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  dicembre 2010                                          
                                               
 

Sotto cieli noncuranti

B. Cibrario, Sotto cieli noncuranti, Feltrinelli, Milano 2010, pp. 256

A cura di Annalisa D’Agostino

«Vivo con lo zucchero nel sangue, dopo che siamo stati insieme. Poi, tra due o tre giorni, comincerò a sentire la tua mancanza.» (p. 24).

«Il filo che legava il nostro passato al nostro presente si è spezzato, portandosi via tutto» (p.186).

Benedetta Cibrario, vincitrice del premio Campiello 2008 con Rossovermiglio, in Sotto cieli noncuranti sceglie come ambientazione la città in cui è cresciuta, Torino, durante il periodo natalizio. In questa atmosfera surreale, magica e nevosa di dicembre, si consumano due tragedie, la morte misteriosa di un bambino e quella di una giovane madre. Il filo conduttore tra i due nefasti episodi è Giovanni Corrias, magistrato nel primo caso e marito nel secondo. Mentre è impegnato nelle indagini sulla morte del piccolo, precipitato da una finestra lasciata casualmente aperta dalla madre, donna puntuale e precisa, la moglie viene investita durante la passeggiata serale con il cane.

In effetti, il racconto ruota intorno alla figura di Matilde Corrias, 12 anni, orfana di madre all’improvviso, con un padre che, dopo la perdita della moglie, si rifugia nel lavoro, con due sorelle che non sanno darsi una ragione per un destino tanto crudele e un cane, Simba, lasciato troppo tempo da solo in casa. Matilde diventa, grazie alla sua forza d’animo, il motore che permette ai pezzi rotti di ricongiungersi; infatti, sarà lei ad accorgersi che il meccanismo, creatosi con la perdita del perno della sua famiglia, deve cambiare: «Le cose spaiate si devono appaiare. Le cose rotte si devono aggiustare. E quelle che fanno soffrire si devono curare. Si fa così. Io questo lo so» (p. 242). Pur essendo ancora una bambina si prende cura del padre e delle sorelle, riporta di nuovo l’amore e l’armonia che regnavano prima della morte della madre, che ha “abbandonato” tutto e tutti in una piovosa sera, pochi giorni prima di Natale.

Giovanni non trova soluzione più congeniale che lasciare le bambine a casa della zia, convinto che lì avrebbero trovato affetto e calore, senza pensare, invece, al loro bisogno di amore, legato al nido familiare e alla sola figura del padre, che percepiscono, di conseguenza, inadeguato al suo ruolo genitoriale. Nonostante la sua innocenza, Matilde capisce che la soluzione adottata dal padre è il suo modo per affrontare il dolore: si ritrovava da solo, con sensi di colpa e di impotenza di fronte alla tragedia e non sapeva come proteggere le sue figlie.

Il nostro magistrato si dedica, così, completamente al lavoro, grazie al quale incontra la poliziotto-psicologa Violaine Griot, che si rivela un prezioso sostegno, sia per la risoluzione del caso, sia per la ricostruzione del suo nucleo familiare. Violaine, da brava psicologa, comprende il grido d’aiuto di Giovanni, lo sostiene e lo invoglia a recuperare il rapporto con le figlie, proponendo loro una vacanza sulla neve, che si prolunga fino a Capodanno, grazie alla ospitalità dei Griot. Finalmente la famiglia si ricongiunge, trascorrendo insieme intere giornate, condividendo la quotidianità e metabolizzando il dolore. È questo il momento in cui Matilde comprende che le cose vanno affrontate per curarle e che non bisogna fuggire da esse perché ritornano sempre.

Finale da scoprire, non solo per la risoluzione del caso della morte del bambino, ma soprattutto per la forza e la maturità della piccola Corrias, che si ritrova a guardare la realtà e a decidere da sola il suo futuro: «Mentre accarezzava la sua vita con gli occhi ed entrava in punta di piedi, non poteva sapere che dopo quell’istante, quel preciso, netto, inevitabile istante, niente sarebbe stato più come prima» (p.33).

Lettura scorrevole e piacevole, talora malinconica. Racconto accattivante grazie all’inserimento di elementi che contraddistinguono il romanzo giallo e che ben si mescolano ai misteri, alle inquietudini e alle agitazioni dell’animo umano.