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  settembre 2011                                          
                                               
 

FABIO VOLO, Un posto nel mondo, Oscar Mondadori, Milano 2006

a cura di Annalisa D’Agostino

«C’è chi dice che non bisogna tornare con gli ex perché la minestra riscaldata non è buona..Beh, non hanno mai assaggiato Francesca» (p.16).

«Quando io e Francesca abbiamo rotto avevamo la strana sensazione (diventata poi una certezza) che non fossimo sbagliati l’uno per l’altra, ma che fosse il tempo ad esserlo»(p. 97).

«Sono in una clinica. Seduto su una sedia scomoda in una sala d’aspetto che guarda sul cortiletto interno. Tutto è tranquillo. Silenzioso e pulito» (p. 11), così ha inizio Un posto nel mondo, Michele è in attesa della nascita di Alice, la figlia avuta da Francesca.

Con il flashback Volo ricostruisce la “crescita” di Michele, che da trentacinquenne senza un lavoro ben definito, in lotta con la famiglia, o meglio col padre, con un vuoto da colmare dovuto alla perdita della madre, avvenuta quando lui era poco più che un bambino, diventa grande, trovando quel posto che cercava nel mondo, «…la mia vita negli ultimi tempi è cambiata in maniera radicale…Io sono cambiato». (p. 14) Michele è uno dei tanti uomini che non riesce a crearsi una vita sentimentale stabile, perché «Il tuo problema non è nella relazione con le donne… il tuo problema sta a monte, sta nella relazione con te stesso e con la tua vita» (p.87), finché non incontra Francesca, la ragazza del bar, della quale si innamora subito, ma con la quale non è disposto ad allacciare una relazione seria, infatti «io e Francesca abbiamo rischiato di perderci. Nel senso che da quando ci siamo incontrati a oggi, che siamo diventati genitori, ci siamo lasciati» (p. 16).

Una grande lezione di vita Michele la riceve dal suo caro amico Federico, e soprattutto dalla sua improvvisa morte. Federico ricompare nella sua vita dopo anni di separazione, duranti i quali Fede cresce, trova l’amore e un lavoro soddisfacente, mentre il suo amico è ancora in balia della sua adolescenza. La magia del ritrovarsi si rompe al’improvviso, «il mio 11 settembre personale è il 10 aprile» (p. 99), quando «lui non c’era più e non sarebbe mai più tornato» (p. 103). Federico gli ha insegnato che l’importante nella vita è volere fortemente che le cose accadano e per far ciò bisogna osare, bisogna saper distaccarsi dalla quotidianità e dalla certezza del presente, «… ho spesso pensato che Federico fosse un angelo, perché aveva dato alla mia vita una giusta direzione… La sua morte ha stravolto totalmente la mia scala dei valori, l’assenza della mia emotività e la percezione delle cose, ma soprattutto mi ha consegnato la consapevolezza di essere sopravvissuto al dolore» (p.161).

Il nostro protagonista, così, parte, va alla ricerca di sé, abbandona la sua vita e si trasferisce a Capo Verde, dove Federico aveva conosciuto Sophie, della quale si era perdutamente innamorato perché «aveva negli occhi qualcosa di misterioso che ti catturava» (p. 133), soprattutto stava «iniziando una vera avventura, abbandonando tutto ciò che mi era familiare e conosciuto per entrare nell’ignoto. Finalmente sentivo di avere il coraggio e il desiderio di “buttarmi per cadere verso l’alto”» (p.129). La vita di Michele si stravolge alla notizia che Sophie è incinta, Federico non lo sapeva, non aveva fatto in tempo a comunicarglielo, e nei giorni seguenti percepiva che qualcosa stava cambiando, «avevo praticamente eliminato tutto ciò che mi definiva. Sradicato la mia vita. Stavo vivendo la disgregazione della mia personale esistenza» (p. 149) con la consapevolezza che «i giorni scorrevano, come i tramonti che sembrano simili ma ogni volta danno un’emozione diversa» (p. 157).

A Capo Verde ha capito che anche il silenzio ha un significato, è l’occasione per riflettere, è «un’affascinate proposta, diventa infinite possibilità di essere. Il silenzio diventò un premio»(p. 157), finalmente aveva capito quel che Federico intendeva quando gli aveva detto che «la felicità non è fare ciò che si vuole, ma è volere tutto ciò che si fa» (p. 167).Michele è ormai pronto a tuffarsi in una nuova vita, a ritornare nella sua famiglia, da Francesca, che lo avevo sempre aspettato, ai suoi affetti. Il suo ritorno sarà ricco di emozioni, perché ha imparato che le cose che si hanno e le persone vicine non sono scontate, vanno conquistate giorno dopo giorno. Da qui diventa un’altra persona: ha trovato finalmente il senso che voleva attribuire alla sua esistenza.

Nelle parole di Volo ritrovo sempre un qualcosa di familiare, perché in grado di rappresentare la generazione di noi trentenni perennemente alla ricerca di certezze ma in fondo pieni di dubbi e insicurezze, « …a questa età siete semplicemente i figli delle vostre sconfitte, delle vostre paure» (p.87), forti della convinzione di avere il controllo su tutto, senza il coraggio di scappare dal quotidiano, per paura dell’ignoto, anche se questo ignoto è ciò che affascina. Bisogna continuare a sognare ma soprattutto ricordare che « …i sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi» (p.71), bisogna saper lottare per ottenere e difendere le cose che veramente si vogliono, bisogna avere il coraggio delle proprie scelte per costruirsi una vita felice. Volo ci pone davanti ad una vita segnata dal lutto, prima per la perdita della madre poi per quella del miglior amico, ma Michele è bravo a ricostruire il suo ego, ad analizzare quel che non va, a mettersi in discussione. E’ stato capace di rompere un muro, ha saputo dare un taglio alle sue certezze, è stato capace di uscire dal vortice della routine, dalle abitudini che diventano delle certezze soprattutto mentali. Credo, in verità, che nella realtà sia difficile voltare le spalle a quelle certezze che, anche se in modo sbagliato, ci hanno fatto raggiungere un equilibrio, bisognerebbe che «… quando una persona se ne va continua a vivere dentro di noi: bisogna ospitarla nella propria intimità costringendosi quasi a donarle la vita più felice che si può» (p. 108).