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| ottobre 2011 | |||||||||||||||||||||||
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Indignados
Prima o poi se ne andrà. Questo è sicuro, non foss’altro perché ha settantacinque anni. Ma quanti decenni ci vorranno per superare questo terribile ultimo ventennio italiano? Non parliamo della democrazia calpestata, dell’unità d’Italia minata, dell’aria sdegnosa che hanno all’estero quando parlano di noi. No, a quello si può rimediare con un nuovo e appena decente governo, un governo che governi anziché commerciare, un governo che conosca in modo sufficiente la differenza fra interesse privato e interesse collettivo e che dia il giusto rilievo al senso di giustizia e della dignità. Quando parliamo di guasti decennali invece, ci riferiamo all’ideologia impregnata di gretto individualismo e alla tendenza alla prevaricazione costante che sembra ormai pervadere tutti. E’ diventato un modo di essere, di vivere, di relazionarsi, fondato sulla incapacità di “vedere” l’altro e, soprattutto, sulla sfacciataggine con cui viene esibita questa visione strabica. Ecco, l’ultimo terribile ventennio ci lascia più poveri, più disillusi, più disuniti, pieni di dubbi sul futuro e con un senso terribile di precarietà. E ci lascia, appunto, questa grande sensazione di solitudine, di chiusura in noi stessi, questa sensazione che la lotta è dura e, soprattutto, senza regole. Tutto va bene pur di arrivare a qualcosa di “concreto”: andare a letto con il potente di turno, tradire il migliore amico, comprare deputati, cambiare casacca politica indipendentemente dalla coerenza di idee, comprare i processi, spiare il nemico, corrompere… potremmo andare avanti per parecchio. E questi comportamenti si sono trasferiti direttamente alla gente: tutti hanno imparato che l’unica cosa che conta è arrivare. Il come è secondario. E la cosa che ci differenzia dal passato, dove comunque la gente di malaffare esisteva e dove comunque l’onestà era pur sempre una virtù rara, è che nessuno più si vergogna per comportamenti scorretti. L’importante è arrivare, questa è la parola d’ordine: ARRIVARE! E allora va bene il dirigente che diventa tale perché parente dell’onorevole o moglie del potente o amante del boss. Va bene la prostituta che diventa una gran signora perché ha sposato l’armatore o l’industrialotto di provincia. Va bene, benissimo, diventare consigliere regionale da quindicimila euro al mese perché figlio o amante di. Va ottimamente vincere un concorso dopo aver pagato cinquantamila euro a qualcuno, spendere migliaia di euro per comprare voti alle elezioni comunali, vincere una gara canora dietro compenso ai giurati, oppure pagare per evitare ispezioni. Va tutto bene, siamo o no una delle nazioni più corrotte? Ma la domanda semplice semplice che vogliamo fare è “cosa racconteremo ai nostri giovani”? Cosa insegneremo ai nostri figli? A studiare sapendo che in Italia la meritocrazia è merce rara e che per fare il ministro a volte servono altre doti? Oppure che l’onestà non paga per niente dato che chi continua ad evadere le tasse dichiara redditi inferiori ai poveri diavoli che sudano in fabbrica? Cosa insegneremo loro? L’articolo 3 della Costituzione, quando afferma che tutti i cittadini sono uguali senza distinzioni di alcun genere, razza, religione, o condizioni sociali e personali? Oppure snoccioleremo l’articolo unico del berlusconismo: arrivare, a tutti i costi? Noi pensiamo che sia arrivato il momento in cui l’indignazione, quella vera, strariperà in modo prorompente invadendo ogni dove, ogni più piccola località della nostra Nazione, dalla regione ricca a quella povera, dalla città alla campagna, dalle università alle borgate, dal sud al nord. Ce la aspettiamo da anni, in un certo senso l’abbiamo predetta… migliaia, milioni di giovani italiani stanno forse prendendo coscienza che per loro il futuro non esiste, non è stato proprio previsto, è stato cancellato. E non tanto e non solo in termini di possibilità lavorative e conquiste sociali. No. Parliamo soprattutto di un futuro degno, di un futuro in cui le idee tornino ad avere un valore, di un domani che possa essere migliore, in cui si possa tornare a sperare di crescere come genere umano. Di un domani in cui la politica non solo sia capace di prevedere, ma soprattutto di strutturare e costruire mondi migliori. Di un futuro senza "porcherie", in cui i valori della solidarietà, dell'amicizia, della sana competizione leale, della meritocrazia, siano di nuovo sentiti come valori, appunto, e non come sentimenti da deridere. Di un domani in cui in Italia si tornerà a dire NOI e non più soltanto IO.
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