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| febbraio 2011 | |||||||||||||||||||||||
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Al Pan a
lezione di Soul di Cesare Savastano Napoli, città dai mille contrasti, tra i tanti problemi, è capace anche di rinnovarsi e proporre eventi unici a livello nazionale, come Black in the Usa!, conferenza-concerto tenutasi il 31 gennaio al Palazzo delle Arti di via dei Mille per celebrare la proroga della mostra Rock! fino al 14 febbraio, richiesta a furor di popolo dato il grande afflusso di visitatori (7500 dall’apertura della mostra), tra cui nomi eccellenti come Ian Paice dei Deep Purple e Chris Barron degli Spin Doctors. L’evento Black in the Usa!, dedicato alla Black Music, ha visto anche la presenza del console americano Donald L. Moore, afro-americano, intervenuto per presentare il Black History Month al consolato di Napoli. Ad introdurre la lezione un esempio live dalla band funk-soul degli April Fools, che, partiti con un pezzo di Stevie Wonder, hanno dimostrato da subito conoscenza del genere e solide doti vocali-strumentali. Ha avuto inizio, poi, la conferenza con i giornalisti Carmine Aymone e Michelangelo Iossa, curatori culturali della mostra, che hanno portato i presenti sull’ottovolante di un viaggio immaginario nella storia della musica nera partendo dalle origini: da quel viaggiatore bianco che ascoltò per la prima volta un uomo di colore nel Mississippi, alla fine dell’Ottocento, suonare la chitarra scivolando un coltello sul manico e cantare Where the Southern cross the dog, riferimento ai crossroads (crocicchi), che verrà ripreso da Robert Johnson, un bluesman leggendario, musicista errante morto giovane e che si mormorava avesse imparato d’un tratto a suonare, dopo l’incontro, sempre ad un crocicchio, con il diavolo. I “funky-giornalisti” hanno sottolineato, poi, come il primo pezzo davvero rock‘n’roll sia stato 88 Rocket di Ike Turner del 1950, recante addirittura per primo un suono di chitarra distorta, molto prima di Bill Haley e Elvis Presley. Essi hanno messo in risalto come da quell’ambiente artistico siano scaturiti i geniali discografici di Sun Records, Stax e Motown, il cui suono ha influenzato migliaia di musicisti bianchi di qua e di là dell’Atlantico. La Motown in particolare fu una vera e propria catena di montaggio della musica e forgiò artisti indimenticabili come Marvin Gaye, Stevie Wonder e il primo Michael Jackson. A questo punto della conferenza abbiamo avuto la fortuna di ascoltare la vocal track di Sexual healing cantata da Mr. Marvin Gaye in persona con solo accompagnamento di cori, niente computer, solo una voce intonata e fenomenale, un ascolto che da solo vale la conferenza. È intervenuto poi il console Moore, rimarcando che in America i grandi cantanti della Motown e lo stesso Michael Jackson, più che dal blues, venivano da una tradizione gospel, quindi legata alle chiese, dove la messa della domenica dura quattro ore (!) di canti e spirituals: il console stesso si mette a cantare un gospel con una voce che non ha niente da invidiare a quella di un soulman di Harlem. La lezione (possiamo veramente chiamarla così) è terminata con Michael Jackson e il rap. Dopo la raccomandazione del console a tornare in chiesa (sic!), riprende il live set degli April Fools che fanno ballare il pubblico con ottime cover di What’s goin’ on di Marvin Gaye, I can’t help it, Billy Jean, ABC di Michael Jackson e I feel Good di James Brown, trasformando la conferenza in un vero dance party, con partecipazione anche degli addetti del museo. Scappo a prendere il treno mentre giovani e vecchi continuano a ballare. Per una sera, il Pan è stato l’Università del Soul (l’evento, con stralci della conferenza e pezzi live, è visitabile su Youtube digitando “April Fools Napoli |
Una immagine di April Fools Nepoli |
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