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  novembre 2011                                          
                                               
 

Il tramonto del berlusconismo? Forse si, anzi no

 

  di Lorenzo De Donato

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Mentre il mondo occidentale trema e quella che sarà ricordata come la grande crisi economico-finanziaria d’inizio ventunesimo secolo fa traballare ogni certezza, in Italia volge lentamente al termine la lunga esperienza politica del berlusconismo, un declino ormai inarrestabile preannunciato negli ultimi mesi e anni da certi comportamenti dissoluti e lussuriosi tipici dei periodi di decadenza (come la Roma tardo-imperiale, non a caso quando si sente parlare di bunga bunga viene alla mente «I Romani della decadenza», il celebre dipinto di Thomas Couture).

Ancora prima che il premier perdesse la maggioranza in parlamento e annunciasse le sue future dimissioni, già da mesi in tv e sui giornali era tutto un susseguirsi di discorsi e articoli che pontificavano sulla fine ormai prossima del berlusconismo e iniziavano a fare bilanci e considerazioni storiche sul ventennio berlusconiano. In televisione, soprattutto nelle trasmissioni non vicine al premier - ormai in Italia programmi televisivi e giornali che fanno uso della libertà di pensiero e di parola vengono definiti ″non vicini al premier″ per distinguerli da quelli da lui controllati e manipolati - si fronteggiavano le opposte scuole di pensiero di chi dava Berlusconi per spacciato e di chi invece invitava alla prudenza adducendo come spiegazione il fatto che il vecchio volpone di Arcore già altre volte sembrava finito e poi era ogni volta inaspettatamente risorto.

Adesso, dopo una lunga e lenta agonia, quel momento è davvero arrivato, eppure c’è qualcosa che ancora non quadra. Perché il grande problema, e il danno più grave che quell’uomo ha arrecato al paese che diceva di amare, è che il significato del berlusconismo non è soltanto politico ma anche culturale. Che cosa significa? Non è una novità, è un concetto di cui si è già parlato, ma siccome coloro che hanno avuto il coraggio e l’intelligenza di parlarne sono pochi, vale la pena ribadirlo: il berlusconismo è diventato, purtroppo, il modo di pensare dell’italiano medio, l’italiano medio tutto casa, chiesa, lavoro, famiglia e amante, l’italiano medio che guarda il Grande fratello e pensa a curare egoisticamente soltanto il proprio orticello, senza un minimo di senso civico, di senso della legalità o di impegno civile, l’italiano medio che quando sente dire al telegiornale che il suo capo di governo, la notte, anziché dormire, si trastulla con decine e decine di ragazze, lo giustifica e anzi lo ammira, o peggio ancora è indifferente e non si sforza mai di cambiare opinione verso ciò che al giorno d’oggi in Italia è diventato indifendibile, l’italiano medio stordito da questo tripudio di suoni, colori, pubblicità, veline, paillettes e reality show.

Il ″fascismo spensierato″ profetizzato da Pasolini è questo: la televisione commerciale, il velinismo, la cultura dell’apparire, la cultura del godimento sfrenato a tutti i costi e in tutti i modi, la cultura del tirare a campare e di evitare i problemi e le decisioni difficili. E’ vergognoso che il ruolo avuto da questo sistema culturale impostosi in Italia negli ultimi decenni sia stato quello di coccolare le masse, di fornire loro vagonate di beni rassicuranti quanto futili, di trasformare la politica in avanspettacolo e in barzelletta, insomma, per farla breve, di lobotomizzare gli italiani e di incoraggiare la mediocrità, anziché tentare di cancellarla e spronare ad un miglioramento culturale.

Quando Saramago parlava di Berlusconi scrivendo che «questa ‘cosa’, questa malattia, questo virus, minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi» in fondo non alludeva al Berlusconi uomo, imprenditore o politico, ma al berlusconismo come sistema culturale, che punta a distruggere «il cuore di una delle più ricche culture europee» e a danneggiare ulteriormente quello che purtroppo nell’immaginario collettivo è già di per sé il popolo del sole, del mare, della pizza e degli spaghetti. E’ questo purtroppo il tipo di berlusconismo che ha rovinato l’Italia, che sopravviverà al suo fondatore e che costituisce un cancro culturale davvero difficile da estirpare. Volendo sintetizzare: il berlusconismo non muore con Berlusconi.

 

 

 

Silvio Berlusconi
foto tratta da voceditalia.it