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  settembre 2011                                          
                                               
 

Ladri !

Una evasione dalle dimensioni pazzesche e una manovra finanziaria che guarda da altre parti

di Alessandro Turchi

Art.53 della Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”

Börje ha 24 anni e fa il cameriere in un hotel di Goteborg. E’ giovane, si è fermato al diploma specialistico, ha un buon stipendio, un proprio appartamento, gioca a golf e sta diventando proprietario anche di un cottage a poche ore dalla sua città. Per Börje, come per tanti suoi connazionali, pagare le tasse non è un piacere, ma un dovere civico tutto sommato accettabile, sapendo di avere in cambio servizi statali efficienti: studio gratuito fino alla laurea, lavori stabili, salari dignitosi, una casa garantita, sistema di trasporti efficientissimo e puntuale, un sistema sanitario frutto di decenni di investimenti statali e di ammodernamenti continui. Il nostro Börje, sarà perché sa di avere una vita facilitata dallo Stato, le tasse le paga e come… 

In Italia le cose stanno leggermente in modo diverso…

L’Agenzia delle entrate ha messo a punto un sistema, Dbgeo, DataBaseGeomarket, che permette di appurare il “Tax gap”, cioè il differenziale fra quanto effettivamente versato a livello di imposta e quanto invece dovuto. Ebbene stando ai risultati presentati si scopre così che esiste un tasso di evasione minima, pari in media al 10,93%, per le province dei grandi centri produttivi del nord; ma ne esiste uno massimo, del 65,67%, per un gruppo di province del meridione, fra cui Caserta, Salerno, Cosenza e Reggio Calabria. Da tenere presente che la media nazionale è di 38.41 su cento; cioè per ogni cento euro di imposte versate al fisco il contribuente italiano (esclusi i dipendenti e i pensionati, cioè chi non può scappare) evade mediamente 38.41 euro. Ma in alcune realtà del mezzogiorno, compresa Salerno, questa percentuale sale al 66 %.

Mentre i nostri giovani sono costretti a vivere con i propri genitori fino a quaranta anni, “elemosinando” gli spiccioli per la pizza o per il cinema con la fidanzata, ci sono centinaia, migliaia, di professionisti, di commercianti, di esercenti e di artigiani, che allegramente, infischiandosene della comunità, della Costituzione, della solidarietà, del debito pubblico dello Stato e del senso dello Stato, oltre che dei nostri giovani, evidentemente, non dichiarano gran parte dei loro redditi. E sono tanti, troppi, che si arricchiscono sulle spalle altrui, che immoralmente scalano le graduatorie degli asili nido, dell’ assegnazione di contributi per gli alloggi, delle agevolazioni fiscali. Vergognosamente, magari, pretendono pacchi dono dalla Caritas, immoralmente si servono delle strade pubbliche, delle scuole, degli ospedali, magari criticandoli, magari lamentandosi dei servizi non all’altezza delle strutture private.

Spesso, all’apparenza, bravi padri di famiglia, la domenica a messa, il giusto mix tra rigore e permissività con i figli, salutisti, perbenisti, politicamente moderati ed equilibrati ma vergognosamente amorali per ciò che riguarda la propria parte di contributo alla comunità che li ospita. Senza scrupoli quando si tratta di frodare sulle tasse, con un pelo alto due dita sullo stomaco, di chi la sa lunga e pensa di essere meglio e al di sopra di tutti: “ti frego, ergo sum”. LAssociazione Contribuenti Italiani, ha commissionato a KRLS Network of Business Ethics una ricerca da cui è emerso che in Italia 7 yachts sui 10 che circolano risultano essere intestati a pensionati con la social card, o nullatenenti, o soggetti che fungono da prestanome di imprenditori facoltosi (fonte fiscoetributi.com)

In Italia (R. Ippolito, Evasori. Chi, come, quanto. Inchiesta sull’evasione fiscale, Bompiani, 2008) i commercianti di abbigliamento e calzature dichiarano, mediamente, 11.380 euro all’anno di entrate. I parrucchieri, poverini, 10.190 euro all’anno. Per dare un termine di paragone un insegnante di scuola elementare, dopo 20 anni di lavoro, percepisce circa 28 mila euro, da cui verrà poi trattenuta una cifra pari all’incirca al 32%. Insomma un parrucchiere guadagna mediamente, in Italia, 783 euro lordi al mese, mentre un docente 2160...

C’è altro da aggiungere? Una manovra finanziaria imponente, quella appena varata, cui presto, prestissimo, se ne aggiungerà un’altra ancora (la terza in quattro mesi). Grandi promesse, grandi ipotesi, mille e una diavoleria di ingegneria finanziaria, ma alla fine i grandi e piccoli evasori saranno tutti lì e, per usare una bruttissima espressione inventata dallo stesso premier, le mani dello Stato continueranno a rovistare sempre nelle stesse tasche, quelle dei pensionati, dei dipendenti, specialmente statali, degli anziani e dei malati.

Chiudiamo con un ulteriore dato che spiega meglio di ogni altra parola la dimensione del fenomeno della evasione fiscale in Italia. Nello scorso anno sono state vendute in Italia oltre 260 mila vetture con un costo da 50 mila euro in su. In quello stesso 2010 gli italiani che hanno dichiarato un reddito sufficiente per comprarle (da noi stimato in almeno duecentomila euro) sono stati appena lo 0.13 %, cioè circa novantamila persone.

E allora diciamocela tutta. Fino a quando continueremo a tollerare questo stato di cose? Quanto ancora la gente ignorante sarà indotta a pensare che “tanto i politici sono tutti uguali”? E che le ideologie non esistono più? E che tanto rubano tutti?

E fino a quando chi evade le tasse e non permette allo Stato di offrire ai propri cittadini dei servizi efficienti e ai propri giovani un futuro decente, non verrà chiamato con il vero nome? Quello di ladro!