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| novembre 2010 | |||||||||||||||||||||||
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Michele Santoro, giornalista scomodo di Lorenzo De Donato
Non può non essere definito un giornalista “scomodo” Michele Santoro, classe 1951, giornalista e conduttore televisivo Rai, originario di Salerno, in quanto molto spesso il potere politico ha tentato di oscurarlo. Nel 2002 Santoro fu cacciato dalla Rai a causa del cosiddetto “editto bulgaro” berlusconiano (è stato poi reintegrato nel 2005 per sentenza del Tribunale di Roma in quanto si trattava di licenziamento senza giusta causa); nel marzo di quest’anno ci sono poi state, nell’ambito dell’inchiesta di Trani, le intercettazioni delle telefonate tra il premier Berlusconi, il direttore del Tg1 Minzolini e il commissario dell’Agcom Innocenzi, in cui venivano fatte pressioni dall’alto per cancellare il programma Annozero. Tale inchiesta non è che l’apice di un tentativo di censura ai danni di Santoro ormai in atto da anni, che continua tuttora nel contenzioso tra il giornalista campano e il direttore generale della Rai Masi: i continui sviluppi della vicenda si leggono quotidianamente sui giornali. La strategia escogitata dal mondo politico per epurare Santoro, utilizzata spessissimo negli ultimi dieci anni, consiste in incessanti accuse di faziosità, che hanno lo scopo di screditare il personaggio agli occhi dell’opinione pubblica,e nell’utilizzo dell’Authority, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), per infliggere sanzioni e sospensioni (come testimoniato dall’inchiesta di Trani), fino ad arrivare al già citato licenziamento ufficiale dalla Rai per mezzo di motivi futili e pretesti di vario genere.
Questo torbido intreccio tra televisione e politica è stato il tema principale del discorso del giornalista salernitano, ospite lo scorso 11 settembre a Vietri sul Mare, a pochi passi dalla sua città, in quello che è stato un applauditissimo ritorno alle origini. La manifestazione che lo ha visto protagonista - un dibattito sul tema Giornalismo oggi - si è svolta nell’incantevole cornice notturna della terrazza-anfiteatro della Villa Comunale vietrese ed è stata organizzata dal Comune di Vietri sul Mare e dall’Associazione Giornalisti Cava e Costa d’Amalfi “Lucio Barone”. A Santoro è stato consegnato il “Premio Vietri sul Mare”, «per aver contribuito ad affrontare il delicato tema della libertà di stampa e di parola». La serata, allietata dalla musica popolare del gruppo vietrese “I MusicaStoria”, ha avuto inizio con i saluti del sindaco di Vietri Francesco Benincasa e del presidente dell’Associazione “Lucio Barone” Antonio Di Giovanni; prima di dare la parola a Santoro, un minuto di accorato silenzio per il sindaco di Pollica Angelo Vassallo, brutalmente ucciso da sette colpi di pistola, e per la giovane Francesca Mansi, morta nell’alluvione di Atrani (due eventi di cronaca in quel periodo all’ordine del giorno).
L’intervento del giornalista Rai è iniziato con un’interessante riflessione sul rapporto tra la politica e la tv in Italia: «La DC ha sempre avuto un atteggiamento paternalistico e protezionistico verso l’Italia, il suo obiettivo era lo sviluppo e la crescita culturale del paese. All’inizio in televisione c’era un solo canale, senza nessuna alternativa; poi i canali divennero due, in seguito nacquero la tv privata di Berlusconi e il terzo canale Rai. La presenza di più canali era positiva, favoriva il pluralismo, il confronto, era un’opportunità di crescita. Il problema è che poi la crescita si è bloccata, c’è stata la crisi della Prima Repubblica e a questo punto un pezzo del vecchio sistema si è imposto sotto una nuova veste: la televisione si è fatta partito. La tv ha smesso di crescere poiché è diventata subalterna al potere politico, è stata imposta una forte limitazione della libertà d’espressione». Il giornalista ha parlato poi dell’informazione e del ruolo dei mass media: «L’informazione è il cuore di una democrazia. Come affermava Camillo Benso conte di Cavour, si può avere un sistema corrotto e dei cattivi governanti, ma avere un’informazione libera favorirà sempre la possibilità di giudicare e di criticare i propri governanti. La tv è per noi oggi come il teatro greco era per gli antichi, cioè al centro della vita culturale: la televisione è il centro della nostra mente, è diventata un prolungamento del nostro cervello. Essa ci parla dei drammi che accadono nel mondo; le persone ne rimangono colpite, si commuovono, partecipano emotivamente alle situazioni. Ma la tv è fatta anche di personaggi scomodi, i giornalisti, che denunciano le dure verità che tutti gli altri vogliono seppellire. Dunque da un lato una tv che parla dei drammi e dei problemi, dall’altro una tv che parla delle responsabilità, delle colpe, degli sbagli che si celano dietro questi drammi e questi problemi e ne sono all’origine».
La data in cui si è svolto l’evento - l’11 settembre - scelta appositamente in ricordo dell’attentato terroristico alle Torri Gemelle di New York, è stata lo spunto per alcune considerazioni su questo tragico episodio: «Dopo l’11 settembre è venuto sulla scena un nemico invisibile e per combatterlo si è iniziata una guerra. I mass media hanno indotto a schierarsi senza riserve dalla parte degli Americani e non ci siamo più fatti domande: se la sicurezza è stata perforata, bisogna chiedersi (ecco la domanda scomoda) perché è successo questo. E la risposta non è una guerra preventiva». Santoro ha inoltre riflettuto su com’è cambiato il giornalismo grazie alle nuove tecnologie, in particolar modo l’informatica e internet, che hanno letteralmente rivoluzionato una professione che aveva quale suo veicolo tradizionale la carta stampata. «Grazie ad internet» - ha affermato il giornalista -«è stato possibile realizzare eventi straordinari quale ad esempio il programma-evento Raiperunanotte», che lo ha visto protagonista il 25 marzo scorso.
Santoro ha in seguito affrontato il tema dell’informazione nel nostro paese: «In Italia c’è un uomo che ha potere politico, potere economico e potere mediatico. Questo è fascismo? No, ma è una situazione delicatissima: infatti oggi l’opinione pubblica è una forza dominante e sovrana, e, se la televisione (che in Italia è uno dei principali strumenti per la formazione dell’opinione pubblica) indirizza verso determinati modi di pensare, allora l’opinione pubblica ne è inevitabilmente influenzata. Naturalmente se un leader conquista l’opinione pubblica vincerà sempre. Berlusconi è un duce? No, è un leader. Ma se questo leader politico ha anche un enorme potere mediatico, allora significa che può condizionare pesantemente l’opinione pubblica. L’Italia è dominata dal conflitto d’interessi. Il potente decide di investire i suoi soldi non per creare una voce libera ma per ottenere favori in cambio. Persino gli organi, che dovrebbero essere totalmente neutri e indipendenti (come il Cda della Rai e l’Agcom), sono ormai completamente politicizzati. Un sistema marcio che sacrifica le persone oneste a vantaggio delle cricche. In un altro paese, ad esempio, i giornali si indignerebbero per Dell’Utri. Come fa un condannato per reati di mafia a stare al Senato? E, sempre in un altro paese, darebbe le dimissioni non perché richiesto dagli avversari politici ma perché imposto dal suo stesso partito. I partiti dovrebbero essere i custodi della moralità». |
Michele Santoro nel corso
dell'incontro tenuto a fotografia De Donato
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