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  maggio 2011                                          
                                               
 

Scheper Hughes N., Il traffico di organi nel mercato globale, Ombre Corte, Verona 2001

di Bettina D’Agostino

 

Il saggio è la prima incursione in un territorio ostile e pericoloso, con l’intento di esplorare la pratica dei trapianti e della raccolta di organi e tessuti in obitori, laboratori, ospedali, prigioni, sale operatorie al limite della clandestinità, «al di là di qualsiasi confine, locale o nazionale» (p.12). Esamina gli effetti sociali, etici e medici della commercializzazione di organi umani e le accuse di violazioni dei diritti umani nella raccolta e nella distribuzione degli organi in rapporto ad un crescente mercato globale. In particolare Scheper–Hughes conduce una ricerca etnografica sulla chirurgia dei trapianti in tre paesi Brasile, Sudafrica ed India. In questi luoghi ha condotto interviste ed osservazioni in cliniche dei trapianti e centri di dialisi sia pubblici che privati, in laboratori di ricerca, in banche degli occhi, in obitori, in stazioni di polizia, in redazioni di giornali, in tribunali, in studi legali, in uffici pubblici e in camere parlamentari «in tutti quei luoghi in cui la raccolta di organi e la chirurgia dei trapianti veniva effettuata, discussa, dibattuta» (p.13). Ha confrontando l’esperienza di ricercatori, bioetici, trapiantati, donatori viventi, chirurghi, coordinatori di trapianti, infermieri, amministratori d’ospedale, attivisti sia nelle aree rurali che nei ghetti urbani, nei quartieri e nelle baraccopoli vicine ai grandi ospedali pubblici, per comprendere cosa immaginava e pensava la gente povera e socialmente emarginata del trapianto di organi e dei significati simbolici e culturali del sangue, delle parti del corpo, della morte e del trattamento giusto del corpo morto. Ciò che viene alla luce,e che inevitabilmente colpisce gli animi, è che tale pratica sia dipendente dalle diverse condizioni sociali. È per questo motivo che attraverso una lettura attenta e critica ciò che più colpisce sono i termini usati dall’autrice, come «rapimento di organi» e «furto», «negazione assoluta della morte» (p.14), termini intenzionalmente forti che hanno l’intento di scuotere l’opinione pubblica e chi legge.

Il mercato degli organi si rivolge in special modo in Occidente a facoltosi ricchi, soprattutto medici e pazienti, che non fanno domande sul modo di acquisto della merce, sono disposti a pagare qualsiasi somma pur di trovare un donatore. Con l’aiuto di intermediari - i principali attori del traffico di organi - i ricchi possono acquistare organi da estranei, pagando i donatori, con cifre non elevate. Per questo motivo, le mete più ambite sono i paesi poveri e disperati, come l’India, che sta diventando il luogo più colpito dai traffici nazionali ed internazionali di reni da donatori viventi; il Brasile, dove sono molti i bambini «rapiti» per «furti» di reni e commercio di organi, tessuti e altre parti del corpo.

La gente incomincia a pensare agli organi come ridondanti, parti di ricambio.

Nei paesi a “rischio” i poveri evitano gli ospedali pubblici anche per operazioni più necessarie e più semplici, con la paura che sia loro prelevato un organo da un medico corrotto.

Gli abitanti delle favelas e delle baraccopoli si sono ribellati ai furti di corpi e di organi. Circolano voci sull’esistenza del mercato di corpi e di parti del corpo. Sono molte le voci circa agenti medici degli USA e del Giappone, che prendevano e gettavano bambini in furgoni blu e gialli. Una volta smembrati, i bambini erano gettati o lungo la strada o nelle discariche degli ospedali. Tali dicerie corrispondono ad una realtà allarmante contro i bambini di strada delle città del Brasile, per lo più neri e semi-abbandonati utilizzati per il mercato internazionale delle donazioni.

Per garantire una distribuzione e una raccolta equa, leale, giusta ed etica ci dovrebbero essere leggi nazionali e linee guida internazionali che delineino e proteggano i diritti dei donatori, sia vivi che morti, così come dei riceventi. Inoltre il sistema sanitario dovrebbe essere equo e trasparente. E’ necessario che lo Stato sia democratico, affinché siano garantiti i fondamentali diritti umani: infatti, in un ambito autoritario e poliziesco, anche se il medico agisce moralmente, si commettono enormi abusi. Bisogna rispettare il corpo anche del povero, del criminale, del bambino della strada. Non ci debbono essere differenze razziali, sociali … Tutto questo garantirebbe una migliore raccolta e distribuzione degli organi e l’accettazione delle classi minori alla pratica del trapianto, senza provocare dicerie e resistenza verso le leggi. Bisogna allora che siano rispettati i diritti di tutti e i corpi di tutti, senza alcuna differenza e pregiudizio. La scarsità di organi può essere combattuta, se si creano le condizioni che permettano agli ospedali l’espianto e la giusta conservazione degli organi e la cooperazione tra funzionari ospedalieri e medici.