home

 
 
 
  novembre 2011                                          
                                               
 

RAMELLINI Pietro, Etica ambientale, Paoline, Milano 2006

a cura di Bettina D’Agostino

Passo fondamentale per sensibilizzare all’etica ambientale è comprendere quale sia l’immagine che l’uomo ha della natura, partendo dal concetto di casa nella sua accezione biblica, o meglio di oikos per giungere all’ethos. Questo perché il rapporto tra uomo e ambiente è un rapporto multidimensionale: le discipline che si occupano di etica ambientale sono la scienza naturale, che include l’ecologia e l’etologia, l’una riguarda l’oikos, intesa come casa abitata da qualcuno, ciò che circonda l’uomo, l’altra riguarda l’ethos, il comportamento; e la scienza umana, in particolar modo l’economia (oikos), e l’etica (ethos). In questo modo l’economia diventa una buona amministrazione (nomia) della casa (eco).

Ramellini chiama l’etica ambientale ecosofia: è necessaria la saggezza nei confronti della nostra casa comune. La casa è il luogo amico, familiare, intimo, spazio quotidiano e feriale, che appartiene all’uomo, come posto di incontro e di ritrovo, di vita comunitaria e di relazione; è il modo di allargare il proprio spazio quotidiano, di far posto agli altri, di accogliergli e di rispettarli, in altri termini di agire così come agisce nei confronti della propria dimensione familiare, nell’ambito della propria casa, del proprio ambiente domestico, di vedere l’ambiente come una grande casa. In altre parole la casa non è altro che il giardino, che è espressione di una determinata cultura. Secondo la visione biblica, il giardino è come la Sapienza, non è la Natura, ma il mezzo attraverso il quale realizzare il rapporto con la natura, è un’istituzione umana, quindi rappresenta un luogo etico, e in particolare conduce all’etica ambientale, dal momento che attraverso l’osservazione di come l’uomo coltiva il giardino è possibile comprenderne il valore.

Per comprendere il rapporto che l’uomo ha avuto e continua ad avere con l’ambiente prende come esempio ciò che più c’è di popolare, il proverbio: “Dio perdona sempre, l’uomo qualche volta, la natura mai” (p.31). Tra Dio e natura non c’è interazione, l’unico collegamento tra loro è dato dall’uomo, il quale subisce sia l’azione di Dio che della natura. La natura non perdona, è nemica dell’uomo. È una natura che lascia fare, per poi vendicarsi e infierire.

L’etica del rapporto uomo-ambiente comprende l’ethos, il comportamento, l’azione umana, dunque le modalità di comportamento, che includono il saper pianificare i cambiamenti che le azioni comportano. Partendo dal fatto che ognuno di noi fa parte dell’ambiente, inevitabilmente agiamo nell’ambiente e sull’ambiente, dunque essendo parte dell’ambiente, l’uomo nel suo continuo cambiamento comporta immediatamente il cambiamento dell’ambiente che lo circonda. Ma il non-comportamento, il non agire, è la limitazione delle azioni umane, il rispetto, la tutela e la custodia dell’ambiente, dettato dalla preoccupazione ecologica. Questo non basta, c’è bisogno di un’attitudine contemplativa, ritorna la presa di consapevolezza di entrare nella natura in maniera etica, assumendo su di sé una responsabilità, di cui prima non si era investiti. Dunque la difesa dell’ambiente è un dar voce a chi non la possiede, a chi non è nelle condizioni di esprimersi e farsi ascoltare. L’azione umana sull’ambiente è un cambiamento in avanti, il territorio subisce un cambiamento, una mutazione di valore, non è più lo spazio che fornisce risorse, ma un’entità estranea ed ostile. Nel momento in cui l’uomo cerca di denaturalizzare tutto ciò che è naturale, antropizzare ciò che lo circonda, si accorge che ciò che lo circonda, la natura, non è al di fuori di sé, ma fa parte della sua identità biologica, la quale non potrà essere cancellata da nessuna forma di civilizzazione, di intervento tecnologico. Senza dimenticare di prendersi cura e curare il pianeta con comportamenti non più procrastinabili.

È a partire dalla contemplazione estetica che può sorgere l’interesse etico per la natura, che nel mondo greco non poteva essere fatta perché la ricerca era volta a trovare l’universale. Nel Medioevo, con l’affermarsi della religione cristiana, lo studio dell’ambiente e del rapporto tra l’uomo e la natura fu trascurato, perché Dio era causa prima di tutte le cose, in Lui tutte le cose trovano la loro ragione di essere. Quindi si comprende bene come fosse superfluo ed inutile cercare la spiegazione del mondo naturale, trovare le ragioni del mondo fisico sul rapporto tra uomo e natura, tanto meno sugli obblighi dell’uomo verso di essa. È con la modernità, con la rivoluzione scientifica ad opera di Bacone, Galilei, Cartesio che il rapporto uomo-natura diventa un rapporto dicotomico, non più letto in chiave religioso-cristiana, ma in base a leggi matematiche. In questo modo la natura, così come ogni disciplina, si frantuma, si particolarizza. Di conseguenza l’uomo perde di vista la totalità del mondo circostante e il suo rapporto con esso; è breve il passaggio dall’idea della natura oggetto di studio a quello della natura oggetto di sfruttamento. Solo con l’Illuminismo emerge la prima corretta concezione della natura, scaturita dalla complessità delle interazioni tra mondo vivente e mondo non vivente, anche se nessuna ragione scientifica riuscì a mettere in crisi la concezione antropocentrica. Nell’Ottocento per la prima volta, l’uomo diventa un vero e proprio agente geologico, che come gli altri fenomeni naturali, con il suo operare modifica di continuo il volto della terra. Nella prima metà del Novecento la filosofia ha perso interesse nei riguardi del rapporto uomo-natura. Solo negli ultimi anni i filosofi hanno mostrato interesse verso tali temi, è in fondo la necessità del tempo in cui si vive che porta a riflettere su queste nuove problematiche. Nasce inevitabilmente l’ecologia umana.