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| dicembre 2011 | |||||||||||||||||||||||
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Il Disturbo Bipolare
di Gianfranco Del Buono
In uno dei precedenti numeri della rivista, abbiamo provato a parlare della depressione e abbiamo tentato di capire tutti i suoi segni e sintomi che creano una grave sofferenza in chi ne porta il drammatico carico. C’è una discreta conoscenza della depressione nel grande pubblico, così come sui media se ne dibatte diffusamente: comincia a crearsi una grande consapevolezza della sofferenza che genera in chi ne soffre. Ma non c’è altrettanta conoscenza di un disturbo che contiene la depressione, che ha, cioè, come caratteristica periodi anche lunghi di depressione, insieme a periodi in cui il paziente non è affatto depresso, anzi al contrario si presenta euforico, molto attivo, estremamente loquace, in una maniera che non è usuale per la sua storia di vita. Questo disturbo così cangiante nel suo decorso è definito disturbo bipolare, conosciuto anche come follia circolare o psicosi maniaco-depressiva, come lo avevano denominato gli psichiatri dell’ottocento e del novecento. E’ una sindrome descritta già dall’antichità: infatti, ai tempi dell’antica Grecia, troviamo la descrizione di persone che attraversavano periodi in cui si presentavano depressi e apatici, e momenti in cui erano iperattivi ed euforici. Il disturbo bipolare, come già accennato, ha la caratteristica di avere un decorso molto particolare: sembra di stare su una giostra con l’individuo che attraversa periodi di intensa euforia e felicità, che possono rivelarsi anche pericolosi e periodi di intensa disperazione angoscia e mal di vivere che sono tipici della fase depressiva. Abbiamo già descritto la fase depressiva, con il suo carico di sofferenza, e di dolore morale, e pertanto ci interessa raccontare e descrivere la fase euforica detta episodio maniacale. In questo episodio, il paziente si sente estremamente bene, è “al settimo cielo”, “si sente come un leone”, avverte la sensazione di poter fare tutto: il suo stato d’animo, l’umore sono elevati, ha una sensazione di benessere senza limiti. Ma a tutti questi lati positivi si contrappongono altri lati negativi. E’ facilmente irritabile, quando contrastato si irrita e si arrabbia, alza la voce molto facilmente, rimprovera aspramente; ha il litigio facile sia nei confronti dei più stretti familiari che di semplici conoscenti. I pensieri corrono via veloci, si affollano nella testa, e a volte diventa difficile stare loro dietro. Tutto ciò si traduce in una loquacità esagerata; è inarrestabile quando parla, ma parla con una velocità inusitata. Il paziente manifesta la convinzione di essere particolarmente in gamba, ha un’autostima esagerata: “nessuno è bravo come me”, “posso fare tutto”, può sviluppare delle vere e proprie idee di grandezza che possono rivelarsi essere estremamente pericolose. Ha una spinta inimmaginabile e fare le cose, la sua vita è caratterizzata da una estrema iperattività: non avverte il bisogno di dormire, trascorre le ore della notte a fare e disfare delle cose. C’è una mancanza di inibizioni da qualunque punto di vista, per cui tali pazienti si avventurano in spese esagerate che possono mettere a repentaglio l’economia dell’intero nucleo familiare. Sono facilmente coinvolti in storie sentimentali, che compromettono la loro situazione familiare. Il paziente non ha consapevolezza di malattia; come fa infatti a considerare patologico un periodo della sua vita, in cui si sente benissimo ? Come fa a curarsi quando avverte solo sensazioni positive e gli unici problemi possono venire dagli altri, anche del suo nucleo familiare, che non lo accontentano e non si rendono conto delle sue immense capacità? Infatti riuscire a convincere le persone ad assumere la terapia in tale fase è un’impresa molto difficile. Ma a complicare ulteriormente il quadro clinico, ci possono essere episodi in cui la persona presenta sintomi della sfera depressiva contemporaneamente a sintomi euforici: il paziente pur sentendosi triste e depresso è agitato, irrequieto, parla molto e non riesce a fermarsi dal parlare. Questi sono i cosiddetti stati misti. Negli episodi depressivi o misti sono possibili i tentativi di suicidio, che ovviamente costituiscono l’eventualità più temuta. A volte è difficile diagnosticare il disturbo bipolare, perché spesso gli episodi di euforia iniziano molto tardi nel decorso della malattia: infatti non è raro il caso di persone che dalla loro età giovanile soffrono di episodi di depressione e poi dopo molti anni, anche decenni, presentano l’episodio maniacale, che sorprende tutti. Il trattamento del bipolare come al solito si avvale di un approccio farmacologico, essenziale nelle fasi acute della malattia e di un approccio psicologico sotto forma di una psicoterapia e/o attraverso un intervento psicoeducativo rivolto al paziente e ai suoi familiari. Per quello che riguarda l’approccio farmacologico, bisogna condurre l’intervento con un doppio scopo: curare l’episodio attuale di cui soffre il paziente ma anche tentare di prevenire altri ulteriori episodi nel futuro (la cosiddetta terapia di mantenimento). I farmaci più utilizzati appartengono alla classe degli stabilizzanti dell’umore, tra cui spicca per efficacia il litio (somministrato sotto forma di sale carbonato): tale farmaco pur essendo entrato in commercio circa sessanta anni fa, si rivela essere ancora il migliore soprattutto nella terapia di mantenimento, allo scopo di prevenire altri episodi. Ma ci sono anche altri stabilizzanti dell’umore che trovano la loro utilità nella terapia del bipolare, e tra questi non possiamo non citare il valproato, la carmabazepina, la lamotrigina. Nelle fasi euforiche, maniacali, trovano largo impiego altri farmaci, gli antipsicotici, che hanno dimostrato negli ultimi anni di avere una discreta efficacia sia nella terapia acuta dell’episodio euforico che nella terapia a lungo termine di mantenimento. La psicoterapia è un momento importante nel trattamento del bipolare, anche sotto forma di una terapia psicoeducativa: il paziente ed anche la sua famiglia vanno educati a comprendere le peculiarità di questo difficile disturbo a prendere le giuste contromisure (evitare di stressarsi troppo!), e riconoscere i campanelli d’allarme, quei piccoli segni e sintomi che possono far immaginare l’ingresso in un altro episodio di malattia, ad esempio l’insonnia. In conclusione, è importante la valutazione frequente del paziente, con il monitoraggio della situazione clinica e di eventuali effetti collaterali prodotti dai farmaci, momenti ottenibili solo attraverso la costruzione di una forte alleanza terapeutica con il paziente che deve diventare il primo attore nella cura del suo disturbo.
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immagine tratta da deabyday.tv |
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