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  gennaio 2012                                          
                                               
 

Nessun luogo è lontano, Richard Bach, Rizzoli, Milano 1992

 

di Bettina D'Agostino

 

 

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In questo breve scritto si intravede l’intero vissuto di Richard Bach, il suo passato di pilota e in particolare la passione per l’aviazione, dove il volo diventa simbolo di vita, di libertà, di respiro, di soffio vitale. Romanzo che spesso mi trovo a prendere tra le mani e che, poi, ogni volta, rileggo: è lo spunto per la riflessione, per l’ispirazione, per un nuovo pensiero, grazie anche al fascino delle illustrazioni che, colorando le pagine, colgono nell’immediatezza l’essenza stessa del romanzo, proiettando in quella dimensione fatta di amore e di amicizia, facendo capire da subito che sono pagine di pensiero e di riflessione, dove la dimensione del tempo e dello spazio non esistono (le pagine infatti non sono numerate).

È un viaggio poetico a tappe: è un continuo incalzare, un incalzare di scene, di paesaggi, di situazioni, di comprensioni dell’esserci, dell’essere in quel luogo, proprio lì in quel momento, dove tutto assume e acquista continuamente un nuovo significato, e un nuovo arricchimento del proprio sé, della propria anima e della propria esistenza. «…che le uniche cose che contano sono quelle fatte di verità e di gioia, e non di latta e lustrini». È una vera e propria introspezione, un comprendersi per poter comprendere meglio il senso della vita e l’“effimeratezza” dello spazio e del tempo. È dunque un viaggio di apprendimento, che può portare dovunque, accanto a chi si desidera.

È un’avventura che va oltre il tempo e lo spazio, non ha limiti, né censure, il tempo è distrutto; lo spazio non ha più confini: c’è un legame, un ponte invisibile ma presente che unisce due anime libere, due anime amiche nella libertà. Siamo vicini, siamo tra noi, dentro di noi: «Può forse una distanza materiale separarci davvero dagli amici?» Ad ogni tappa, grazie anche alle considerazioni fatte dai suoi compagni di viaggio (un colibrì, un gufo, un’aquila, un falco e un gabbiano, i quali si danno il cambio per accompagnarlo in volo alla festa di compleanno della sua cara amica Rae), il protagonista aggiungerà un tassello, comprenderà qualcosa di più sul perché di quel viaggio e sulla persona che vuole raggiungere.

Non è casuale che tutti gli amici del protagonista abbiano le ali e si perdano nello spazio e nel tempo. Questi amici volanti sono liberi, non restano incastrati nelle dimensioni del “dove” e del “quando”: possono volare, e questo basta. È per questo che faticano a capire ciò che Richard ha intenzione di fare: «La piccola Rae sta crescendo e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo». Forse, questo viaggio lo si può vedere non solo come un manifesto dell’amicizia, ma anche, e soprattutto, come scoperta di verità: «Perché l’importante è che tu sappia la verità. Finché non la sai – finché non la capisci veramente – puoi soltanto afferrarne qualche stralcio, o brandello, e non senza un aiuto dall’esterno: da macchine, uomini, uccelli. Ma ricordati, che l’essere ignota non impedisce alla verità d’essere vera».

Ma tutto ciò non basta, il regalo deve comunque arrivare a destinazione, questo anello deve permettere a Rae di volare: Rae, dunque, sarà libera di andare dove vuole, con chi vuole, nessuna barriera si frapporrà tra lei e l’infinito; nessuno le deve impedire di credere che un amico le è vicino, e che Richard è con lei ogni giorno. Ma neppure questo può bastare: l’anello dovrà essere ceduto a qualcun altro per non rimanere incastrati dalla e nell’idea di libertà, essere liberi dalla libertà. È per questo motivo che dice «Tu non hai compleanno, perché sei sempre vissuta; non sei mai nata, e mai morirai. Non sei figlia di coloro che tu chiami papà e mamma, bensì loro compagna d’avventure, in viaggio alla scoperta delle cose del mondo, per capirle».

È un viaggio ispirato dalla libertà di andare dove e con chi si vuole. Un viaggio alla fine del quale si arriverà a comprendere la verità della vita, mettendo insieme tutti i tasselli acquisiti durante il viaggio stesso. È un racconto di amicizia e d’amore, o meglio di quei sentimenti che si hanno verso chi è fisicamente lontano, ma è vicino nel cuore, per un abbraccio caldo ed intenso. Per dire che tali sono i sentimenti eterni, quei sentimenti che non troveranno mai una conclusione, è questa probabilmente la verità alla quale il protagonista giunge e che mette in evidenza l’aspetto eterno che caratterizza tanto l’amicizia quanto l’amore. Allora: «Vola libera e felice, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre. Di tanto in tanto noi c’incontreremo – quando ci piacerà – nel bel mezzo dell’unica festa che non può mai finire».