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| marzo 2011 | ||||||||||||||||||||||
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Un sorriso di Alessandro Turchi Alcuni amici che hanno la cortesia di leggere i miei editoriali a volte mi hanno rimproverato, bonariamente, di non saper sorridere e, di fatto, di non saper infondere note di speranza a chi legge. Altri amici ancora ritengono che, in fotografia, chi vi scrive dovrebbe avere uno sguardo più sereno. Questi appunti, pur se fatti in amicizia, mi hanno indotto a pormi delle domande, legate soprattutto alla oggettività della lettura della realtà che ci circonda. Ognuno dà una propria lettura di ciò che vede come se le realtà fossero tante e non una sola. Queste letture sono poi condizionate dal nostro vissuto, dalle nostre esperienze, dai nostri incontri, dalle nostre aspettative; un po’ come la storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto o, se volete, in psicologia, il discorso della percezione. Chi scrive questo editoriale spesso, quando osserva la società che ci circonda, quando legge i giornali, è portato a soffermarsi soprattutto sulle cose negative. Sia chiaro, ce ne sono, e tante: la spaventosa corruzione che ci circonda, l’individualismo, la cattiva politica, l’incapacità di programmare per le nuove generazioni, la mancanza di valori condivisi, potremmo continuare per dieci editoriali. Ma forse questa visione della società è talmente forte che sembra volerci far dimenticare il buono che ancora esiste e che deve essere fonte di speranza per un futuro in cui tutto non è perduto. Ed ecco allora affacciarsi lo sguardo dolce e disponibile di una operatrice della protezione civile impegnata ad aiutare alcuni profughi nel Giappone martoriato di questi giorni, a ricordarci che il senso della solidarietà e dell’umanità esistono ancora. Oppure sbirciare la notizia che per la prima volta nella storia le notizie online hanno sopravanzato quelle della carta stampata, mettendo in risalto che quello che fino a qualche anno fa sembrava fantascienza è realtà: il 46 per cento degli americani legge le news online contro il 40 per cento di quelli che leggono i giornali classici. In pratica il progresso, nonostante la corruzione, nonostante le guerre, le carestie, i maremoti e i dittatori, avanza in modo inarrestabile. O basta conversare con tanti dei nostri giovani che, nonostante una disoccupazione terribile, nonostante un mondo di adulti che non “muoiono” mai, nonostante modelli televisivi inarrivabili, nonostante l’impossibilità di progettare una famiglia e dei figli, continuano a studiare, ad apprendere la lingua inglese, a sentirsi sempre più cittadini di un mondo globale che proprio per questa caratteristica limita di molto le loro possibilità. E allora hanno ragione gli amici che contestano la visione a senso (negativo) unico della vita. A volte vale la pena di fare un sorriso. Magari siamo anche più simpatici… |
immagine tratta da missioneperte.it |
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