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  febbraio 2011                                          
                                               
 

Carlo Verdone: 60 anni e non sentirli

L’attore e regista romano ospite all’Università di Salerno nell’ambito della manifestazione Filmidea

di Lorenzo De Donato

L’attore e regista Carlo Verdone ha incontrato lo scorso 11 gennaio gli studenti dell’Università degli Studi di Salerno nell’Aula Magna dell’ateneo, nell’ambito della rassegna Filmidea, appuntamento che ogni anno ospita presso il campus di Fisciano importanti personaggi del mondo del cinema per lezioni ed incontri con gli universitari. La manifestazione, quest’anno giunta all’ottava edizione e dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia, è organizzata dalla Facoltà di Lettere e Filosofia (in particolare dai dipartimenti di Scienze storiche e sociali, di Scienze della comunicazione e di Sociologia e scienza della politica) ed è coordinata dai docenti Pasquale Iaccio, Piero Cavallo, Gino Frezza, Marco Pistoia e Roberto Vargiu.Gli altri ospiti dell’edizione 2010/2011, intervenuti presso l’ateneo salernitano nei mesi scorsi, sono l’attore e regista Michele Placido, il regista napoletano Mario Martone, il regista toscano Giovanni Veronesi e il duo comico Ficarra e Picone. L’appuntamento con Carlo Verdone, popolare attore romano, è arrivato inaspettato, una vera e propria sorpresa per gli studenti salernitani, in quanto non previsto nell’originario programma di Filmidea 2010/2011, che quest’anno ha dovuto fare i conti con gli ingenti tagli governativi alla cultura e all’università, come sottolinearono ampiamente i docenti organizzatori durante il primo incontro, avvenuto con Placido, nel novembre scorso. L’incontro con Verdone è stato poi deciso e confermato nelle ultime settimane, con grande piacere da parte del mondo universitario salernitano. L’attore e regista romano, che ha ormai 60 anni ma non li dimostra (se non fosse per la capigliatura leggermente canuta, gliene si darebbero dieci o venti in meno), serba forse il segreto della giovinezza nella vitalità e nell’allegria delle sue smorfie e delle sue maschere, nell’esuberanza e nell’energia comica sprigionate dai suoi personaggi impossibili ed esagerati, urlanti e mitomani, tutti caratterizzati da una ridicola e prorompente fisicità.

I numerosissimi studenti, che affollavano la sala, hanno dato il benvenuto a Verdone con una calorosissima accoglienza fatta di urla e applausi: «Non ho mai visto così tanto entusiasmo nell’accogliere un ospite di Filmidea»- afferma Pasquale Iaccio introducendo l’incontro - «per Carlo Verdone non c’è bisogno di presentazioni. Oggi abbiamo l’onore di avere qui con noi l’erede di Alberto Sordi, che, con i suoi film, dagli anni '80 in poi, ha raccontato la storia d’Italia degli ultimi decenni».

Verdone ha risposto con simpatia, affabilità e dovizia di particolari alle domande degli studenti salernitani, raccontando il suo cinema, i suoi personaggi, la sua carriera, i suoi inizi come attore in ambito teatrale ed i suoi rapporti con altri personaggi del cinema italiano, quali Alberto Sordi, Massimo Troisi, Antonio Albanese, Christian De Sica (quest’ultimo, suo cognato, marito della sorella,  però «ha scelto quel filone, la commedia molto popolare, i cinepanettoni natalizi»). Il comico ha, inoltre, dato spazio alla narrazione di divertenti aneddoti riguardanti situazioni da lui vissute in prima persona, come il quadro settecentesco che si stacca dalla parete dell’appartamento romano di Troisi mentre i due stanno chiacchierando in salotto e casca sulla sua testa, lasciandolo per terra sanguinante mentre l’attore napoletano si sbellica dalle risate.

Sul rapporto con Sordi, smentendo di esserne l’erede, come del resto ha sempre fatto, afferma: «Io non sono l’erede di Sordi. Questa cosa la disse lui una volta, ma io non sono mai stato d’accordo: Sordi è una maschera e le maschere sono uniche, non si possono replicare. Inoltre tra me e lui ci sono delle differenze: Sordi è simpatico, ma è cinico, è cattivo, non è così tanto umano come può sembrare. In lui c’è un forte cinismo. Se gli chiedevi perché non era sposato, ti rispondeva: «e che me metto n’estranea dentro al letto?». Era un italiano un po’ egoista ed egocentrico, vedeva tutto il mondo esterno come una mostruosità. Invece in me c’è più umanità. Nel mio cinema ho raccontato l’Italia con nitidezza e con sincerità, ma con più umanità rispetto a lui. Direi quindi un simpatico cinismo in lui, una leggera assoluzione verso gli Italiani in me, da parte mia una carezza, invece da parte sua una sberla. E poi Sordi aveva una doppia anima: tanto era solare in pubblico quanto era cupo nel privato, estroverso davanti alla telecamera ma oscuro nella vita di tutti i giorni».

Verdone, famoso caratterista, parla poi dei suoi personaggi, delle sue maschere: «Io nella realtà non sono nessuno dei miei personaggi. Riesco a creare i miei personaggi così particolari non perché sono uno psicologo ma semplicemente perché sono un buon osservatore, sono sempre stato un pedinatore di Italiani, alla ricerca dei dettagli. Per notare i dettagli, bisogna indignarsi e bisogna stupirsi. Io sono un interprete di mitomani, di personaggi che si credono grandi: la mitomania, del resto, è una malattia di oggi».

C’è anche spazio per parlare di attualità: «Per come stanno le cose nel nostro paese, non sono per niente ottimista, non posso esserlo. I tagli del governo alla cultura sono estremamente negativi. C’è bisogno di una vera e propria battaglia per la cultura. Se si va avanti così, non ci sarà ricambio generazionale; se si continua con i tagli alla ricerca, le nuove generazioni non riusciranno a crescere. I politici tagliano i fondi alla cultura ma hanno centinaia di auto blu. Il nostro, purtroppo, è un paese refrattario alla cultura, ha un enorme patrimonio storico e artistico da esaltare, ma non se ne cura, basti pensare all’incuria verso i monumenti storici. Non è vero che con la cultura non si mangia, con la cultura e con il cinema si mangia eccome, basti pensare agli incassi di alcuni film. Io credo che i tagli alla cultura siano sbagliati e autolesionisti». Al termine dell’incontro, consueto bagno di folla per autografi e fotografie, un vero e proprio assalto al quale il comico si è sottoposto ben volentieri.

 

 

fotografia De Donato