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  aprile 2011                                          
                                           
 

Il coraggio di crederci

di Alessandro Turchi

Troppo spesso, in questi tristissimi anni, ci lasciamo abbattere da un senso di impotenza cosmico, dalla sensazione di non poter, con il nostro comportamento quotidiano e con le nostre azioni, modificare neanche in misura infinitesimale ciò che ci circonda. A volte è anche così, lasciatecelo dire; tutti abbiamo l’impressione di non poter niente di fronte a fenomeni totalizzanti, come la globalizzazione e l’impoverimento conseguente delle nazioni che non sanno pianificare il proprio futuro, di fronte all’inquinamento, alle catastrofi nucleari, agli tsunami, alla scarsità di riserve idriche, alla povertà, alla fame del terzo mondo.

Sembrano talmente grandi, certi problemi, che ci chiudiamo nel nostro piccolo mondo, pensiamo solo ai nostri piccoli problemi, non osiamo neanche sollevare lo sguardo da ciò che ci circonda a strettissima distanza da noi. Se l’umanità fosse sempre stata così non avremmo avuto i progressi di questi secoli, possibili solo perché enormi masse di persone hanno creduto in grandi religioni, in grandi ideali e, di conseguenza, in grandi obiettivi. Che facevano dimenticare le miserie quotidiane e i problemi individuali di tutti i giorni per sollevare lo sguardo verso orizzonti decisamente più lontani e nobili.

Dovremmo ritrovare questa capacità. Non attendendo qualche messia o qualche nuovo credo o qualche religione innovativa; no, dovremmo ritrovare la capacità di credere che le nostre azioni, se collettive, sono capaci di modificare il corso degli eventi e della storia. E per fare questo bisogna cominciare a credere, non alle parole, ma ai fatti. Non alla delega, ma alla partecipazione personale. Non all’attesa defilata, ma allo schierarsi in modo netto e deciso. In parole povere dobbiamo tornare a credere, abbandonando definitivamente quella sorta di stato comatoso che sembra pervadere la nostra società.

E’ il momento di tornare a schierarsi, di fare proselitismo, di cercare amici che la pensino come noi e di muoverci tutti assieme, sul terreno delle singole battaglie.  Prima fra tutte quella per una vita che tenga in maggior conto l'equità sociale, permettendo una vita dignitosa anche a chi non ha i mezzi e permettendo a tutta una generazione dimenticata, quella dei nostri giovani, di accedere ad un momento di occupazione che possa garantire loro un futuro accettabile. Ma poi anche battaglie essenziali come quella ambientalista contro il nucleare, vero e proprio tentativo di strage di massa (in Europa sono presenti circa 150 centrali nucleari come quella di Fukushima…). Noi crediamo che queste siano battaglie decisive per il futuro del nostro vivere e che meritino un’uscita dal torpore. Meritino che noi ci si creda!