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  gennaio 2011                                          
                                               
 

La strega di Portobello

P. Coelho, La strega di Portobello, trad. it. di Rita Desti, Bompiani, Milano 2007, pp. 269.

A cura di Annalisa D'Agostino 

«L’amore non è un’abitudine, un impegno o un debito. Non è il sentimento che ci insegnano le canzoni romantiche - l’amore è… Ama, e non porti molte domande. Semplicemente, ama» (p. 190).

«Si può fingere di amare. Ci si può abituare all’altro… Prima, durante l’amore, mentre io davo il massimo e sentivo che anche tu stavi facendo del tuo meglio, ho capito che il “tuo meglio” ormai non mi interessava più» (p. 154).

Paulo Coelho, ne La strega di Portobello, attraverso testimonianze e racconti, ricostruisce la vita di Athena, una donna misteriosa, la cui esistenza è segnata dalle sue origini gitane. Nata in Transilvania e subito abbandonata, viene adottata da una famiglia libanese, che si trasferisce in Gran Bretagna per sfuggire alla guerra civile. Sherine Khalin, il suo vero nome, «fu commessa in un supermercato, bancaria, venditrice di terreni, e in ognuna di queste posizioni non smise mai di rivelare la sacerdotessa che aveva dentro» (p. 17); a Londra incontra il padre del suo bambino, che lascia nel momento in cui capisce che ha un compito da portare a termine.

La sua vita cambia quando diventa madre, in quanto in lei nasce il desiderio di ricostruire le sue origini, «io non conosco la mano che mi ha cullato per la prima volta, la mano che mi ha iscritto nel libro di questo mondo» (p. 63). Quando viene a contatto con la sua terra natia, con sua madre, con le sue radici, si ritrova a dover scegliere quale ruolo svolgere nella vita, se continuare con il tran tran quotidiano, sicuro e appagante, oppure dare voce all’io interiore, alla sua anima, alla sua “verità”. «Davanti a me c’erano due strade. Io ho scelto la strada meno battuta. E questo ha fatto la differenza» (p. 27). Athena, così, decide di mettere al servizio degli altri le sue “conoscenze”, sconvolgendo la sua esistenza e  quella di tutti coloro che le sono vicini. La strega di Portobello diventa un’icona, una guida, una sacerdotessa, sceglie come filosofia di vita la danza come espressione del corpo, come mezzo per trovare quell’equilibrio interiore smarrito in una vita frenetica.

Il romanzo sembra essere una antologia, perché attraverso la raccolta di testimonianze, si ricostruisce, come in un puzzle, la vita della protagonista; ogni personaggio- narratore, che ha avuto contatti con Athena, è una testimonianza della sua forza, del suo carisma, del suo “calore”. Coelho sembra voler farci conoscere una donna che, nella sua particolarità, si rivela speciale, insolita, anti-conformista, che ha fatto prevalere il cuore sulla ragione, che porta alta la bandiera dell’amore, della passione: «L’amore non è desiderio, né conoscenza, né ammirazione. È una sfida, un fuoco che arde senza che possiamo vederlo» (p. 135). Forse Athena non è altro che la rappresentazione di una donna che, in nome dell’Amore, stravolge la sua esistenza, basata sulla certezza di un lavoro e di un marito, che ha sentito sempre distante. Così va alla ricerca della Verità, del Significato, dell’Armonia, senza però rinunciare a soffrire e a pagare un prezzo molto alto per sé e per i suoi affetti, perché la vita che ha scelto diventa pericolosa e, in nome di quell’Amore che ha sempre urlato, deve rinascere.

Credo che Athena ci lasci un messaggio forte ma veritiero, che dovremmo rimembrare ogni qual volta ci troviamo in difficoltà: «Ma l’amore non porta – né ha mai portato- la felicità. Anzi, al contrario, è sempre angoscia: è un campo di battaglia, un insieme di notti in bianco, passate a chiedersi se si stia agendo correttamente. Il vero amore è fatto di estasi e angoscia» (p. 96). Il romanzo, al quale mi sono avvicinata casualmente, una sera d’estate, durante la festa di compleanno mia e di mia sorella, si è rivelato una sorpresa, una piccola perla di saggezza, mi è caduto tra le mani e si è fatto leggere, forse perché dovevo riflettere su cosa siano le scelte e sulle conseguenze che esse comportano. Chi vive perseguendo le proprie passioni, chi vive seguendo la sua voce interiore, chi vive per Amore, chi è capace di innamorarsi e di far innamorare, non può essere e non deve essere considerata una strega, una donna che con le sue arti magiche ha saputo “conquistare”, ma va ritenuta una donna normale che ha fatto una scelta non conveniente, difficile da gestire, una donna coraggiosa e combattiva, armata soltanto del pathos e per questo sola e fuori dal mondo.