzato dalla libreria Edicolè di Agropoli nell’ambito della III edizione della manifestazione «Settembre culturale al Castello», rassegna letteraria promossa dall’Assessorato all’identità culturale del Comune di Agropoli, ed ha visto l’intervento del sindaco agropolese Franco Alfieri. Travaglio era già venuto sul territorio salernitano lo scorso 14 agosto per un dibattito a Santa Maria di Castellabate; i video integrali di entrambe le serate possono essere guardati sulla web tv «Stile TV» (www.stiletv.it). Nel corso della manifestazione il noto giornalista e scrittore italiano ha presentato il suo ultimo lavoro «Ad personam. 1994 - 2010: così Destra e Sinistra hanno privatizzato la democrazia», uscito pochi mesi fa per Chiarelettere. In questo libro il giornalista torinese denuncia la condizione della giustizia italiana, dilaniata da oltre tre lustri di leggi ‘ad personam’, ‘ad personas’, ‘ad aziendam’, ‘ad castam’ e ‘ad mafiam’, nel tentativo di portare avanti un’instancabile battaglia per la legalità come pochi sono capaci di fare.

 

«In Italia da 16 anni si legifera per sistemare i problemi di Silvio Berlusconi e dei suoi amici. Le leggi dovrebbero essere procedimenti generali ed astratti, invece da noi sono sempre particolari e concreti - afferma Travaglio - Gli italiani hanno perso la capacità di scandalizzarsi e di indignarsi, tutto viene passivamente e tacitamente accettato, nessuno si accorge di nulla. La Rochefoucauld diceva che l’ipocrisia è la tassa che il vizio paga alla virtù: oggi in Italia non c’è più nemmeno l’ipocrisia, si è arrivati al punto di scardinare sfacciatamente il codice penale e la costituzione, nessuno prima d’ora era mai arrivato a tanto. Bisogna però sottolineare - continua Travaglio - che le ‘leggi vergogna’ sono state fatte anche grazie alla connivenza del centrosinistra, che quando è stato al governo durante questo quindicennio non le ha mai cancellate, anzi ne ha aggiunte di nuove, come l’indulto. Perché quando Berlusconi fa leggi del genere tutti lo notano e quando le fa il centrosinistra nessuno se ne accorge? Perché nel primo caso il centrosinistra si oppone, nel secondo invece il centrodestra berlusconiano le approva e non le denuncia all’opinione pubblica». Il giornalista non risparmia severe critiche all’attuale svolta finiana: «Fini e i finiani, pur affermando di voler difendere la legalità, continuano a sostenere che il premier sia vittima di un’aggressione giudiziaria e ad appoggiare la sua intenzione di salvarsi dai processi e restare impunito; hanno attuato una scissione da Berlusconi, ma continuano ad essere d’accordo sullo scudo giudiziario, che di fatto è una legge ad personam». Travaglio passa poi in rassegna tutte le recenti leggi ad personam: «La legge ex-Cirielli, che abbrevia i tempi di prescrizione, a causa della quale oltre 400 reati al giorno vengono prescritti, cioè cancellati, ed inoltre stabilisce che gli ultrasettantenni non debbano scontare la pena in carcere (la legge è del 2005, il premier ha compiuto 70 anni l’anno seguente, si può dire che è stato un regalo di compleanno); il lodo Alfano, che sospendeva i processi penali per le quattro più alte cariche dello stato - la norma interessava solo Berlusconi, le altre tre cariche non ne avevano bisogno - ma in seguito la Corte costituzionale lo ha bocciato; il processo breve, che in realtà non avrebbe abbreviato i processi ma ne avrebbe letteralmente cancellato il 30 - 40 % del totale; il legittimo impedimento, attualmente in vigore, per il quale l’imputato (presidente del consiglio e ministri) può per un massimo di 18 mesi sottrarsi al processo laddove le date delle udienze coincidano con le date di impegni politici. E’ una scena patetica e umiliante per la democrazia ogni volta che Berlusconi si sottrae ad un’udienza grazie a questa legge. Il 14 dicembre la Corte costituzionale si pronuncerà sulla compatibilità di questa norma con la costituzione». Le battute finali del giornalista sono sferzanti: «Come sarebbe andato a finire Berlusconi senza leggi ad personam? Condannato, arrestato. Quel che gli italiani devono chiedersi è: perché in Italia tutti sanno tutto dei processi di Cogne o di Garlasco o di Perugia ma nessuno sa niente dei processi del premier? E soprattutto: quale prezzo ha pagato l’Italia per garantire l’impunità a Berlusconi?».