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| ottobre 2011 | |||||||||||||||||||||||
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Hilgers, musicista poliedrico ed eclettico Intervista a Walter Hilgers, solista, camerista, orchestrale, didatta e direttore d’orchestra
Walter Hilgers, tubista, direttore d’orchestra e didatta tedesco, docente di musica da camera alla Hochschule für musik «Franz Liszt» di Weimar in Germania, può vantare un’ultratrentennale carriera musicale e didattica. Si è esibito in passato sia da solista che come membro di orchestre e formazioni cameristiche, suonando in prestigiose orchestre tedesche e austriache, diretto da celeberrimi direttori tra cui Riccardo Muti, Claudio Abbado, Herbert von Karajan, Daniel Barenboim, Lorin Maazel, Pierre Boulez. Ha insegnato in diversi istituti musicali tedeschi e ha ormai da molti anni intrapreso l’attività di direttore d’orchestra; in questa veste è stato chiamato a dirigere orchestre straniere in Croazia, Romania, Slovacchia e Uruguay. L’attività musicale lo ha portato ad esibirsi anche negli Stati Uniti e in Asia. Molto ampia è la discografia che lo vede poliedricamente protagonista come solista, orchestrale, camerista e direttore d’orchestra. Maestro, in che misura sono importanti per un musicista la tecnica e il suono? «Sono entrambi molto importanti, se non si possiede il giusto suono quando ad esempio si suona in orchestra, non si ha nessuna speranza di andare avanti. E’ importantissimo giungere ad un alto livello di qualità in tutto: suono, tecnica, comprensione della musica e a livello generale conoscenza di tutta la letteratura musicale». Quanto sono importanti la spiritualità e la ricerca della stabilità interiore per riuscire a produrre buona musica e coinvolgere emotivamente chi ascolta? «E’ molto importante che il giovane musicista sviluppi la propria personalità, il docente non deve esercitare un’influenza permanente sull’educazione musicale dello studente: ognuno deve autonomamente trovare la propria via. L’insegnante può solo indicargli alcune direzioni che possono andar bene per lui, ma alla fine è lo studente che deve trovare le modalità che predilige riguardo il suono e l’interpretazione. Gli insegnanti possono aiutare i propri allievi, i quali però non devono diventare loro fotocopie». Quali sono i compositori che preferisce? «Per quanto riguarda il mio repertorio come direttore d’orchestra, preferisco la musica romantica, ad esempio Schumann, Brahms, Mahler, Wagner. Amo la musica di Bach e mi interessa molto anche la musica contemporanea. Anzi sono sempre alla ricerca di nuovi pezzi, suono spesso brani in prima esecuzione assoluta, quindi sono molto aperto a qualsiasi genere. L’importante è che sia buona musica». Cosa consiglia un musicista della sua levatura ai giovani studenti? «Se si vuole diventare professionisti, ci sono diverse cose importanti da tener presente. Si devono avere talento ed energia, si deve combattere, si devono avere molti interessi ed essere aperti a tutto. E’ sbagliato focalizzarsi solo sul proprio strumento; è di vitale importanza riuscire ad avere una visione ampia nei confronti della musica. Io, ad esempio, ho fatto esperienze come solista, in orchestra, in formazioni cameristiche, nella direzione d’orchestra e nel settore dell’insegnamento. E’ necessario inoltre avere la possibilità di ascoltare i concerti dei grandi artisti, di ascoltare numerose registrazioni e trovare la propria personale modalità d’interpretazione della musica». Cosa ci può dire della sua esperienza di direttore d’orchestra? «Mi piace molto lavorare con l’orchestra. La ragione per cui ho deciso di intraprendere questa esperienza è perché chi è membro di un’orchestra deve seguire l’interpretazione del direttore, non può mai dar spazio alle sue idee personali, invece a me piace decidere per tutta l’orchestra. Ricordo di aver letto da ragazzo un’intervista su un quotidiano viennese ad Harnoncourt (celebre direttore d’orchestra austriaco, ndr): gli chiesero perché aveva smesso di suonare in orchestra come violoncellista ed egli rispose che era perché non voleva più suonare con altri direttori d’orchestra. Per me è lo stesso, voglio fare la mia personale esperienza, proporre il mio linguaggio, la mia visione interpretativa. Tra l’altro vedo che l’orchestra vuole collaborare con me e di questo sono contento». Lei ha lavorato con i più importanti direttori d’orchestra, Muti, Abbado, von Karajan, Barenboim, Maazel. Quanto è stato importante suonare sotto la loro direzione? «E’ stata un’esperienza importantissima. Ho imparato molto sul suono e sulla cultura dell’orchestra, specialmente da von Karajan, il quale era un mago, riusciva ad ottenere splendidi effetti di suono dall’orchestra solamente con piccoli movimenti delle dita e delle mani, lavorava molto sul suono. Egli ha avuto molta influenza su di me, in Germania era famosissimo, specialmente per l'interpretazione di Bruckner. Benché ottantacinquenne, non smetteva di lavorare sull’interpretazione delle sinfonie di Bruckner: provava sempre a migliorare e a progredire, anche alla sua età. Von Karajan è per me un modello di professionalità: provare sempre a migliorare, tentare sempre di conoscere e far venir fuori la volontà del compositore, e mai quella del direttore d’orchestra». |
Walter Hilgers con il nostro Lorenzo De Donato |
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