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| ottobre 2010 | |||||||||||||||||||||||
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Prendiamo consapevolezza della crisi ecologica!
di Bettina D'Agostino
Esiste oggi l’urgenza di fare qualcosa per salvare il pianeta, il che significa salvare il genere umano. Si pensi agli inverni insolitamente miti o alle estati particolarmente calde; si noti come sia mutato il paesaggio fuori dalle nostre finestre o nelle nostre città, o quanto spesso i telegiornali ci diano notizia di catastrofi più o meno annunciate. E allora, è ancora possibile misurare il nostro cieco agire secondo i dettami di un progresso senza freni, cioè avendo come unica priorità i bisogni dell’uomo contemporaneo e il suo desiderio di accrescere in modo illimitato il benessere materiale?.
Il pianeta implora un’energica inversione di rotta rispetto ai vigenti modelli economici e stili di vita. Richiede una concordata strategia generale di interventi, interventi che coinvolgano l’ambito etico-culturale e quello giuridico della tutela di diritti riguardanti la biosfera e le generazioni future, in modo da poter attuare uno sviluppo sostenibile. In altre parole, non è più sostenibile la logica di crescita, perché significherebbe espandere in maniera indefinita le nostre attività (antropiche), nel convincimento dell’infinita disponibilità delle risorse naturali per appagare l’insaziabilità dei bisogni umani. Né ci viene in aiuto la logica dello sviluppo, perché si identificherebbe con un sistema socio-economico dinamico, che si basa sulla razionalizzazione del sistema produttivo, ma noi dobbiamo evitare sia lo spreco di risorse sia la sottoutilizzazione di esse.
Per questo oggi si sostiene la logica dello sviluppo sostenibile, perché incorpora allo stesso tempo economia, sociale ed ecologia. La sostenibilità consiste nell’armonizzare, in un equilibrio dinamico, l’efficienza, la crescita e la stabilità proprie della dimensione economica, la povertà, l’equità intergenerazionale e la cultura della dimensione sociale, la biodiversità, l’inquinamento delle risorse naturali. Per realizzare ciò, innanzitutto bisogna coinvolgere in prima persona i cittadini nella responsabilità delle loro scelte, cioè c’è bisogno di educazione ambientale: chiara comprensione dei problemi dell’ambiente e assunzione di comportamenti positivi per utilizzare al meglio le risorse a nostra disposizione. Non è un rinunciare a fare, ad agire, ma si tratta di agire in maniera consapevole, valutando di volta in volta le conseguenze delle proprie azioni. Bisogna superare l’antropocentrismo, utilizzare tutte le risorse per migliorare le tecnologie di rendendole, cioè, più efficaci, meno dispendiose di risorse, alla portata di tutti e in grado di ricucire lo strappo tra nord e sud del mondo, capaci di controllare le sostanze inquinanti. Occorre operare attivamente per bonificare il pianeta dai danni causati dalla tecnica con attività più rispondenti ai bisogni effettivi dell’uomo, cioè agire secondo “etica ambientale”. L’etica ambientale è l’insieme di principi etici secondo i quali natura e uomo non devono essere considerati come due categorie diverse: la gestione della natura richiede da parte dell’uomo una forte riflessione etica in vista della vita futura, dal momento che la natura è viva, ci parla, ci manifesta i suoi disagi, oggi più che mai, sembra gridare i suoi diritti, il suo voler essere rispettata. Per dirla diversamente, significa, cioè, agire in chiave ecologica, costruire una comunità aperta, «comunità bioetica», una comunità non omogenea, ma proprio per questo strettamente interdipendente. Per rendere possibile tutto ciò, l’etica ambientale deve sposarsi con altre discipline e pratiche tradizionali come l’economia, l’architettura, le arti figurative, l’agricoltura, la biologia. In definitiva, specialmente quando i danni temuti possono essere seri, non si può non agire secondo il principio di precauzione e di responsabilità, per ridurre i rischi e gli errori di valutazione. Le risorse naturali vanno considerate e gestite come risorse limitate di vitale importanza per l’uomo e la biosfera, le cui quantità e qualità devono essere gelosamente e continuamente salvaguardate con politiche volte a controllare e, dove possibile, a ridurre o azzerare sprechi, distruzioni e processi di inquinamento e di degrado |
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