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| dicembre 2011 | |||||||||||||||||||||||
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Annus Horribilis
A fine anno molti rotocalchi, molti portali internet, molte trasmissioni Tv ripercorrono i dodici mesi appena trascorsi ricordando gli avvenimenti principali accaduti, gli episodi eclatanti, le catastrofi o le cose belle. Sì, ce ne sono molte di cose che rimarranno nella nostra memoria di questo 2011: pensiamo alle morti eccellenti di Osama Bin Laden o di Gheddafi, pensiamo a quella di Steve Jobs, oppure all’allontanamento dal potere di personaggi eccellenti come Ben Alì in Tunisia o Mubarak in Egitto o dello stesso Berlusconi da noi. Il terribile terremoto con conseguente catastrofe nucleare in Giappone, il folle che ha ucciso settantasei giovani studenti in Norvegia. Ma a noi quello che ci fa tratteggiare questo 2011 come “annus horribilis” sono altre situazioni, situazioni per così dire strutturali e nostrane. Ovviamente si deve partire dagli ultimi avvenimenti, quelli che sulla scorta della grave crisi finanziaria (e quindi politica) europea, hanno evidenziato la debolezza della nostra situazione italiana e, di conseguenza, ci hanno improvvisamente e concretamente proiettati in scenari terribili che i più realisti (compreso il sottoscritto) avevano ampiamente previsto da almeno due o tre anni. Improvvisamente una parte di italiani si è come risvegliata bruscamente. In questi anni avevano ballato sul Titanic, avevano ascoltato le chiacchiere, a Porta a Porta o in altre mille trasmissioni compiacenti, dei lacchè, dei nani e delle ballerine del regime. Avevano ascoltato i telegiornali di quel regime, si erano fatti l’idea che tutto andasse bene e che, se c’era qualche problema, era essenzialmente per le troppe intercettazioni telefoniche o per il troppo potere mediatico (sic!) della sinistra, come andava dicendo in modo grottesco chi più ha governato negli ultimi venti anni. Gli italiani si stanno quindi risvegliando. Questa è una notizia, ma alcuni sono ancora nel dormiveglia, se è vero che ci sono ancora persone che, con aria serafica, ti guardano e ti dicono “si, si, la crisi, eppure le strade sono piene di automobili, i negozi sono pieni…”. Ebbene partiamo dai fatti. La gente andrà in pensione a 67 anni. Punto. La gente andrà in pensione con il metodo contributivo. Punto. Se cominci a lavorare tardi e versi pochi contributi avrai uno schifo di pensione. Punto. E’ giusto? E’ sbagliato? Non lo sappiamo, sappiamo solo che così è e questo fa parte del “pacchetto”. Continuiamo. In Italia i giovani non lavorano più. Le statistiche parlano del 27.9 % di giovani che non lavorano, contro una media OCSE del 16.7%, ma sono numeri. I fatti vedono “ragazzi” di venti, trenta, quaranta anni che, specie al sud, vivono con i genitori, si arrabattano con qualche lavoretto arrangiato, fra una cooperativa che paga dopo due anni, un bar che paga in nero, una lezione privata o un progetto a termine conquistato con una bella raccomandazione di un politico, magari analfabeta, ma tanto potente da fartela avere. Ancora fatti: in questi ultimi dieci anni (quasi tutti governati da chi sappiamo) mentre il resto dell’Europa continuava bene o male a crescere dell’1.6 % in termini di PIL, l’Italia inesorabilmente continuava a decrescere, avanzando solo con un ritmo medio dello 0.6%. Per il prossimo anno si preannuncia addirittura la recessione, cioè un PIL sotto lo zero. E tutto questo mentre le grandi industrie come la FIAT cominciano ad emigrare o a chiudere, come Fincantieri noi ci scopriamo una Nazione fra le poche che non ha i cosiddetti ammortizzatori sociali, per difendere chi perde il lavoro o addirittura non lo ha mai avuto. Insomma un 2011 che ci ha messo davanti alle nostre grandi responsabilità di non aver saputo programmare il futuro dei nostri figli, di non aver costruito una classe dirigente degna di questo mondo, di non aver saputo mandare al governo delle persone capaci di rappresentarci e di indirizzarci verso un percorso plausibile. Abbiamo inviato gente indegna in Parlamento e non ci siamo vergognati: avrebbero dovuto affrontare le riforme epocali per dare un futuro a questa Nazione e invece sono solo stati capaci di far germogliare una disaffezione populista verso la politica da parte di molti. Come spiegheremo ai nostri nipoti, un giorno, che gli italiani in questi ultimi anni hanno scelto di essere governati da personaggi come Bossi e Scillipoti, come Bondi e Larussa, come Romani e Calderoli, Ferrara e Previti, Sgarbi e Gelmini, Carfagna e, ovviamente, Berlusconi? Come spiegheremo loro che mentre il debito pubblico saliva a 1900 miliardi di euro e la cassa integrazione giungeva a un miliardo di ore annue (un dato terrificante) facendo capire a chiare lettere la drammaticità del momento, il loro Capo del Governo si preoccupava soltanto di non andare in galera come meritava, costruendo leggi su leggi per la sua difesa, e si divertiva con le sue puttanelle, con la compiacenza becera dei tanti italiani rimasti culturalmente all’epoca del maschio di Lando Buzzanca? Difficile spiegare ai nostri pronipoti tutto questo. O ancora, come spiegheremo a chi verrà dopo di noi che il concetto di equità sociale di questi anni è stato declinato in modo, per utilizzare un eufemismo, poco efficace, se è vero che il 42,4% delle barche di lusso, il 31,7% delle automobili oltre i 185 cavalli e il 25% degli aerei da diporto risultano intestati a contribuenti che dichiarano meno di 20 mila euro l'anno e che i proprietari dei negozi di abbigliamento dichiarano al fisco un terzo di quanto dichiarano i maestri di scuola elementare? Forse solo con la nostra grande ignoranza di popolo; quella ignoranza che non ti fa comprendere gli avvenimenti, che ti fa bruciare tutto e subito per incapacità di pianificare vantaggi a media/lunga scadenza; quella ignoranza che ti fa leggere soltanto i titoli dei giornali senza approfondire, o che ti fa privilegiare il politico che anziché proposte lungimiranti e credibili avanza promesse immediate che odorano di falso lontano un miglio. Dopo un anno così e queste premesse, cosa ci aspetta dietro l’angolo? La risposta sembra scontata ma vogliamo chiudere queste note con un moto di ottimismo. Il 2012 sarà migliore e forse piano piano, dopo questo brusco risveglio a calci in faccia, ci cominceremo a rendere conto che si deve lavorare, duramente e seriamente, per dare una speranza a chi verrà dopo di noi. Dovremo cominciare a premiare chi lavora bene, chi merita, chi è serio ed onesto; non ci dovremo più far affascinare dai populisti demagoghi, da chi promette posti di lavoro pochi giorni prima delle elezioni, da chi racconta balle. Nonostante tutto siamo un popolo capace, molto individualista ma capace. Forse la “botta” in questo terribile 2011 è stata forte e forse questo governo Monti, con tutte le sue imperfezioni e i condizionamenti forti che la politica con la “p” minuscola ancora pretende di imporre, è il nostro atto di penitenza che, ricordiamo, nel cristianesimo è un processo di conversione a Dio attraverso il riconoscimento del peccato e il proposito di una vita santa…
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immagine tratta da multimedia.quotidiano |
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