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| novembre 2010 | |||||||||||||||||||||||
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L’ultima riga
delle favole A cura di Annalisa D'Agostino «Se desideri una cosa e pensi veramente di meritarla. Smetti di chiederti perché gli altri non te la danno. Alzati e vai a prenderla.» (p. 69). «L’amore è una danza in cui i ballerini non devono compiere per forza gli stessi passi, però li devono compiere insieme.» (p.190) L’autore, giornalista e vicedirettore de La Stampa, si cimenta per la prima volta nella stesura di un romanzo: in particolare, attraverso questa favola moderna, vuole dare senso alla vita e alle sue sofferenze. Il protagonista è Tomàs, un giovane professore, che ha «pochi ideali, amici e amori da rimpiangere. Una vita senza senso e senza cuore» (p. 19). In effetti, è un uomo che non crede in se stesso, che non sa mettersi in gioco, che subisce la vita e i suoi eventi in modo passivo. Quando incontra Arianna, scappa perché si rende conto di essersene innamorato, rifiuta l’amore perché ha paura di soffrire, ha paura di essere tradito. In lui si annida il senso di perdita, che ha provato prima con la morte della madre, poi con quella del padre. «Esci da te stesso. Sì, esci. Altrimenti le nevrosi finiranno per scorticarti, perché sarai sempre incapace di cogliere l’unità di tutte le cose.» (p. 211). Tomàs si ritrova a dover riflettere sulle sue scelte e sul senso che fino a quel momento ha dato all’esistenza. Viene proiettato, così, in un luogo favoloso, parallelo, Le terme dell’anima, dove affronta, da eroe moderno, numerosi ostacoli, che gli permettono di capire il valore dell’amore e del dolore. Il suo dolore ha origine sia dal ricordo del padre, figura assente, che non lo ha mai gratificato e che poi lo ha rifiutato come figlio dopo la morte della moglie, sia da quello della madre, alla quale non ha mai perdonato di essersene andata troppo presto. «La vita ha un senso…ciascuno di noi…quando viene al mondo…sceglie un’esperienza…un ostacolo da superare per diventare più completo» (p. 166). Tomàs, attraverso questo viaggio, impara a perdonare i genitori per averlo abbandonato, ma soprattutto a credere in se stesso e a scrollarsi di dosso i sensi di colpa, che gli impediscono di amare, di fidarsi e di credere alla forza su cui si fonda e si alimenta una coppia. Il protagonista si riscatta quando capisce che deve costruire il suo futuro non rimpiangendo il passato, ma basandolo sul valore che il passato ha avuto, affrontando la vita con coraggio, perché la morte non diventi rassegnazione. Solo amando se stessi si può amare un’altra persona. L’anima gemella esiste davvero, perché è il completamento di noi stessi: abbiamo senso nella vita terrena solo se ci completiamo con la nostra parte femminile o maschile. Romanzo che appassiona, che travolge, che permette una lettura veloce grazie al pathos con il quale l’autore racconta i tormenti e le ansie dei nostri tempi, L’ultima riga delle favole fornisce un'occasione per fermarsi a riflettere sull’amore e sulle paure che attanagliano soprattutto i giovani, figli di una precarietà e di una promiscuità dilaganti. L’amore, cari ragazzi/e, ci dà la speranza di un futuro migliore, quindi coltiviamolo e non sprechiamolo! Per dirla con le parole di Gramellini: «La fuga serve solo a portare altrove le tue inquietudini, in cerca di emozioni che non potranno mai appagarti.» (p. 45) e «Per evolvere hai bisogno della tua anima gemella. Se resti qui, non la incontrerai mai e un po’ alla volta la sua assenza ti farà seccare il cuore. Finchè un giorno ti accorgerai di aver dimenticato tutto di nuovo». (p. 243).
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