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| marzo 2011 | |||||||||||||||||||||||
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Ma che musica maestro di Bruno De Luca
“Ma che musica maestro” cantava Raffaella Carrà nel 1970. E potrebbe essere questo il titolo della stagione musicale del salernitano con i locali che hanno riscoperto il piacere di proporre concerti live e la nascita, da quest’anno in organico, di due classi di jazz al Conservatorio Statale G. Martucci di Salerno. Poi ci sono loro, i musicisti. I nostri. Ognuno con un carattere ben definito. Ognuno con qualcosa da raccontare. Percorsi di vita che inevitabilmente si sono intrecciati con i tanti capitoli in curriculum. Storie di incontri, emozioni, approcci quasi sempre del tutto casuali. L’esperienza della prima trasmissione dedicata alla musica made in Salerno, che dal palco del Modo Jazz Club rimbalza sul digitale terrestre, canale 73 e precisamente su Tele Diocesi Salerno, completa il quadro. Come emerge dal profilo tracciato attraverso il piccolo schermo, l’incontro con l’arte dei suoni è legato all’ascolto di un disco. Ad aver contagiato i jazzisti salernitani, nel caso specifico, ci sono nomi del calibro di Wayne Shorter, John Coltrane, Charlie Parker, Claus Ogerman. Se poi a tutto questo si aggiunge la recente dichiarazione di Sandro Deidda, musicista, «...Salerno sta vivendo un rinascimento musicale. Tra i giovani c’è un bel fermento», allora il tratto di questo quadro dalle tinte forti diventa più definito. Si sta facendo di nuovo scuola? Forse si. I presupposti ci sono tutti. Ma attenzione a non dimenticare quel passato, ancora vicino, che ha visto protagonisti uomini come Jimmy Caravano, Achille Guglielmi, Franco Deidda, Angelo Cermola e tanti altri come loro che hanno dedicato la vita alla musica avviando un percorso ben preciso. Tanti sono i musicisti che ne hanno raccolto l’eredità, ma senza giovani pronti a ricevere ancora una volta il testimone tutto si riduce ad un’isola felice...
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Il jazzista Sandro Deidda
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