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| novembre 2010 | |||||||||||||||||||||||
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Il miracolo della presenza mentale A cura di Bettina D'Agostino L’autore è un monaco buddhista, che ha aiutato migliaia di Americani a vedere la guerra in Vietnam con gli occhi dei contadini. Le sue parole ebbero l’effetto di una pioggia sul fuoco: «Se vogliamo far crescere l’albero, non serve innaffiare le foglie. Bisogna innaffiare le radici. Molte delle radici della guerra sono qui, nel vostro paese. Per aiutare chi vive sotto la minaccia delle bombe, per tentare di proteggerli da questa sofferenza, devo venire proprio qui» (p. 84). Le sue parole trascendono l’odio con l’amore. Infatti chi è privo di compassione non può vedere ciò che si vede con gli occhi della compassione: in altre parole, bisogna porsi nei confronti della realtà in maniera meditativa, cioè allenarsi a coltivare la presenza mentale, che significa ritornare al vero sé. Si tratta di restare, cioè, svegli attraverso l’osservazione del proprio respiro, per poi nutrire e conservare una calma presenza mentale sia nelle circostanze più difficili che in ogni atto della vita quotidiana, come nel semplice lavare i piatti oppure nel camminare. È un invito a «prendere possesso della propria coscienza» (p. 17), di modo che qualsiasi cosa si faccia, anche la più ovvia, cioè quella che riteniamo essere la più banale e che facciamo automaticamente, venga svolta con consapevolezza, il che significa educarsi alla presenza mentale, concentrarsi quotidianamente su tutto ciò che si sta facendo. E se emerge un pensiero non gradevole, non bisogna cercare di scacciarlo, odiarlo, temerlo, ma bisogna prenderne atto o, per dirla diversamente, ogni volta che la mente si perde, il respiro è «il mezzo che consente di riportarla indietro» (p. 22), è l’elemento che garantisce l’unità di corpo e mente. Il metodo del seguire il respiro consiste nel rendere calma e regolare la respirazione, per prendere il controllo del corpo e della mente, per coltivare la presenza mentale e sviluppare concentrazione e saggezza. Il respiro, se sappiamo usarlo, può diventare uno strumento straordinario che ci aiuta a superare situazioni apparentemente insormontabili. Dunque, attraverso l’esercizio della pratica mentale, evitiamo di perderci, anzi possiamo raggiungere la gioia di vivere e la pace interiore. Inoltre, saremo in grado di vedere ogni sentimento di ansia, di odio, di dolore con gentilezza, con rispetto, senza resistergli, ma accettandolo per esplorare la sua natura. Solo attraverso la meditazione si riesce a guardare gli altri con mente aperta e con sguardo amorevole. La meditazione è allora l’incontro sereno con la realtà. Un errore sarebbe pensare che la meditazione sia una evasione dalla realtà. Per questo l’obiettivo della meditazione è raggiungere l’unità o, meglio, prendere consapevolezza che la nostra vita e quella dell’universo sono un cosa sola. Altrimenti si è ancora fermi alla falsa concezione di sé. Superare questa falsa concezione significa liberarsi da ogni sorta di paura, dolore e ansia. La presenza mentale si sviluppa attraverso i suoi quattro fondamenti: la contemplazione del corpo, la contemplazione della sensazione, la contemplazione della coscienza, la contemplazione degli oggetti mentali. Ed è a partire dalla respirazione che si giunge ai quattro fondamenti della presenza mentale, infine alla saggezza e alla liberazione. Ogni qual volta si contemplano il corpo, le sensazioni, la mente e gli oggetti mentali, si stabilisce una presenza mentale inoffuscata, in grado di investigare la realtà, e allo stesso tempo si avverte un'energia instancabile. Per raggiungere la tranquillità e pacatezza dell’animo, bisogna praticare gli esercizi per la meditazione, che sono esercizi semplici, che possono apparire ovvi, ma proprio per questo da noi dimenticati, come, ad esempio, l’accennare un sorriso appena svegli.
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